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Trapani – di Rino Giacalone – Una città senza rischio alluvioni. L’Autorità di Bacino considerava Trapani al sicuro, al riparo da allagamenti. Direte, il giornalista ci sta prendendo in giro! Niente affatto. E’ proprio così. Mentre tra il 1958 e il 2022 la città finiva sott’acqua, e in due eventi, nel 1965 e nel 1976 ci sono stati 34 morti, per non dire della ingente conta dei danni, l’autorità che doveva vigilare quasi quasi non sapeva nulla. Trapani sulle planimetrie regionali dove sono indicate le aree di rischio risultava “zona bianca”, che tradotto significa su quel territorio non ci sono vincoli e si può far tutto quello che si vuole. La realtà è ovviamente opposta e diversa, Trapani può allagarsi in ogni momento e se questo nelle ultime forti ondate di maltempo non è accaduto è stato dovuto al vento che ha accompagnato le burrasche. Ma dobbiamo considerare l’evento calamitoso dietro la porta.
Nessun uccello di malaugurio, però l’incontro con la stampa, enti e professionisti, organizzato ieri dal sindaco Tranchida nell’aula Sodano è questo quello che ha raccontato all’uditorio. E’ stato presentato “il progetto per la difesa idraulica della città e l’adeguamento del sistema fognario” e chiare sono state le parole di chi lo ha redatto dopo un triennio di studi, l’ing. Simone Venturini della società Technital di Verona, apposta incaricato dall’amministrazione. Un incarico da 200 mila euro che li vale tutti. Un progetto che mette sul tavolo interventi per circa 60 milioni di euro. E non si tratta di cose irrealizzabili. Intanto i soldi ci sono, e lo ha detto l’ing. Sergio Tumminello, commissario di Governo contro il rischio idrogeologico nella Regione Siciliana. In Sicilia è di questi giorni palese che a far danno non sono i cicloni da soli, ma a loro si accompagnano gli abusi che da un secolo all’altro hanno maltrattato questa terra.
“Dopo 70 anni dalla prima disastrosa alluvione – dice il sindaco Giacomo Tranchida – per la prima volta abbiamo definito ipotesi concrete per difendere la città”. Si dirà, ma perchè la storia delle alluvioni comincia dal 1958 e non da prima? “Perchè nel dopoguerra – spiega l’ing. Venturini, uno dei maggiori esperti idraulici italiani, che ha tirato fuori dagli archivi e non solo comunali carte e planimetrie – questa città ha visto finire distrutti, deviati, tutta una serie di canali che raccoglievano le acque che venivano giù da Erice e le convogliavano verso il mare, verso quelle saline, in parte quelle aree che hanno visto lo sviluppo urbanistico della città”. Ed ecco una mappa, è dell’800, la città, allora concentrata sulla sua falce, aveva precise difese che la proteggevano. Significa che lo sviluppo non si poteva avere? “No, si poteva avere, ma non disordinato e a disarcionare le protezioni come invece è stato”.
Tranchida non pronuncia la parola, ma la fa intendere. Trapani è stata vittima, come Palermo e altre città dell’isola, di un “sacco edilizio”, che ha arricchito latifondisti e imprese e devastato l’urbanistica.
Insomma, le alluvioni a Trapani non sono state provocate da inerzie ordinarie, come la pulizia dei tombini, intoppi nelle condutture, ma da una violenza speculativa subita nel tempo dal territorio, si è costruito laddove non lo si poteva fare, o almeno si poteva costruire ma in altra maniera. Negli anni della cementificazione sfrenata, in un ventennio, a partire dagli anni ’60, l’assenza di un segnale di pericolo ha evitato l’esistenza di prescrizioni e vincoli. Si costruiva mentre a più riprese la città finiva allagata. Tutta colpa dei temporali, oggi si parla di bombe d’acqua e poi la responsabilità da attribuire sempre all’assenza di manutenzione ordinaria di tombini e caditoie.“Non siamo di fronte a un problema di tombini otturati sottolinea in conferenza stampa il sindaco Giacomo Tranchida – Quando piove a Trapani, oggi l’acqua non ha vie di deflusso adeguate. Il nostro sistema urbano non è più in grado di assorbire nulla”.
Tra le carte la storia del famoso “canale Scalabrino”. “Quando ho chiesto – ha svelato il dirigente dell’ufficio tecnico di Palazzo D’Alì, ing. Orazio Amenta – mi dissero che nemmeno esisteva. Per poi scoprire addirittura che invece al canale Scalabrino la toponomastica aveva addirittura dedicato una via, quasi fosse un eccellente trapanese da ricordare. Gli studi dell’ing. Venturini fanno scoprire che l’area del canale Scalabrino è stata oggetto di speculazione edilizia, sino al punto da essere tombato. Stesso destino di altri canali, quelli prossimi alla via Libica. Sepolta dal cemento l’ex salina Modica, area intervento edilizio “Cinque Torri”. Tra le carte, le lettere di sindaci che un giorno chiedono il rispetto di un vincolo, e l’indomani se ne dimenticano, di commissioni edilizie che un giorno bocciano un progetto, per approvarlo l’indomani, Consigli comunali plaudenti che hanno approvato diverse lottizzazioni, dopo una disastrosa alluvione si disse che bastava costruire un canale di gronda a Erice per raccogliere e convogliare a mare l’acqua, ma quando piove ancora oggi da quel canale non passa nemmeno un litro d’acqua piovana, che invece da Erice arriva sulla via Manzoni per scorrere senza freni fino alla via Fardella.
Opere da farsi. Erice sta concorrendo ad una misura per aver finanziato un canale di gronda che prenda le acque sopra la zona dell’Argeneria. Trapani? “Deve mettersi a correre per mettere mano al sistema fognario che attraversa il rione Sant’Alberto” spiega Venturini. Il progetto prevede anche canali a cielo aperto in viale Regione Siciliana, nell’area di via Virgilio, il migliorare l’ex salina Collegio (tra via Virgilio e Via Libica) come centro di raccolta delle acque, creazione di canali sotto la via Fardella.
“Il problema – aggiunge il sindaco – non è l’acqua che cade dal cielo, ma l’acqua che dentro il sistema fognario non può scorrere e quindi saltano le condotte, saltano i tombini, e le strade si allagano”. E’ lì che bisogna intervenire.
“Immaginate che in occasione delle alluvioni – sottolinea Amenta – è come se nel nostro sottosuolo si sia riversata una quantità di acqua la cui portata è stata quella pari al fiume Adige”. Progetti che costano, i finanziamenti ci sono. Lo dice lo stesso Venturini, le maggiori risorse sono disponibili presso il ministero dell’Ambiente. Sono opere che rientrano nelle programmazioni regionali e nazionali. Il cronoprogramma è quadriennale. Trapani è a rischio idraulico, nessuno da ieri può dire di non sapere nulla, “non è questione di tombini” conclude Amenta. “Parlare di vincoli non deve far paura a nessuno, deve far paura solo a chi pensa di speculare, prevenire è meglio che curare”.
“Certo – conclude a sua volta il primo cittadino – le logiche speculative e gli interessi privati non ci trovano consenzienti, raccontiamo quello che è accaduto nel passato per avvertire rispetto a quello che ne oggi ne domani dovrà più accadere. Mettere vincoli non significa ingessare un territorio, ma governarlo, nell’interesse della collettività”.