Cronaca
Erice – di Rino Giacalone – La via è quella che si percorre per arrivare ai tornanti che portano ad Erice. Qui, la via Sant’Anna, si affacciano antiche ville, abitazioni della nobiltà di un tempo, in una di queste abita l’ex primario ospedaliero Francesco Burrafato, 84 anni compiuti a febbraio. Ieri la strada è stata invasa dai Carabinieri del Ros, andati a bussare a casa dell’ex camice bianco. Un ordine di perquisizione disposto dalla Procura antimafia di Palermo, dai pm Brucoli e Padova, Burrafato, che ha chiuso la sua carriera più di una decina di anni addietro, è indagato per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Tradotto, è lui per i magistrati un altro dei tasselli risultati utili alla latitanza trentennale del boss Matteo Messina Denaro.
Sullo scenario del blitz la notizia che è caduta un’altra maschera, i magistrati coordinati dal procuratore Maurizio De Lucia hanno identificato in Francesco Burrafato il “parmigiano” delle lettere del boss ai suoi familiari. Il “parmigiano” di solito finisce grattugiato, e Burrafato finiva, senza opporsi, e in silenzio, sulla grattugia mafiosa per consegnare soldi al capo mafia. In una lettera a “Fragolone”, alias di Rosalia Messina Denaro, il boss dal suo covo di Campobello di Mazara, nel 2022 dava istruzioni alla sorella per farsi dare da “parmigiano” un “prestito” di 40 mila euro in tranche da 5 mila euro. Soldi che, secondo le indicazioni di Matteo Messina Denaro, doveva andare a prendere “fragolina”, la figlia di Rosalia, l’avvocata Lorenza Guttadauro che dello zio fu suo difensore all’indomani dell’arresto, era il 16 gennaio 2023, nella clinica palermitana “La Maddalena”.
Un episodio riassunto dal Ros dei Carabinieri, in una informativa del 17 maggio scorso. Ieri durante la perquisizione della sua abitazione di Erice, gli hanno trovato un’arma corta con matricola abrasa: è stato arrestato, il gip di Trapani lo ha posto ai domiciliari. Mentre i Carabinieri proseguivano la perquisizione nella casa di via Sant’Anna, dove hanno anche portato un escavatore per cercare se qualcosa fosse stato nascosto nel giardino dell’abitazione, ma anche in altre sue proprietà nel Belìce. L’ordine dei pm è stato quello di cercare nelle sue proprietà e di sequestrare dispositivi informatici, computer, tablet e telefoni nel suo possesso. Intenzione dei pm è fare discovery informatica completa. Una copia informatica di tutto, tra i file forse altri segreti mantenuti tali dal medico.
Il nome di Burrafato non è del tutto nuovo nelle indagini sulla latitanza di Matteo Messina Denaro, la Squadra Mobile di Trapani già a metà anni ’90 lo aveva indicato in alcune sue informative alla Dda. I rapporti tra Burrafato, medico prima e dirigente sanitario dopo all’ospedale di Castelvetrano, e la famiglia Messina Denaro, risultano per così dire “certificati”: un rapporto stretto tra lui e Filippo Guttadauro del quale fu compare alle nozze con Rosalia Messina Denaro. La Squadra Mobile nel 1998 perse le sue tracce a ridosso del ritrovamento del corpo, già vestito per la sepoltura, di don Ciccio Messina Denaro, morto per cause naturali, rinvenuto disteso dinanzi al cancello di un’azienda olearia, nelle campagne dalle parti di via Bresciana a Castelvetrano, a poca distanza dal luogo dove era stato ucciso nell’agosto 1980 l’allora sindaco Vito Lipari. I poliziotti annotarono che un paio di giorni prima Burrafato aveva fatto perdere le sue tracce tra Agrigento e Sciacca. Comparirà a Castelvetrano per assistere come consulente di parte, nominato dai Messina Denaro, all’autopsia del “padrino”. Nel 2018 fu tra i destinatari di un maxi ordine di perquisizione, allora, come oggi, gli furono sequestrati tutti gli apparati informatici in suo possesso. Poi ci sono anche le rivelazioni del pentito Angelo Siino. Mai è finito sotto processo, né ha trovato intoppi la sua progressione di carriera nella sanità pubblica. Dentro la quale il boss è provato che aveva giusti agganci, malattia a parte.
L’azione odierna della Procura antimafia di Palermo e dei Ros conferma che si va alzando il livello di ricerca e individuazione delle complicità servite a Matteo Messina Denaro per la sua trentennale latitanza. Dalla fase degli “amici” di merenda di Campobello, delle donne, complici e amanti, del giro familiare , gli investigatori sono passati ad altro, al piano superiore, svelando “tugurio”, che li ha portati a perquisire le proprietà della defunta avvocata Antonella Moceri di Castelvetrano, e adesso “parmigiano”, nomignolo del medico Burrafato. Molti alias sono stati svelati, altri ne restano, come “Stazzunara” e “Grezzo”, “Pancione”, “Bagnino”, tra questi, si dice, che si celerebbe un politico