Cronaca
Castelvetrano – di Rino Giacalone – E’ l’imprenditore Claudio Genco, 41 anni, in passato, nel 2015, presidente dell’Agia – associazione giovani imprenditori agricoli –, presentato all’epoca come una sorta di enfant prodige del mercato oleario, l’indagato principale della maxi confisca da 2 milioni e mezzo di euro eseguita dalla Guardia di Finanza. Indagine coordinata dalla procura di Marsala e che ha trovato accoglimento presso il gip del Tribunale. Con Genco, protagonista assoluto, destinatario della confisca, sono indagati per bancarotta fraudolenta la madre, Mariangela Ferracane 67 anni, anche l’avellinese Giuseppe Della Polla, 71 anni, residente a Santa Ninfa come Caterina Profera, 58 anni.
E’ una delle più rilevanti indagini su bancarotta degli ultimi anni. Il quadro emerso è ricco di particolari. E’ venuto fuori uno scenario che ha posto in crisi una parte del mercato dell’olio e delle olive del Belìce, quello tra i più redditizi della Valle. Genco avrebbe creato una serie di società che facevano da schermo, canali di denaro che coinvolgevano anche società all’estero. Una inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Lisella, e che ha visto il gip, giudice Matteo Giacalone, firmare il decreto di sequestro preventivo, e che può essere così riassunta: una impresa, tra quelle maggiormente presenti nell’ambito del mercato oleario, che di colpa si svuota, che passa da un fatturato di oltre 5 milioni di euro del 2023 a un deficit di 1,8 milioni nel 2024, diventando economicamente stracotta in meno di dodici mesi, con associati, fornitori, erario, che si sono ritrovati in mano nemmeno un paio di olive, sostanzialmente più nulla.
Il sequestro ha riguardato quote di due società, Servizi Agricoli Siciliani srl e Le Contrade srl, totalmente dissipate in maniera organizzata, crediti e somme di denaro (1 milione 400 mila euro) rinvenute sui conti correnti di Claudio Genco.
Lavoro certosino quello condotto dai finanzieri del comando provinciale che attraverso la disamina delle movimentazioni bancarie e della documentazione acquisita, hanno ricostruito il progressivo e significativo deterioramento della posizione patrimoniale dell’impresa. Anche durante l’apertura della procedura di liquidazione dinanzi al Tribunale, Genco avrebbe compiuto plurime operazioni fraudolente, pure attraverso società estere come la Cilcca (Estelar Trading Incorporated) controllata dall’imprenditore Della Polla, o ancora la Complejo Industrial Licorero, per tentare di nascondere i canali usati per dirottare le ingenti risorse.
La procura, recependo le informative delle fiamme gialle, riterrebbe la possibile esistenza di una strategia preordinata almeno dal 2022: l’impresa di Genco nasce nel 2012, nel 2022 registra un fatturato di 550 mila euro, poi il balzo l’anno appresso superiore ai 5 milioni e infine il salto all’indietro nel milionario dato negativo.
Tra le vicende intercettate dalla Finanza, una vera e propria truffa ai danni di un imprenditore oleario, che ha pagato una maxi fornitura senza ricevere i quantitativi acquistati e pagati. Tra le mani dell’imprenditore truffato anche un assegno da 1 milione e 200 mila euro, frutto di un accordo transattivo, che però non ha mai potuto incassare…per mancanza di fondi, frattanto però Genco svuotava i conti e si liberava delle proprietà, così da impedire qualsivoglia pignoramento. La Finanza è riuscita a tracciare flussi di denaro, che sono finiti sui conti correnti di familiari di Genco, la moglie e la nonna. Nelle carte viene descritto come un vero e proprio genio del raggiro.