Cronaca
Trapani – di Rino Giacalone – Udienza animata quella di ieri del processo scaturito dall’indagine dei Carabinieri denominata “Artemisia bis”. Si tratta dell’inchiesta che per la Procura fece venire fuori un modus operandi, fuori dalle regole, seguito dalle commissioni insediate presso l’Inps, incaricate del riconoscimento di invalidità civili e legge 104. Sono 28 gli imputati, tutti medici, accusati di clamorosi falsi. Ossia avere sottoscritto verbali senza avere partecipato alle relative visite ambulatoriali. I carabinieri attraverso intercettazioni, video oltre che ambientali, accertarono 162 falsi. La collegialità della commissione indicata sul verbale nei fatti non sarebbe esistita. Le difese hanno sempre sostenuto che si trattava solo di prassi consolidata.
Quello che è cominciato ieri con il ritorno sul banco dei testi di uno degli investigatori, il luogotenente dell’arma Luca Tofanicchio, dovrebbe essere l’ultimo atto di un processo che va avanti quasi da cinque anni. Il giudice monocratico Chiara Badalucco nell’ultima udienza ha chiesto al sottufficiale un’attività integrativa di indagine, mettendo in relazione per ogni verbale le effettive presenze nelle sale di visita come estratte dalle intercettazioni video. Una sorta di Grande Fratello dove però ovviamente i filmati non sapevano di essere visti. Tofanicchio ha fatto un collage di quanto risultava negli atti Inps, i singoli verbali con gli orari di apertura e chiusura, messi in relazione con le visite video riprese e poi calato i nomi dei protagonisti citando le informative. Tra gli episodi emersi quelli di medici che sebbene dati come presenti, si allontanavano dalla sede Inps da uscite secondarie, o passeggiava nel corridoi parlando al telefono, o ancora veniva visto in altri uffici dell’Inps.
L’opposizione sollevata dall’avvocato Giorgio Bisagna ha indotto la giudice a rinviare la prosecuzione dell’audizione per chiedere al luogotenente di depositare in cancelleria gli appunti autorizzato a utilizzare, così da consentire alle difese di seguire “carte alla mano” la sua testimonianza.