Cronaca
Trapani – Nicolò Giacalone era un giovane operaio morto a Custonaci, il 20 luglio del 2022, a causa del ribaltamento della gru che stava guidando per conto dell’azienda di marmo dove lavorava. Nicolò che quella gru non doveva condurre, si stava dirigendo verso la via Ragusa quella mattina. Morì in seguito al ribaltamento del mezzo sopra il quale si trovava, che ha divelto il guard rail ed è finito sotto la carreggiata. Quel volo di circa tre metri non gli ha dato scampo. Intrappolato nell’abitacolo, ridotto ad un ammasso di ferraglia, quando sono scattati i soccorsi per lui ormai non c’era più niente da fare.
Aveva 33 anni Nicolò ed Erika sposata pochi mesi prima. La mamma di Nicolò, la signora Donatella Di Pietra ripete: “quell’anno abbiamo partecipato ad un matrimonio e ad un funerale”. La tragedia, avvenuta sette mesi dopo il suo matrimonio, ha lasciato un vuoto immenso nella sua famiglia. A ricordalo ancora oggi sono le immagini del matrimonio, le foto del viaggio di nozze negli Emirati Arabi, il mare e il deserto e il grande amore verso i suoi cari.
Sabato 25 luglio alle 9,30, in via Osorio 24, a Trapani, presso la sede Sipg, si terrà un momento di raccoglimento per non dimenticare Nicolò. Sarà l’occasione per ricordare nel giorno del suo compleanno Nicolo’ e dare voce alla responsabilità collettiva sul valore della vita. L’incontro sarà una occasione per condividere una riflessione sul valore della vita, della sicurezza sul lavoro, e della responsabilità collettiva. “Nella convinzione che la memoria – scrivono gli organizzatori – possa diventare, impegno, attenzione e consapevolezza”.
Per questo incidente mortale sul lavoro, il titolare dell’azienda della Sud Marmi Vito Pellegrino ha patteggiato una condanna a 20 mesi di reclusione per omicidio colposo, legato alla violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. La stessa accusa è stata mossa a Vincenzo Miceli, responsabile di cantiere della Sud Marmi, condannato a 16 mesi. Per entrambi, il gup Samuele Corso ha disposto la sospensione della pena.
Dalle indagini condotte dai Carabinieri emerse che Giacalone stava utilizzando il mezzo per eseguire lavori presso l’abitazione di Pellegrino ma non possedeva le abilitazioni necessarie per manovrarlo e l’autogru non era autorizzata a uscire dall’area aziendale.
La mamma di Nicolò, Donatella Di Pietra ancora oggi non riesce a dimenticare quel figlio che aveva visto appena tre giorni prima a casa sua. Un giovane altruista, instancabile e dedito al lavoro, affrontava mansioni pericolose nonostante le sue condizioni di salute. Operato in passato per una cisti cerebrale, non avrebbe dovuto svolgere lavori in altezza o subire traumi alla testa, ma per senso del dovere non si sottraeva mai. La madre nella sua pagina social ricorda ogni giorno i momenti difficili legati alla sua attività lavorativa, che lo esponeva a rischi e materiali nocivi.