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    Favignana, troppe concessioni, “l’isola è in pericolo”
    Denuncia del comitato civico "per lo Stornello"
    Rino Giacalone31 Marzo 2026 - Attualità
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    Favignana – di Rino Giacalone – L’isola pesantemente attaccata per una programmata, da parte di diversi privati, proliferazione urbanistica favorita dall’assenza di efficaci strumenti urbanistici. Un vero e proprio assalto alle coste rimaste incontaminate. La denuncia arriva dal “comitato per lo stornello”, un movimento civico che raccoglie numerose adesioni e che ieri è tornato a scrivere al sindaco Pagoto, e anche ad assessori e consiglieri comunali.  La richiesta formulata è quella dell’adozione da parte dell’amministrazione e del consesso civico delle Egadi di una “moratoria temporanea sulle concessioni edilizie e concessioni demaniali marittime nel territorio comunale delle isole Egadi, nelle more dell’adozione del Piano Urbanistico Generale (PUG) e dell’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM). Tale misura – sottolineano i firmatari –  si ritiene necessaria, urgente e imprescindibile al fine di garantire una pianificazione urbana coerente e sostenibile, evitando interventi edilizi non conformi o potenzialmente in contrasto con le nuove disposizioni urbanistiche in fase di definizione”.

     

    Il tema è garantire uno sviluppo edilizio che rispetti criteri di qualità, funzionalità e compatibilità ambientale. L’Amministrazione comunale è stata quindi invitata a rivalutare in autotutela tutte le concessioni demaniali fin qui rilasciate, pare oltre 500, “ai fini della verifica della loro legittimità stante la sistematica assenza del parere dell’Area marina protetta, condizione questa che potrebbe inficiare la legittimità delle autorizzazioni stesse”.

    L’ambiente delle Egadi secondo quanto riferito dettagliatamente dal comitato civico pare essere davvero in pericolo. In itinere sono centinaia le concessioni per la realizzazione di strutture ricettive. Aree oggi che denotano una precisa caratteristica ambientale, sarebbero oggetto di concessioni demaniali, come Cala Rotonda, Pirreca, Torretta, Punta Marsala, contrada Costiera di Mezzogiorno. Tutto questo nonostante l’intero territorio dell’arcipelago sia sottoposto a regimi di tutela rigorosi. I vincoli ci sono, come quelli imposti da Rete Natura 2000 e le prescrizioni del Piano Paesaggistico Regionale, ma i divieti vengono superati.

    “Si sta consolidando la prassi di concludere positivamente le Conferenze di Servizi semplificate tramite il meccanismo del silenzio-assenso – spiegano i componenti del comitato – a causa dell’inerzia della Soprintendenza ai Beni Culturali, dell’Asp di Trapani e dell’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente (al quale è stata inviata la nota ndr), che omettono di produrre pareri espliciti”. Il comitato chiama in causa anche l’Area Marina Protetta, “si è rilevata  la sistematica assenza nelle autorizzazioni rilasciate, stante che la concessione di beni demaniali in zone tutelate è subordinata al nulla osta o parere dell’ente gestore. L’AMP deve valutare la compatibilità dell’attività richiesta (turistico-ricreativa, sportiva, ecc.) con le finalità di protezione ambientale dell’area con un parere vincolante per l’autorità competente al rilascio della concessione (Comuni, Autorità di Sistema Portuale o Regione), pena l’illegittimità della concessione stessa”.

    Spesso si tratta di strutture presentate come stagionali, cosa che permette di superare alcuni ostacoli, ma si tratta di modi furbeschi per ottenere i nulla osta: “Guardando con attenzione si può cogliere come per prassi mantengono le opere anche nel periodo invernale, trasformando così strutture teoricamente precarie in manufatti permanenti, la cui stabilità impedisce il naturale ripristino dei luoghi alterando definitivamente il paesaggio, l’habitat e sottraendo il litorale alla fruizione collettiva nella sua integrità per l’intero anno”.

    Interventi edilizi pericolosi per l’ambiente: mancano reti fognarie e idriche pubbliche, e quindi le strutture devono fare ricorso a serbatoi idrici e fosse settiche tipo Imhoff (obbligatoriamente fuori terra) “rappresentando inoltre un pericolo sanitario costante, aggravato dal fatto che alcune aree sono oggettivamente difficilmente raggiungibili dai mezzi di spurgo. Per l’approvigionamento idrico è consueto lo scavo di pozzi privati, per l’attingimento alle vene d’acqua sotterranee, soggetta a rigide normative sanitarie spesso eluse in fase esecutiva, che rappresenta sia un problema sanitario sia un aggravio della già cronica scarsità idrica nelle isole”.

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