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    Domani a Palermo l’autopsia di Stefano Palumbo morto schiacciato da una vendemmiatrice. Rimane in coma il ferito
    Laura Spanò11 Settembre 2026 - Cronaca
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    Alcamo – Sarà eseguita domani mattina presso l’Istituto di medicina legale del policlinico di Palermo l’autopsia sul corpo di Stefano Palumbo, l’agricoltore di 67 anni di Alcamo deceduto nel tragico incidente sul lavoro avvenuto nelle campagne tra Alcamo e Palermo domenica 6 settembre.

    L’esame medico-legale serve a stabilire l’esatta causa della morte e la natura delle lesioni provocate dalle lame del macchinario. Una volta eseguita l’autopsia il corpo verà riconsegnato alla famiglia per i funerali.

    Le indagini in corso – I Carabinieri e i tecnici dello Spresal dell’Asp hanno posto la vendemmiatrice sotto sequestro per effettuare verifiche tecniche sul funzionamento. I carabinieri hanno completato le ispezioni in contrada Quaranta Salme, luogo dell’incidente ed hanno sentito un terzo bracciante il quale avrebbe dichiarato di non avere assistito all’incidente in quanto si trovava molto lontano. Non ci sono quindi testimoni che avrebbero potuto riferire con esattezza quanto accaduto. Stefano Palumbo aveva una lunga e ultradecennale esperienza. La macchina vendemmiatrice  sarà esaminata da esperti per cercare di stabilire con esattezza la dinamica. La raccolta dell’uva era in corso su un terreno di proprietà di Massimo Lauria, componente di una tra le più note famiglie alcamesi.

    Il ferito – Nell’incidente è rimasto gravemente ferito l’imprenditore agricolo Massimo Lauria (57 anni), titolare del terreno. L’uomo si è lanciato nel tentativo disperato di liberare Palumbo dalle lame ed è attualmente ricoverato in coma farmacologico all’ospedale Civico di Palermo.

    «Dietro ogni episodio come questo, ci sono famiglie distrutte, affetti spezzati e comunità che si ritrovano improvvisamente più povere» dice il sindaco Domenico Surdi e poi continua: «La tutela della salute e della sicurezza nei contesti lavorativi non può essere un semplice adempimento burocratico, ma deve essere un dovere etico e sociale imprescindibile».

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