Politica
Trapani – di Rino Giacalone – In politica , ovunque, si è sempre sostenuto che mai anteporre laforza dei numeri a quella della ragione. L’ultima volta che si è fatto così a Giorgia Meloni e Carlo Nordio è finita tanto male di aver perso il referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario.
A Palazzo Cavarretta ieri l’opposizione, figlia di Meloni, Nordio e di altri, lasciando perdere i precedenti, ha imposto i suoi numeri, complice un presidente del Consiglio, Alberto Mazzeo, che non ha fatto nulla per evitare di perdere il ruolo di garanzia. È sembrato essere uno di quei cattivi professori che a fine anno devono perseguire ciò che hanno già deciso al primo giorno di scuola bocciare gli studenti che gli stanno sui…cabbassisi, direbbe il buon dottore Pasquano.
L’opposizione ieri ha dato la prima spinta per ribaltare l’esito elettorale del 2023, mostrando di avere i voti per “cacciare” fuori dall’aula consiglieri comunali legittimamente eletti. Manca la parola finale del Consiglio comunale, ma l’anticipazione di ciò che accadrà è venuto fuori dalla conferenza dei capigruppo di ieri (durata quattro ore) che nei fatti è stata una riunione ufficiosa del massimo consesso civico, per la presenza di tutti i consiglieri, tanto che la riunione si è tenuta nell’aula consiliare. Pure video registrata.
Degli otto consiglieri proposti per la decadenza, cinque, tutti della maggioranza, dovranno fare i conti con l’aula, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco, Marzia Patti, Vincenzo Guaiana. Una richiesta di decadenza è andata in archivio, riguarda Toto Braschi, per altri due consiglieri non verrà avanzata proposta di decadenza, Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera. Guarda caso sono frattanto passati con l’opposizione, quest’ultima non più tardi di qualche giorno fa.
Si apre ufficialmente una seria crisi istituzionale, destinata a finire su altri tavoli. Anche giudiziari. “L’opposizione – dicono dalla maggioranza – ha calcato la mano forzando le regole Statutarie e le norme previste dalla legge regionale, con la forza dei numeri, e non della ragione”. “Si tratta di far rispettare lo Statuto” replicano dai banchi opposti.
Le proposte di decadenza (avanzate da un cittadino elettore, ma la spinta ha altri mandanti, e dentro e fuori dall’aula si è spesso ripetuto il nome del patron Valerio Antonini) sono legate alle tre oramai famose assenze dalle sedute straordinarie del 22 e 23 ottobre, e da quella ordinaria finita calendarizzata il 23 ottobre. Consiglio straordinario sulla querelle Amministrazione contro Antonini per l’uso del Pala Daidone. La maggioranza, che allora comprendeva pure il gruppo centrista di “Trapani Tua”, quindi Mazzeo e Carpinteri, ma anche Claudia La Barbera di “Trapani al centro”, con un documento politico motivò l’assenza non riconoscendo alcun titolo all’aula per discutere della rovente contrapposizione. L’opposizione ha deciso di non ritenere adeguata la giustificazione delle assenze. Parere opposto quello fornito dal segretario generale di Palazzo D’Alì, Giovanni Panepinto, apposta interpellato dal presidente Mazzeo che ha chiesto lumi anche al Dipartimento Autonomie Locali. Da Palermo hanno risposto sostenendo che l’unica titolarità a dar parere è del vertice apicale del Comune, quindi il segretario generale, e comunque nella lettera, come ripasso delle norme, si è ricordato che a decidere sulle decadenze è il Consiglio comunale e che la norma non può essere usata come lotta politica. Il risultato di ieri è stato l’inverso.
Adesso Mazzeo dovrà convocare l’aula con all’ordine del giorno le proposte deliberative per la decadenze di cinque consiglieri.
La riunione di ieri è un concreto anticipo di ciò che accadrà, ma non sono escluse sorprese.
Non è una convocazione imminente. La strategia è quella di attendere il ritorno in aula dell’ex presidente Annalisa Bianco, andra’ presto a scadere la sospensione per la condanna per corruzione e subita nell’ambito di una indagine sull’Asp di Trapani. Ha già fatto sapere che sarà dell’opposizione anche lei come i suoi vecchi compagni di partito, Mazzeo e Carpjnteri, e quindi costituirà il 13° voto per legittimare le decadenze. Gia perché l’esito della riunione di ieri ha questo vizio, in conferenza dei capigruppo i voti a favore delle cinque decadenze sono stati 12. Pure Mazzeo ha votato, e lo ha fatto rivestendo anche i panni di capo gruppo consiliare, caparbietà e sfida, in campo. Poi bisognerà attendere che l’ufficio scriva le proposte deliberative che avranno il parere contrario del segretario genera,e, parere non vincolante ma che Panepjnto scriverà certamente bene, o meglio male per chi voterà a favore, non trovare Ava,lo del vertice apicale non è buona a cosa, rispetto agli scenari giudiziari che si apriranno.
C’è tanto da raccontare rispetto alla riunione di ieri di giustificazioni che va bene per alcuni e per altri no, di consiglieri privi di pec che potevano mandare pure un piccione viaggiatore per giustificare l’assenza ma perché appartenenti all’opposizione sono stati graziati, di rimproveri fatti dal presidente che sono sembrati eterodiretti. Intanto Braschi (gruppo Rigenerazioni-Oltre) parla di “abusi di potere, di lesione dei principi della legalità, di trasparenza, etica e morale calpestati”.
L’opposizione invece già brinda.