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    “Battute e strizzata d’occhio”
    Mafia, processo “Scialandro”: l’investigatore della Dia risponde ai difensori
    Rino Giacalone19 Dicembre 2025 - Cronaca
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    Trapani – di Rino Giacalone – Ancora una lunga udienza ieri del processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Scialandro”. A testimoniare davanti al collegio del Tribunale presieduto dalla giudice Carrara, è stato ancora l’investigatore della Dia Roberto Sanclemente. Ieri ha risposto alle domande dei legali della difesa, avvocati De Luca, Fiorello, Alagna, Sammartano e Rando.

    L’investigatore della Dia ha risposto alle domande che hanno riguardato le posizioni degli imputati Gaetano Gigante, Pietro Armando Bonanno, Giuseppe Maranzano e Francesco Todaro. Unico comune denominatore delle domande dei difensori la richiesta di riscontro rispetto alla circolarità nei rapporti che ci sarebbero stati all’interno di quella che per la Procura di Palermo sarebbe stata nel più recente periodo la cupola mafiosa che avrebbe governato un territorio compreso tra Trapani, Valderice e Custonaci.

    In particolare nel periodo in cui erano ancora liberi i contatti con i famigerati esponenti di Cosa nostra trapanese, Franco e Pietro Virga, la cui appartenenza mafiosa è conclamata da diverse sentenze, l’ultima quella scaturita da un’altra operazione antimafia denominata “Scrigno”. L’investigatore ha risposto che contatti diretti non ne sono stati trovati, ma le intercettazioni hanno tradito l’esistenza di collegamenti che in qualche maniera erano garantiti, “basta spesso – ha detto – uno scambio di battute e una strizzata d’occhio, risultano già sufficienti per intendersi. L’avvocato Rando si è parecchio soffermato con domande incalzanti sulla posizione di Francesco Todaro che dagli investigatori è ritenuto il capo mafia di Valderice.

    Per il legale si tratta di deduzioni non suffragate da elementi certi, peraltro da altre indagini risultava che addirittura nella congrega mafiosa se ne parlava male. “sparlarsi tra loro – ha risposto Sanclemente – è lo sport nazionale dei mafiosi”. Per l’avvocato Rando è cruciale il passaggio di una intercettazione che ha permesso di ascoltare due esponenti della mafia di Custonaci, Costa e Melito, mentre dicevano “a chissu s’ava a minacciari”.

    Proprio mentre si recavano nell’ovile di Todaro che li aspettava. “Non era di lui che parlavano – ha risposto l’investigatore della Dia – semmai si stavano rivolgendo a lui per minacciare una persona che non abbiamo identificato. Todaro poi è stato intercettato in carcere a parlare con la moglie: “a mia u core mi parlava” come a voler dire che si aspettava di essere arrestato, e dinanzi alla moglie che lo rimproverava, “era meglio che ti facevi i cazzi tuoi”, lui rispondeva dicendo che non poteva dire di no agli amici che chiedevano a lui aiuto.

    In apertura di udienza ha chiesto di poter intervenire dal carcere campano di Secondigliano dove è detenuto, l’imputato Gaetano Gigante. I ritardi della sanità sono per tutti. Gigante ha gravi problemi nella mobilità e da tempo ha chiesto una visita specialistica, ma nonostante le sollecitazioni e l’intervento dello stesso giudice presidente del Collegio, deve stare ancora in lista di attesa. La visita prevista per giugno 2026 è stata anticipata…quasi a modo di cortesia ad aprile 2026.

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