Attualità
Trapani – Abbiamo ricevuto una lunga nota da parte dell’avvocato Girolamo Fazio, che l’ha firmata quale ex sindaco della città.
“Ho letto in questi giorni, dopo gli allagamenti del 3 luglio scorso, una serie di comunicati, post, commenti con la solita sequela di accuse, contro accuse, difese, tentativi di scaricare responsabilità. Tutto secondo un copione ormai uguale a se stesso da alcuni anni a questa parte. Non varrebbe neanche la pena di intervenire, se non venisse chiamata in causa anche l’amministrazione che ho avuto l’onore di guidare, di cui ci si ricorda quando c’è da trovare colpevoli, per difendere se stessi, mentre viene ignorata e rimossa quando c’è da attribuirsi meriti.
Pertanto, ritengo corretto, per rispetto nei confronti dei cittadini e di chi con impegno e serietà ha lavorato assieme a me in quegli anni, ristabilire la verità dei fatti, perché è evidente che talune affermazioni siano determinate da scarsa conoscenza o da strumentalizzazione e/o vendette/antipatie personali e/o politiche. Non intendo entrare nel merito di polemiche di bassa lega, che non mi interessano e qualificano chi le fa per quello che è, ma mi soffermo solo su aspetti, anche tecnici, sollevati in questi giorni, sui quali, invece, è opportuno fare chiarezza, perché ho letto un coacervo di mezze verità e di autentiche stupidaggini.
Faccio una doverosa premessa: all’indomani dalla mia elezione a sindaco, arrivato a Palazzo D’Alì, la prima cosa che ho fatto è stata cercare di capire per provare a intervenire. E per capire è necessario conoscere la storia, carte alla mano. Così, ho approfondito, con l’aiuto degli uffici, tutta una serie di problematiche che affliggevano la città. Ciò perché ho sempre ritenuto che per intervenire bisogna prima conoscere e per dare risposte ai cittadini occorre una programmazione, una pianificazione, in sintesi un’idea della prospettiva che si intende dare al proprio territorio. Ulteriore premessa: il territorio paga le conseguenze di una urbanizzazione priva di criterio e di pianificazione, su cui è oggi complesso se non addirittura, impossibile intervenire. A ciò si aggiungano la strafottenza e il disinteresse, che si sono susseguiti nel tempo.
Andiamo al dunque.
Già nel 1976 lo studio del prof. Ing. Guggino Picone forniva le stesse soluzioni indicate nello studio dell’ing. Venturini. Quelle opere non sono mai state completate e, anzi, le aree individuate per la realizzazione di tratti fognari aperti sono state lottizzate ed edificate. Inoltre, sul versante Nord Ovest di Erice manca un buon tratto del canale di gronda già progettato nel 1976. Sul versante Sud il progetto fognario delle acque nere è affidato alle singole lottizzazioni, sebbene esista un progetto generale esecutivo puntuale e preciso, mentre quello delle acque bianche è perso, essendo realizzato soltanto un tratto di canale trapezoidale alle spalle del negozio Best, del distributore di benzina e dell’ex palagranata,
verso il Lenzi, privo della necessaria rete di monte ricadente in una zona ampiamente urbanizzata.
Mi chiedo se l’attuale studio, che avrà giustamente avuto un costo, abbia verificato lo studio idraulico per confutare o confermare la Pioggia di Progetto elaborata nel 1976 e confermata nel PARF del 1986 e studiato le aree scolanti dell’intero bacino imbrifero, ossia accertato se esse siano state o meno, nel tempo, impermeabilizzate con la conseguenza
che il coefficiente di deflusso sia o meno variato e i diametri delle fognature esistenti siano ancora sufficienti e quelle nuove siano da ridimensionare ovvero da riprogettare in altre zone.
Al Comune di Trapani esiste un progetto generale, realizzato negli anni Novanta, di cui è stato realizzato lo stralcio riguardante il porto. Dai primi anni Duemila, com’è noto, le richieste di finanziamento per queste opere sono di competenza dell’ATO, precludendo la competenza esercitata prima dal Comune, ma la questione, nello specifico per le opere del porto, è stata superata con l’acquisizione di un parere da parte dello stesso ATO e il beneplacito della Regione.
Per quanto riguarda, quindi, il progetto fognario realizzato tra il 2004 e il 2005, è quello di un canale di gronda che da via Duca d’Aosta raggiunge via Isola Zavorra (ingresso banchina Isolella) e da lì l’impianto di sollevamento di via Marsala verso il depuratore. Il finanziamento unico è stato gestito dalla Prefettura e non dal Comune e prevedeva il
collettamento di acque miste, raccolte dalla rete esistente in centro storico. Questa nuova fognatura funziona come un canale di gronda, ossia intercetta tutte le fognature miste (acque di pioggia e acque nere) preesistenti provenienti da nord e che al tempo scaricavano, per naturale pendenza, dentro il porto. Avere realizzato tali opere, vorrei ricordare per chi ha la memoria corta, ha consentito che le fognature di tutto il centro storico che prima scaricavano all’interno del porto, accanto le barche ormeggiate, venissero convogliate all’impianto di depurazione consortile, dall’amministrazione Fazio
completato ed attivato.
In corrispondenza di ogni confluenza è stato realizzato un manufatto ispezionabile che convoglia le acque nere nel canale di gronda e, in caso di pioggia, sversa direttamente a mare il surplus di portata. Il progetto di gestione dell’impianto di depurazione ne prevede la manutenzione. Mi chiedo se sia mai stata fatta dopo il 2012? La fognatura è stata realizzata con il metodo del microtunnelling, ossia senza scavo a cielo aperto (metodo no dig) per evitare interruzione nella falda acquifera e probabili costipazioni del terreno con pericolo per la stabilità degli edifici lungo le vie litoranee.
Questo metodo ha assicurato l’impermeabilità della fognatura, così come, nell’esecuzione delle camere di pompaggio, è stata assicurata l’impermeabilità nei due sensi, alle acque nere e a quelle di mare.
Ciascuna pompa si attiva mediante un sistema di rilevamento automatico del livello dentro la vasca, che le avvia al crescere del battente idraulico. Al superamento della massima portata convogliabile dalle pompe entra in funzione il troppo pieno posto in fregio sul colmo della vasca. La fognatura è scesa a -7 m per assicurare la pendenza necessaria. Dare la colpa alla fretta per evitare i sottoservizi è una stupidaggine. Se non si vuole andare a pendenza, è evidente che bisogna pompare!
I lavori per il finanziamento concesso, sono completi e funzionanti: le acque nere sono convogliate verso il depuratore e quelle bianche, in caso di pioggia consistente (cinque volte la portata nera del giorno di massimo consumo), scaricate a mare. Val la pena di ricordare che in quell’occasione il Comune ha appaltato soltanto i lavori per il restauro del Bastione dell’Impossibile, l’Autorità portuale l’escavo e lo sporgente a Ronciglio e la Prefettura ha avocato a sé l’intera esecuzione della fognatura del porto. I primi lavori eseguiti di fronte l’ex Banca d’Italia sono quelli della banchina Marinella, per
conto del Genio Civile (competenza statale). Lavori per i quali è intervenuto il Comune, a proprie spese perché non finanziate, per fornire all’impresa, assolutamente indifferente di fronte a tutto quanto intercettato nel sottosuolo, tubazioni in acciaio, che hanno consentito di assicurare quantomeno un minimo di continuità idraulica.
Non è mai esistito un progetto per differenziare lo smaltimento delle acque bianche e delle acque nere separatamente, semplicemente perché la rete a monte nel centro storico è mista ed è impensabile andarla a rifare separandola
Riguardo al fenomeno della salinità delle acque di fogna, è dovuto in massima parte all’attuale esistenza di ampie zone della città (il quadrilatero via Orti, via Cappuccinelli, Litoranea Dante Alighieri, via Crispi, via Fardella e la zona ex lago Cepeo – appena 80 cm sul l.m.m., dotate di fognature miste a sezione rettangolare e realizzate in tufo. Qui, per
effetto delle maree, vi è rientranza di acqua salmastra e queste fognature recapitano in via Isola Zavorra, dove arriva anche l’acqua di via Passaneto, Orlandini, vie parallele. Là il sottosuolo è sabbioso e le maree sensibili e bisogna intervenire con fognature impermeabili o differenziate tra bianche e nere.
Il lago Cepeo e il canale Scalabrino appartengono a due bacini imbriferi diversi e dunque le acque raccolte devono avere recapiti finali diversi. Per quanto riguarda il canale Scalabrino, che la scriteriata espansione edilizia ha di fatto
eliminato, è stato a suo tempo eseguito un tratto di fognatura bianca dall’incrocio tra la via Tenente Alberti e la via Canale Scalabrino fino alla via Marsala. In ogni caso, la linea ferrata ne ha chiuso lo sbocco verso le saline. Gli studi successivi hanno individuato le soluzioni dei canali di gronda, nel territorio di Erice, a Nord Ovest sotto Contrada Martogna
verso il mare e a Sud in Contrada Milo e Pegno verso il Lenzi. Per quanto riguarda il canale Reda, se vogliamo portare qualcosa, bisogna separare le fognature in centro storico. Che l’acqua da Erice deve arrivare al mare sembra del tutto ovvio, ma quale strada dovrebbe prendere? E perché portarla al mare se la si può deviare sul Lenzi?
Non mi esprimo sulle eventuali conseguenze della realizzazione del BRT perché non conosco il progetto e solo uno studio serio, non certo le impressioni di ciascuno, potrebbe dare risposte, mi permetto solo far osservare che sono trascorsi ben 22 anni dalle opere da alcuni chiamati in causa, realizzate nel 2004. Per concludere, invece che scrivere, accusare, fare politica con la p minuscola, sarebbe il caso di lavorare con maggiore incisività con ciò che si ha da tempo pronto e in modo
tempestivo e concludente, per evitare che passino inutilmente altri 22 anni.
Girolamo Fazio”