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    Corruzione, Armao e Matta ai domiciliari. Il gip: «Rischio di reiterazione legato a uno schema operativo»
    Redazione6 Novembre 2026 - Cronaca
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    Palermo – Non sarebbe stato un sistema legato esclusivamente agli incarichi ricoperti, ma uno schema operativo potenzialmente ripetibile anche al di fuori delle specifiche funzioni pubbliche. È questo uno dei passaggi centrali dell’ordinanza con cui il gip di Palermo ha disposto gli arresti domiciliari per l’avvocato Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione siciliana, e per il collega Pierluigi Matta, entrambi indagati per corruzione.

    Secondo l’ipotesi accusatoria, i due professionisti avrebbero incassato tangenti in cambio di favori a imprenditori. La Procura aveva chiesto per entrambi la custodia cautelare in carcere, ma il giudice ha ritenuto adeguata la misura degli arresti domiciliari.

    Nel motivare la decisione, il gip sottolinea che si sarebbe trattato di «uno schema operativo non meramente occasionale né necessariamente dipendente da un’unica e irripetibile occasione funzionale». Una valutazione che, secondo il magistrato, spiegherebbe perché la cessazione degli incarichi pubblici non sia sufficiente, da sola, a escludere il pericolo di reiterazione del reato.

    «La cessazione di alcuni incarichi elimina le occasioni direttamente connesse al loro esercizio, ma non assume necessariamente capacità neutralizzante rispetto a un rischio che venga desunto, come nel caso in esame, dalla reiterabilità di uno schema operativo», scrive il giudice.

    Il gip ritiene dunque che, pur non ricoprendo più le cariche che avrebbero consentito loro di realizzare le condotte contestate, Armao e Matta potrebbero teoricamente riproporre modalità operative analoghe.

    La scelta dei domiciliari viene invece motivata con un criterio di proporzionalità rispetto alle esigenze cautelari attuali. La misura, osserva il magistrato, riduce «le possibilità di movimento e di interlocuzione esterna», senza arrivare alla «totale segregazione carceraria».

    Una restrizione che il gip considera sufficiente, anche tenendo conto della cessazione di diversi incarichi e della conseguente riduzione delle opportunità di reiterazione. Il carcere, in questa fase, sarebbe invece risultato «eccedente rispetto all’intensità attuale dell’esigenza».

    Una decisione che, pur riconoscendo la persistenza di un rischio cautelare, esclude quindi la necessità della misura più afflittiva richiesta dalla Procura. Le contestazioni nei confronti dei due avvocati restano, naturalmente, ipotesi accusatorie da verificare nel corso del procedimento.

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