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    L’imputato è in ospedale, i giudici mandano il perito
    Mafia: processo Eirene, rinvio per accertare le condizioni di “Cicco” Coppola il presunto capo mafia
    Rino Giacalone14 Ottobre 2026 - Cronaca
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    Trapani – di Rino Giacalone – Il processo scaturito dall’operazione antimafia “Eirene” ha subito ieri una momentanea pausa d’arresto. E’ saltata infatti l’audizione dinanzi al Tribunale del principale imputato, l’alcamese Francesco “Cicco” Coppola, accusato di essersi messo al capo della cosca alcamese, pianificando la riorganizzazione.

    Il suo difensore, avvocato Sebastiano Dara, ha prodotto infatti al collegio la certificazione del ricovero in ospedale, chiedendo un rinvio. Coppola è tra gli imputati che avevano chiesto di essere ascoltati, molti quelli che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il presidente del Tribunale, giudice Franco Messina, ha disposto una perizia medica, se alla prossima udienza verrà certificata l’impossibilità dell’imputato a presenziare al dibattimento, la posizione di Coppola verrà stralciata e a quel punto il processo principale proseguirà senza di lui.

    In questo caso il dibattimento si avvierà verso la fase della discussione, a meno che le parti non chiedano l’acquisizione di nuove prove.

    L’operazione antimafia “Eirene” nell’autunno 2024, frutto di una indagine condotta dalla Polizia, dallo Sco, Sisco, Squadre Mobili di Trapani e Palermo, riguardò i clan mafiosi tra Alcamo, Calatafimi e Trapani. Una indagine che fotografò la dinamicità di una organizzazione mafiosa del tutto non timorosa dell’incalzare dell’azione giudiziaria nel tempo condotta contro Cosa nostra. Mafia e politica. Imputati di voto di scambio politico mafioso ci sono l’ex senatore Nino Papania e l’ex vice sindaco di Alcamo Pasquale Perricone. Loro hanno risposto ai giudici e hanno escluso di aver stipulato “accordi” con esponenti mafiosi. Tra gli imputati tre in particolare: Francesco Coppola, che dalle retrovie mafiose sarebbe riuscito a diventare un indiscusso capo, il commerciante di origini castellammaresi ma residente a Trapani, Giosuè Di Gregorio, una sorta di “blasonato” che aveva mani libere dentro la cosca, ascoltato a spiegar che lui “faceva il malandrino per campare”, e Giuseppe Diego Pipitone, una sorta di “rais” nel rione popolare San Giuliano di Erice.

    Secondo l’accusa un’associazione mafiosa che era dedita ad uno stretto controllo criminale del territorio, indicata essere una sorta di “mondo collaterale”, dove si prendevano decisioni destinate ad influire le altrui vite quotidiane. Un processo concentrato sulla “geografia” mafiosa del mandamento di Alcamo, gli imputati per mesi sono stati ascoltati attraverso “spyware”. Indagini avviate per conoscere le dinamiche della “famiglia” alcamese, permisero agli investigatori di ascoltare quelli che per il pm Padova erano accordi per “comparare” voti in occasioni delle ultime elezioni regionali, accusa che colpisce Papania e Perricone.

    L’inchiesta avrebbe consentito di documentare gli assetti e il rinnovato dinamismo criminale delle “famiglie” mafiose di Alcamo e Calatafimi, e i loro riferimenti nell’ambito del capoluogo trapanese, dove attività commerciali avrebbero fatto da paravento agli interessi criminali nel settore della distribuzione alimentare e del mercato immobiliare, nel settore dell’edilizia, del movimento terra e della compravendita di autovetture.

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