Cronaca
Palermo – di Rino Giacalone – La IV sezione della Corte di Appello di Palermo ha parzialmente riformato la sentenza pronunciata nel luglio 2024 dai giudici del Tribunale di Marsala nell’ambito del procedimento scaturito dall’operazione antimafia Hesperya che nel settembre 2022 vide i carabinieri scompaginare la cosca di Campobello di Mazara, la stessa, si scoprirà pochi mesi dopo , proteggeva la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.
Tra i coinvolti esponenti delle “famiglie” di Marsala, Mazara del Vallo, Castelvetrano, Paceco e Partinico. I reati sono quelli di associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti, traffico e spaccio di droga, porto abusivo di armi. Confermate solo cinque delle condanne. Confermata la pena più severa a sette anni di carcere, Stefano Putaggio, 53 anni, marsalese, agente immobiliare, ex attivista del M5S, accusato di estorsione, con aggravante del metodo mafioso. A sei anni è stato condannato Vito De Vita, di 48 anni, a cinque anni ciascuno Riccardo Di Girolamo, di 47 e Filippo Aiello, di 79 , a tre anni e mezzo Lorenzo Catarinicchia, di 43. La Corte di Appello ha invece assolto i fratelli mazaresi Nicolò e Bartolomeo Macaddino, di 65 e 61 anni, noti imprenditori del settore ittico, tra i più importanti del mercato di Mazara, difesi dall’avvocato Giuseppe De Luca.
I giudici di primo grado avevano già derubricato il reato da estorsione aggravata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, in appello è venuta meno l’aggravante mafiosa