Cronaca
Erice – – Qual è la situazione dei viali parafuoco a Monte Erice? Quanti ne sono stati realizzati ed in quali zone? Con l’estate ormai alle porte e l’emergenza incendi sempre dietro l’angolo una risposta a queste semplici domande permetterebbe intanto di fare il punto della situazione sulle attività in materia di prevenzione degli incendi boschivi.
Ma ad occhio e croce, facendo un giro per i sentieri e da informazioni “sommare” prese, sembra proprio che ancora ci sia davvero tanto lavoro da fare per “provare” a mettere la montagna in sicurezza, per quanto possibile, dal rischio roghi. Con l’arrivo del caldo è un po’ tutto secco. Il che rappresenta un rischio per la propagazione delle fiamme in caso di incendi. Ci sono interi versanti che attendono le necessarie opere di manutenzione, a partire dai “tagliafuoco”, opera di prevenzione fondamentali per rallentare o bloccare l’avanzata degli incendi boschivi. Ma anche le stradelle forestali, dove dovrebbero poi passare i mezzi delle squadre di spegnimento, in alcune zone sono coperte dalla vegetazione, ormai non più verde ma con tonalità che vanno dal giallo al marrone
Ad esempio basta fare un giro dalla parti di Sant’Anna, nel versante del Monte che guarda verso la città di Trapani, sopra l’area demaniale di Martogna per intendersi, per constatare con propri occhi la la situazione: addirittura sotto la torretta antincendio, dove opera il personale preposto alla sorveglianza, la vegetazione secca è talmente alta da arrivare all’altezza del muro del santuario. E tutt’attorno non va meglio.
Eppure questo è un versante della montagna che è stato più volte devastato dalle fiamme, con il fuoco che ha divorato ettari ed ettari di vegetazione, arrivando più volte nel perimetro del Santuario. Un anno, quando ancora c’erano le monache, le suore furono costrette a scappare con il Santuario praticamente circondato dal fuoco. E con una situazione del genere, e per di più con la vegetazione secca pure sotto la torretta antincendio (dove ripeto, operano gli addetti preposti alla sorveglianza) non c’è il rischio (speriamo di no e tocchiamo ferro) che il plurisecolare Santuario di Sant’Anna si possa ritrovare circondato dal fuoco. E lo stesso vale per tante altre località. Per restare in zona ma per salire un po’ di quota e facendo un cammino di chilometro a piedi, lo stesso discorso vale per la Casa forestale sopra le Rocche del Calderaro, circondata e con al suo interno tante sterpaglie e vegetazione secca.
L’elenco dei siti a rischio e di quei pochi alberi rimasti che andrebbero difesi e protetti dal fuoco è lungo. Decenni di incendi e devastazione hanno lasciato il segno in tutta la montagna, ormai sempre più brulla e con macchia degradata.
Ma nonostante ciò la natura sta reagendo una splendida ricrescita di alberelli. Un patrimonio verde che andrebbe preservato e salvaguardato. Come? Oltre ai controlli e assicurando alla giustizia i criminali che appiccano fuoco, tanto per iniziare andrebbero fatte le opere di prevenzione in modo da fermare la propagazione delle fiamme in caso di incendi. E questo anche nell’ottica di aiutare, facendo la scerbatura e la giusta manutenzione come insegnano le tecniche forestali, le squadre di spegnimento in caso di roghi.
Perchè il fuoco, così mi hanno spiegato i miei amici Forestali con i capelli bianchi ed il cuore verde, è più facile da spegnere con la montagna pulita, curata e ben tenute, andando con i flabellotti o affrontando il fuoco nei punti giusti. Ma è fondamentale, per quanto possibile, provare a ridurre la presenza di vegetazione secca e assicurare i giusti “cordoni” di sicurezza con i viali parafuoco e le stradelle forestali sena sterpaglie in modo da mettere in sicurezza boschi ed aree verdi. Ma anche abitazioni e centri abitati. Ed in questo caso a 750 metri di altezza c’è un centro abitato che si chiama Erice che negli anni si è vista con il fuoco praticamente quasi in paese. Oltre ai danni per l’ambiente c’è dunque anche l’aspetto della sicurezza per i cittadini in caso di risalita del fronte del fuoco. Lo stesso vale in discesa per le diverse località che lambiscono la montagna, come Pizzolungo e Bonagia, località di mare, tanto per fare qualche esempio, dove le fiamme sono arrivate molte volte.
E che la situazione non sia assolutamente da sottovalutare (e potrebbe farsi preoccupante a breve e al primo soffiar di scirocco con l’afa estiva e le temperature particolarmente alte) lo conferma anche una nota che la sindaca di Erice Daniela Toscano ha inviato il 3 giugno alla Regione Siciliana, indirizzata a vari uffici e dipartimenti, a partire dall’assessorato allo sviluppo rurale, all’ispettorato ripartimentale delle Foresta di Trapani ed al servizio per il territorio di Trapani (l’ex Azienda Foreste). Il documento predisposto dall’esecutivo della vetta rappresenta un formale richiamo agli “adempimenti in materia di prevenzione incendi boschivi – realizzazione viali parafuoco”.
Tra l’altro l’ordinanza sindacale del Comune di Erice, la numero 51 del 5 marzo 2026 stabilisce l’obbligo, entro il 15 maggio 2026, di “garantire il pieno stato di sicurezza e manutenzione delle fasce interessate attraverso la rimozione della vegetazione infestante e la realizzazione di idonee fasce e viali parafuoco”. Ed il provvedimento vale sia per i privati che per “il patrimonio pubblico e demaniale”. Ma siamo al 6 giugno, quasi ad un mese dal termine ultimo indicato nell’ordinanza e all’appello mancano tante opere nell’ottica della prevenzione degli incendi boschivi. Non a caso la Toscano ricorda come “non tutti gli enti proprietari”, ricorda la sindaca nella sua nota, inviata per conoscenza anche alla Prefettura, forze dell’ordine, vigili del fuoco ed al responsabile della Protezione civile comunale Peppe Tilotta, abbiano “ottemperato al rispetto dell’ordinanza”. Da qui il sollecito, da parte dell’amministrazione comunale di Erice, per fare rispettare l’ordinanza e realizzare i viali parafuoco.
Intanto il tempo stringe. E Monte Erice continua ad attendere la realizzazione dei viali parafuoco e delle opere di prevenzione necessarie. Intanto nei giorni scorsi un primo rogo è divampato alle pendici della montagna nei pressi delle curve del nono chilometro. Il pronto intervento delle squadre di spegnimento ha permesso di spegnere subito l’incendio. Evitando il peggio. Piuttosto, nel versante sopra Pizzolungo e Bonagia, quindi anche nell’area demaniale di San Matteo, com’è la situazione per quel che riguarda le opere e la manutenzione nell’ottica della prevenzione degli incendi boschivi? Ci sono viali parafuoco già fatti? Ricordo che anche quel versante è a rischio e non pochi anni addietro molte persone furono costrette a lasciare le loro abitazioni. E solo grazie al coraggio degli addetti della Forestale si riuscì a salvare gli asini panteschi dell’allevamento di San Matteo. Perchè ad ogni divampare di incendi c’è sempre chi rischia sulla propria pelle mentre gli alberi bruciano ed il patrimonio naturalistico e la biodiversità presente vengono viene puntualmente ridotti in cenere.