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    Domenica e lunedì si vota per il Referendum
    Il nostro invito a votare No. Vi proponiamo il video dell’incontro di giovedì pomeriggio a Palazzo Cavarretta organizzato dal comitato “Giusto dire di No”
    Rino Giacalone20 Marzo 2026 - Attualità
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    Trapani – di Rino Giacalone – E’ stata una gran fatica affrontare questa campagna referendaria. Perché il confronto tra i sostenitori del Si e del No è stato pieno di bugie. Dalla parte di coloro i quali sono stati per il Si. L’hanno presentata come riforma della Giustizia, ma non è così, domani i processi penali e civili continueranno ad essere gestiti con le solite regole. Hanno detto che si riducono pericoli di correnti giudiziarie capaci a influenzare i giudici, ma non è nemmeno così, perché poi proprio chi ha fatto male all’ordinamento giudiziario si chiama Palamara e oggi ce lo ritroviamo tra i sostenitori dei Si.

    La separazione delle carriere esiste già e l’ha introdotta la riforma Cartabia

    La separazione delle carriere esiste già e l’ha introdotta la riforma Cartabia, e però si modificano sette articoli della Costituzione per riempire come ho sentito dire, “una sacca di imprecisioni” , parole dette ancora da un sostenitore dei Si. Insomma sanno che la riforma è stata scritta male, malissimo, tanto da poter prevedere, in caso di malaugurata vittoria del fronte favorevole, ricorsi in Cassazione. Un Paese strano il nostro, hanno ridotto il numero dei Parlamentari sostenendo la necessità di far diminuire i costi per le casse dello Stato, e adesso raddoppiamo i Csm, uno per i pm un altro per i giudici, si vuole pure istituire l’Alta corte disciplinare, pensate un po’ un Tribunale Speciale, che la Costituzione stessa vieta, e ricorda i Tribunali fascisti, e tutto questo si traduce in una spesa di quasi 200 milioni di euro l’anno.

    Hanno tirato fuori i casi Garlasco, Tortora, la famiglia nel bosco

    Hanno tirato fuori i casi Garlasco, Tortora, la famiglia nel bosco che, con la separazione delle carriere non c’entrano proprio nulla. Lo hanno detto Nordio, Bartolozzi, Bongiorno, la giustizia non cambia, i soldi per fare assunzioni e sistemare i Tribunali, comparare i sistemi informatici, ammodernare i software, continueranno a non esserci, un processo penale continuerà ad essere appesantito dal contorno pieno di inefficienze, per non parlare dei procedimenti civili. Questo è un referendum che se accolto darà forma a una serie di norme che hanno una sola finalità, garantire una giustizia debole con i forti, e forte contro i deboli.

    Metteranno mano anche all’obbligatorietà dell’azione penale

    Metteranno mano anche all’obbligatorietà dell’azione penale, fermeranno le indagini sulla corruzione, dimenticatevi delle inchieste sui politici collusi. Le nuove norme saranno il seguito del falso in bilancio depenalizzato, dell’abuso di ufficio cancellato, delle intercettazioni con scadenza a 45 giorni, della Core dei Conti depotenziata. Ma vi rendete conto che la legge non sarà più uguale per tutti, e che viene schiacciata l’uguaglianza dei cittadini prevista dalla Costituzione! Si è fatto un gran parlare della terzietà del giudice, di un giudizio imparziale, ma intanto stiamo rendendo parziale il pm, lo stesso che oggi ha l’obbligo di cercare le prove anche dell’innocenza dell’indagato, domani questo obbligo non lo avrà più. Davanti abbiamo la deriva di un Paese che una maggioranza (che non è maggioranza ma lo è diventata con i trucchi di un sistema di voto elettorale malfatto) che vuole riproporre quel passato che la Costituzione Italiana ha messo al bando, tornare alle derive autoritarie. Non siamo chiamati a difendere magistrati, giudici, dobbiamo difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

    La nostra Costituzione, quella che tantisimi Paesi ci invidiano, anche perché frutto non solo di straordinari costituenti, ma perché il risultato di una convergenza incredibile di culture e ideologie, ha definito tre poteri, quello Legislativo, Parlamento, quello Esecutivo, il Governo e quello Giudiziario. Togliere un pezzo. Quello Giudiziario, facendone macedonia con gli altri due poteri, ed ancora assoggettare quello legislativo al potere del Governo, significa cancellare pagine di Democrazia e Libertà.

    Ed allora andate alle Urne Domenica e Lunedì, per votare NO!

    Giovedì pomeriggio le ragioni del No, nell’aula consiliare di Palazzo Cavarretta ce le hanno spiegate due magistrati, l’ex Presidente della Corte di Appello di Palermo Matteo Frasca, il procuratore della Repubblica di Trapani Gabriele Paci, la giudice Rachele Monfredi.

    Vi proponiamo l’intera registrazione del dibattito moderato da Paolo Petralia Camassa

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