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    Alcamo, tre gruppi per il mercato della droga
    Processo contro 22 imputati, la testimonianza dell’investigatore Coraci
    Rino Giacalone10 Marzo 2026 -
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  • tribunale trapani

    Trapani – E’ ripreso ieri dinanzi al Tribunale di Trapani (presidente Messina, a latere Fontana e Marroccoli) il processo scaturito dall’indagine denominata “Aquila”, condotta dal Commissariato di Polizia di Alcamo e coordinata dalla Procura di Palermo. Sono 22 gli imputati a vario titolo accusati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga, porto abusivo di armi, minacce ed estorsioni. La maggior parte sono di Alcamo, piazza di spaccio. Tre gruppi si spartivano gli affari come è tornato a dire ancora ieri davanti ai giudici il commissario Ignazio Coraci che ha ripercorso già 28 degli oltre 70 capi di imputazione, soffermandosi sugli aspetti salienti dell’informativa, rispondendo alle domande del pm della Dda di Palermo, Giacomo Brandini.

    Una maxi inchiesta

    Una maxi indagine che ha visto tra il 2018 e il 2020 i poliziotti seguire passo passo pusher e clienti. In vendita cocaina, crack, e hashish serviti all’occorrenza anche a domicilio. Un fiume di droga che scorreva per la città, dentro gli argini scavati dai clan che avrebbero fatto riferimento a tre distinte famiglie, Amato, Camarda, Provenzano. Ieri l’investigatore si è soffermato sul gruppo dei Camarda, dove spiccava la capo famiglia, Anna Maria Ingrao, quest’ultima descritta, dagli stessi spacciatori e dai clienti, come un “masculazzo”, per il suo carattere severo. Sarebbe stata lei a comandare. Gli affari giravano bene, tanto che in una intercettazione alcuni degli indagati lamentavano che c’erano da riscuotere crediti per 80 mila euro. Centro di spaccio una sala giochi, mentre al telefono la droga veniva indicata come birra, corro, macchine. I poliziotti, che sentivano ogni cosa, hanno annotato anche il dare e avere con i clienti.

    Un fiume di droga

    Un fiume di droga che scorreva per la città, dentro gli argini scavati dai clan che avrebbero fatto riferimento a tre distinte famiglie, Amato, Camarda, Provenzano. Al telefono certi colloqui erano schermati, la droga veniva indicata come “foglio”, la cocaina diventava “cocco”, oppure birra, c’era chi chiedeva “se fosse arrivato il regalo”. La droga, cocaina soprattutto, ceduta a 70 euro a dose nella piazza di Alcamo. Due degli indagati nel novembre del 2018 si allenavano a sparare con una pistola calibro 7,65 Browing contro cartelli stradali della SS 113. Sulla loro auto piazzata una microspia e i poliziotti sentirono in diretta le esplosioni provocate dalle armi da fuoco. Durante le indagini è stata fatta luce su un paio di episodi in cui gli spacciatori minacciavano genitori e giovani alcamesi perché non in regola con i pagamenti per l’acquisto di droga. La droga principalmente cocaina, come risulta dalle indagini, veniva acquistata a Palermo e Partinico. Cocaina che veniva spacciata anche nei vicini comuni di Castellammare del Golfo, Balestrate, Trappeto e Partinico. Determinanti ai fini delle indagini sono state le intercettazioni e anche l’esame dei video dove veniva venduta la cocaina: in particolare in una sala giochi e in un magazzino alla periferia di Alcamo. Il caso si collega all’operazione “Oro bianco” del 2019, della polizia di Alcamo, che aveva già fatto luce su un’altra rete di spaccio attiva nella stessa area. Ad Alcamo è molto alto il consumo di droga che coinvolge anche giovanissimi a partire da 14 anni

    Durante l’indagine la Polizia ha fatto anche sequestri. In un caso Francesco Camarda, tra gli imputati, venne trovato in possesso di 200 grammi di cocaina e denaro contante per 100 mila euro. Tentò di corrompere i poliziotti, è finito frattanto condannato per questo reato.

    I filoni investigativi

    Tra i filoni investigativi quello che collegava alcuni degli imputati con la cosca mafiosa dei Vitale di Partinico. Un altro filone, una inchiesta parallela all’odierno processo, portava a Roma, fin dentro il famoso clan rom dei Casamonica.
    Questi gli imputati: Michele Casarrubia di Partinico condannato nel marzo 2024 a 20 anni di reclusione nell’ambito di una inchiesta di mafia e droga sul clan dei Vitale.

    A piede libero quasi tutti alcamesi: Enzo Amato, Davide Amato, Carmela Di Franco, Giuseppe Giorlando, Fabio Provenzano, Anna Maria Ingrao, Francesco Camarda classe 1978, Giuseppe Cataldo, Ivan Camarda, Alexsandro Abbes, Diego Accardo, Giuseppe Amico, Maria Ancona, Francesco Camarda classe 1985, Giuseppe Cataldo, Leonardo Conticelli, Alessia D’Angelo, Giuseppe Manlio D’Angelo, Michele D’Arpa, Salvatore Ferrara, Maria Luisa Gaeta, Antonino Ienna, Leonardo Lo Baido, Ahmedamin Majoub, Paolo Mannina, Fabio Musso.

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