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Trapani – Vi voglio raccontare la storia e il talento di un pittore trapanese: Edoardo La Francesca. Fin da piccolo ha avuto la predisposizione innata per il disegno. Si iscrive al liceo artistico a Trapani e successivamente all’Università di Conservazione e Restauro dei beni culturali a Palermo. La sua vocazione pittorica, nasce però nel 2010, durante una mostra di Caravaggio che Edoardo va a vedere a Roma: “In quel momento capii che dovevo approfondire la pittura in modo serio e parallelo agli studi accademici. Non era una scelta romantica: volevo imparare il mestiere, con l’obiettivo di riuscire un giorno a emozionare le persone nello stesso modo in cui quelle opere avevano colpito me” mi racconta Edoardo. Inizia così, da autodidatta, a studiare tecniche e modi di pitturare ed emozionare attraverso l’arte.
Una volta terminati gli studi, come spesso accade, il contesto sociale italiano, nonostante il grande patrimonio artistico e architettonico della penisola, non lo ha agevolato nell’iniziare la sua carriera da restauratore, benché meno quella di pittore. Da lì, la scelta di trasferirsi all’estero. Un suo professore gli consiglia di cercare lavoro a Malta per iniziare a farsi conoscere nell’isola. Il giovane Edoardo segue il consiglio e trova subito lavoro, prima come restauratore, lavorando per cinque anni in una delle principali aziende di restauro di Malta, poi iniziando a muovere i primi passi professionali come pittore, soprattutto nell’ambito del ritratto e dell’arte sacra. Il resto lo hanno fatto il suo talento, la sua caparbietà e la sua grande passione.
Oggi Edoardo è un pittore affermato a Malta e in tutto il mondo, dato che può vantare anche diversi lavori internazionali. Ad un certo punto capisce anche che il potente mezzo dei social può portargli nuovi lavori e può fare appassionare ed emozionare attraverso la sua arte, anche chi di arte non se ne intende, ma che viene comunque attratto dalla bellezza di questi ultimi. Oggi la sua pagina Instagram conta più di cento mila followers ed io stesso sono rimasto attratto dalle sue opere, che con la loro bellezza ed il loro intenso realismo sono riusciti ad abbagliarmi e ad emozionarmi.
Proprio come faceva il suo mentore artistico Caravaggio, anche Edoardo riesce a sorprendere con i suoi personaggi così veri e contemporanei, raccontando storie anche di uomini e donne del passato. In questo sono molto simili, soprattutto in un mondo dove la tecnica ed il talento sono stati superati da un surrealismo troppo soggettivo, spesso incomprensibile.
Con Edoardo, io per primo, ho riscoperto un’arte vera, antica e allo stesso tempo nuova. Un’altra cosa che rende simili le storie di Edoardo e di Michelangelo Merisi (Caravaggio) è l’incontro con Malta: per Edoardo è stata la sua seconda casa, la prima è vera opportunità professionale, specialmente in ambito pittorico; Per Caravaggio, Malta fu un luogo di salvezza e di vera e propria rinascita artistica dopo la fuga dalla condanna a morte sentenziatogli a Roma. Per queste ragioni per me, seppur con le dovute differenze del caso, Edoardo è il Caravaggio trapanese, l’artista che cerca rifugio nell’arte e che di questa ha bisogno per vivere.
“Dipingo il corpo, il sacro e la tradizione. La pittura è visione, materia, silenzio e domanda”, mi ha confidato Edoardo.
Attualmente il giovane pittore trapanese sta lavorando a opere monumentali, tra cui una commissione per il Duomo di Monreale. Altri progetti, anche internazionali, sono in fase di sviluppo e al momento non ce ne può parlare, ma della quale sicuramente sentiremo presto parlare.
Gli ho chiesto anche di dare un messaggio a chi ha il tuo stesso talento e di dare un consiglio alle tante ragazze e ai tanti ragazzi che vogliono fare dell’arte il loro mestiere: “È sempre difficile dare consigli, perché ogni percorso è unico. Credo però che il talento da solo non basti. Per farlo fiorire servono disciplina, sacrificio e una volontà quasi ossessiva di nutrirsi d’arte ogni giorno. Consiglierei questo mestiere solo a chi non può farne a meno. È importante dedicarsi completamente, ma anche pensare fin da subito a costruire una sostenibilità economica. L’arte non è solo creazione: è responsabilità, visione e capacità di resistere nel tempo. E soprattutto, per chi la sceglie davvero, l’arte restituisce molto più di quanto chiede. Ti forgia, ti costringe a conoscerti, ti mette davanti ai tuoi limiti e ti aiuta a superarli. Se affrontata con serietà, diventa un percorso di trasformazione continua, prima ancora che una professione”, mi ha risposto lui.
I talenti trapanesi sono davvero tanti e cercherò di raccontarveli il più possibile nei prossimi mesi. È giusto dare spazio al talento, spesso nascosto e sconosciuto, soprattutto in una terra come la nostra dove tutto, troppo spesso, sembra grigio e inconsistente. In realtà abbiamo anche noi i nostri talenti, ed è giusto riconoscerli e dare loro lo spazio che meritano. Il viaggio continua.