Perugia – L’assoluzione perché «il fatto non sussiste» è stata chiesta ai giudici del Tribunale di Perugia dalle difese dell’ex carabiniere Orazio Gisabella e degli armatori siciliani Sergio La Cava e Vincenzo Franza, sotto processo in seguito ad un’indagine nata a Palermo e trasferita in Umbria per competenza territoriale. Per Gisabella, accusato anche di accesso abusivo a sistema informatico la Procura ha richiesto una condanna a 7 anni e 3 mesi di reclusione, 4 anni di pena per La Cava e l’assoluzione per Franza.
Il processo scaturisce dall’indagine trapanese “Mare Monstrum”, risalente al 2017, la cosiddetta “tangentopoli del mare” che ha fatto emergere episodi di corruzione attorno alla gestione delle erogazioni pubbliche regionali a favore della Liberty Lines, concessionaria dei collegamenti navali veloci tra la Sicilia e le isole minori. I Carabinieri tra gli altri intercettarono l’allora sottufficiale dei Ros di Perugia, che avrebbe dovuto gestire un dossieraggio contro gli armatori Morace della Liberty Lines, nel frattempo erano principali indagati dell’inchiesta “Mare Monstrum”. Uno scenario rimasto opaco, non si capisce dall’indagine perché mai in particolare Franza avrebbe dovuto occuparsi segretamente dei Morace, con i quali peraltro era, ed è socio, nella compagnia navale Sns.
Il processo in corso a Perugia ha acquisito il dato che tra i giorni 1 e 29 agosto 2016, Gisabella avrebbe attinto informazioni estranee a finalità istituzionali e tendenti, invece, a soddisfare esigenze conoscitive di La Cava e Franza: “Gli accessi alla banca dati – ha sostenuto nell’arringa l’avv. Di Mario – sono stati di pertinenza lavorativa e giustificati da attività di servizio”.
Contro Gisabella anche l’accusa di corruzione, che sarebbe consistita nel posto di lavoro garantito alla figlia del militare all’interno del gruppo Franza, presso la “Caronte & Tourist”, assunzione che sarebbe stata veicolata dall’armatore La Cava. “Non c’è stato nessun patto corruttivo – ha spiegato Di Mario – La Cava era disponibile a procurare un’offerta lavorativa alla figlia di Gisabella, dimostrando un interessamento amichevole per il lavoro in Caronte & Tourist come in altre realtà imprenditoriali, anche estere”.
Contro Gisabella l’accusa di aver veicolato un esposto anonimo (che sarebbe dovuto giungere anche nel possesso di organi di stampa) contro i Morace e diretto alla magistratura palermitana. “L’esposto anonimo Gisabella lo ha ricevuto da una fonte anonima. Rispettato il principio di gerarchia, non c’è stata nessuna violazione delle norme comportamentali. Corretta l’iniziativa di Gisabella che elaborò un’informativa di polizia giudiziaria poi trasmessa alla sezione anticrimine del Ros di Palermo”.
L’avvocato Stefano Bagianti, difensore di La Cava ha escluso la corruzione: “Come si fa a parlare di corruzione in questa vicenda giudiziaria? Gisabella e La Cava sono amici di infanzia e sono rimasti amici per tutta la vita. Manca il sinallagma, i due si fanno dei piaceri con il piacere di farlo”.
Secondo l’altro legale di La Cava, l’avvocato Antonio Roberti, l’assunzione della figlia del carabiniere “avvenuta insieme ad altre 20, non è il prezzo corrispettivo di una campagna mediatica su un giornale nazionale che non c’è mai stata”.
Per l’avvocato David Brunelli, che insieme al collega Alberto Gullino difende l’ingegner Franza “non è vero che sussistono elementi di consapevolezza di Franza per cui La Cava si stesse facendo aiutare da Gisabella per danneggiare Morace, anche perché i due gruppi non erano in concorrenza tra loro”. Parte civile nel processo è costituito il gruppo armatoriale Morace con l’avvocato Cristiano Savatteri. Adesso si attende la sentenza.