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    Perugia: processo corruzione e accessi abusivi, ex carabiniere condannato a 4 anni e 8 mesi
    Redazione22 Aprile 2026 - Cronaca
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    Perugia – Il tribunale di Perugia ha condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione l’ex carabiniere del Ros Orazio Gisabella e a quattro anni l’armatore Sergio La Cava. Il processo nasce da un’inchiesta originariamente condotta a Palermo dove l’ex carabiniere era indagato per corruzione – con conseguente sospensione dal servizio- nell’ambito della maxi operazione Mare Monstrum, e poi trasferita in Umbria per competenza.

    Assolto, invece, il terzo imputato, l’armatore messinese Vincenzo Franza, “per non aver commesso il fatto”, come richiesto dalla stessa Procura.

    La Procura di Perugia aveva chiesto per l’ex militare una condanna a 7 anni e 3 mesi. Il tribunale ha ridotto la pena, concedendo le attenuanti generiche a entrambi i condannati. Per Gisabella e La Cava è stata inoltre disposta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

    Secondo la ricostruzione accusatoria, Gisabella – all’epoca in servizio al Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Perugia – avrebbe messo la propria esperienza e i propri contatti al servizio degli armatori La Cava e Franza in quella che i pm hanno definito una “guerra tra armatori”. L’obiettivo era osteggiare e danneggiare la compagnia di navigazione Ustica Lines (poi ribattezzata Liberty Lines) e la famiglia Morace, proprietaria della società, che si è costituita parte civile nel processo.

    In particolare, Gisabella si sarebbe adoperato per fare arrivare alla Procura di Palermo un esposto contro la compagnia concorrente. In cambio di questo intervento – che per l’accusa integrava gli estremi della corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio – l’ex carabiniere avrebbe ottenuto un vantaggio concretissimo: l’assunzione di sua figlia con contratto a tempo indeterminato e inquadramento al quarto livello presso Caronte & Tourist Isole Minori Spa, società di cui Franza era legale rappresentante.

    La contestazione, letta in aula, è esplicita: Gisabella avrebbe “concordato e accettato che La Cava promuovesse e agevolasse l’assunzione della figlia quale corrispettivo per aver eseguito condotte costituenti atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, strumentali agli interessi di La Cava e Franza diretti a osteggiare e recare pregiudizio a Ustica Lines”.

     

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