Politica
Palermo – di Rino Giacalone – Mentre la Sicilia arranca sotto il peso di problemi strutturali — dalla sanità che fatica a garantire prestazioni essenziali, alla crisi economica che non concede respiro alle famiglie e alle imprese, fino all’isolamento infrastrutturale di molte aree interne — l’Assemblea Regionale Siciliana da oggi ha in agenda la calendarizzazione del ddl sugli Enti locali. Il provvedimento, che mira ad aprire la porta al terzo mandato per i sindaci nei Comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti, viene presentato dalla maggioranza come un passo verso la modernizzazione dell’ordinamento locale.
Ma per tanti cittadini e osservatori è una scelta politica difficile da comprendere se confrontata con l’urgenza dei problemi reali dell’Isola.
Questo ddl non è un testo qualunque: introduce limiti ai mandati che avranno impatto diretto sui futuri profili elettorali di sindaci radicati nei loro territori. Proprio nei Comuni di media dimensione — quelli in cui per anni la governance locale è stata spesso l’unico punto di riferimento istituzionale per i cittadini — i sindaci in carica potrebbero beneficiare di norme che dilatano la loro permanenza nelle stanze del potere.
È il caso di Raffadali (Agrigento), dove l’attuale sindaco è alla sua seconda legislatura. Questo Comune rientra nella fascia demografica interessata dal ddl, e la discussione normativa è stata rapidamente associata alla figura del primo cittadino proprio perché, se la legge dovesse essere approvata così com’è, potrebbe consentire a chi è già in carica di puntare a un terzo mandato consecutivo.
Un altro caso emblematico è Campobello di Mazara (Trapani), dove Giuseppe Castiglione è sindaco da due mandati. Il Comune ha una storia particolare: è stato nel passato teatro di uno dei capitoli più complessi della lotta allo Stato e alla mafia in Italia, essendo stato per anni luogo di latitanza — fino alla cattura — del boss mafioso Matteo Messina Denaro, evento che ha segnato l’immagine e la memoria collettiva della comunità. In questo contesto, la prospettiva di un ulteriore allungamento dei mandati amministrativi suscita reazioni nette tra una parte dell’opinione pubblica, che denuncia un cortocircuito tra tutela dell’interesse collettivo e cementificazione di élite locali.
Un altro caso è nel catanese, a Trecastagni, dove il sindaco al secondo mandato è Giuseppe Messina.
Il dibattito politico è poi caricato da un ulteriore elemento: i riflettori della giustizia penale sono tornati negli ultimi mesi puntati su una delle famiglie politiche più note dell’Isola. **Salvatore “Totò” Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia e storico protagonista della politica isolana, è stato sottoposto a arresti domiciliari nel dicembre 2025 nell’ambito di un’indagine della Procura di Palermo su associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione con al centro appalti e procedure nella sanità pubblica.
Nei fascicoli dell’inchiesta emergono conversazioni e contatti tra il commercialista al centro dell’indagine e figure vicine alla famiglia Cuffaro, tra cui l’ex dirigente regionale Silvio Cuffaro, fratello di Totò, citato dagli inquirenti per la sua potenziale funzione di riferimento nei rapporti istituzionali legati agli appalti sanitari.
Proprio a Raffadali — dove un Cuffaro è sindaco — queste connessioni hanno acceso un dibattito aspro sull’opportunità di una norma che potrebbe legittimare ulteriormente la permanenza delle stesse classi dirigenti al vertice dei piccoli centri urbani. Al di là delle responsabilità personali che saranno accertate nei processi — come avviene in uno Stato di diritto — resta la sensazione, in parte dell’opinione pubblica siciliana, che la politica abbia scelto di mettere una riforma dall’impatto controverso davanti a urgenti esigenze di assistenza sanitaria, sviluppo economico e coesione sociale.
In aula, a Palazzo dei Normanni, si voterà non solo su una norma tecnica, ma sul segno che la politica regionale vuole dare alla Sicilia. Una scelta che, nei circoli della democrazia locale, viene osservata come un indicatore di priorità — forse non allineate con i bisogni più acuti della società siciliana