
Palermo – La quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo ha con leggere modifiche ad alcune pene, confermato le condanne dei quattro menfitani e margheritesi imputati di tentata estorsione. Tutti erano già stati condannati in primo grado a pene tra l’anno e i 2 anni di reclusione.
Il collaboratore di giustizia Vito Bucceri, 53 anni, di Menfi, ha ottenuto una riduzione: da un anno e quattro mesi a otto mesi di reclusione.
Per Pietro Campo, 73 anni, di Santa Margherita Belice, ritenuto a capo della famiglia della mafia belicina, confermati 2 anni e 6 mesi del giudizio di primo grado.
Per Tommaso Gulotta, 60 anni, di Menfi, confermata la pena di un anno e quattro mesi, ma con la sospensione condizionale. Per Giuseppe Alesi, 55 anni, di Menfi, confermati un anno, 9 mesi e 10 giorni con pena sospesa, già disposta in primo grado.
La vicenda, riguardante una tentata estorsione mafiosa avvenuta nel Belice nei confronti di un imprenditore trapanese era emersa nel contesto dell’operazione antimafia “Opuntia”.
L’operazione antimafia condotta dai carabinieri della compagnia di Sciacca nella Valle del Belice risale al 7 luglio 2016. Gli investigatori fermarono otto persone accusate di associazione mafiosa e di far parte della famiglia di Menfi guidata da Vito Bucceri, anche lui tra i fermati.
L’inchiesta della Dda di Palermo, fu coordinata dal Procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Maurizio Scalia e dai Pm Alessia Sinatra e Claudio Camilleri.
L’operazione, denominata in codice “Opuntia” dal nome di una pianta spinosa molto diffusa nella zona, ricostruì l’attività delle cosche nella Valle del Belice, uno dei mandamenti strategici di Cosa Nostra tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo.
In particolare gli stretti contatti tra la famiglia di Menfi ed esponenti mafiosi di vertice delle famiglie mafiose di Sambuca, Agrigento, Santa Margherita Belice e Sciacca.
I carabinieri documentarono incontri e riunioni che avvenivano all’interno di auto o in casolari di campagna per eludere le intercettazioni.


