Politica
Trapani – di Rino Giacalone – L’opposizione che ha brindato (metaforicamente, ma poi mica tanto) al successo ottenuto in conferenza dei capigruppo, riuscendo a mandare in aula cinque proposte deliberative per la decadenza di altrettanti consiglieri della maggioranza, Parisi, Genco, Grignano, Patti, Guaiana (Vincenzo), e salvando due dei loro, gli ex della maggioranza, Carpinteri e La Barbera, ieri ha scelto la via del silenzio. Ha lasciato campo alla maggioranza e al sindaco Tranchida, e ha lasciato da solo il presidente dell’aula, Alberto Mazzeo, che è finito sotto attacco.
Intanto da parte del sindaco Tranchida. Il primo cittadino a Coretv.it ha parlato di “atto delinquenziale”. E ancora: “C’è un mandante e un braccio armato, il Consiglio è tenuto così in ostaggio, sarò l’autorità giudiziaria a far chiarezza, alcuni consiglieri si sono rivolti alla Procura (oggi saranno a presentare esposto alla Digos ndr), io come sindaco chiederò alla Prefettura e all’assessorato regionale Autonomie Locali a guardare cosa accade dalle parti di Palazzo Cavarretta”.
Il presidente Alberto Mazzeo da noi sollecitato ha risposto così: “Prendo atto delle dichiarazioni del sindaco Tranchida, che giunge addirittura a qualificare come “fatto delinquenziale” una vicenda che, per sua natura, riguarda esclusivamente profili amministrativi e istituzionali. Si tratta di affermazioni gravi, sproporzionate e prive di qualsiasi fondamento giuridico. Il sindaco – ha continuato – farebbe meglio ad occuparsi dei numerosi problemi che interessano la città di Trapani, anziché alimentare polemiche su una procedura prevista dalla legge e dallo Statuto comunale, che il presidente del Consiglio ha il dovere di attivare ogniqualvolta riceva una segnalazione formale da parte di un elettore”.
Presidente però la procedura veramente appare fare acqua da tante parti.
“La procedura seguita è stata improntata al massimo rigore istituzionale. Dopo la segnalazione ricevuta, il sottoscritto ha richiesto il parere del Segretario Generale (contrario a tutte le proposte di decadenza ndr) e successivamente quello dell’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali, organo istituzionalmente competente a fornire indicazioni interpretative sulla corretta applicazione della normativa di settore”.
Ma l’assessorato non ha detto quello che si è voluto far passare, addirittura si è tirato fuori da attribuzioni di competenze circa pareri e consulenze.
“L’intero iter si è svolto nel pieno rispetto delle prescrizioni normative e dei principi di imparzialità e trasparenza. Aggiungo. La Conferenza dei Capigruppo non ha emesso alcuna condanna né assunto alcuna decisione definitiva. Ha semplicemente valutato le giustificazioni prodotte dai consiglieri interessati e, adottando una linea uniforme, ha ritenuto che cinque posizioni dovessero essere sottoposte all’esame del Consiglio Comunale, unico organo competente ad assumere la decisione finale. Per altre posizioni, invece, la Conferenza ha ritenuto che le giustificazioni addotte fossero idonee e pertanto non ha ravvisato la necessità di trasmetterle al vaglio dell’aula”.
Le contestano disparità di trattamento. Pare così, per certuni i certificati medici valgono per altri no, c’è chi giustifica con la Pec e non va bene, c’è chi dice di non avere la Pec e la cosa non disturba. Poi c’è la motivazione politica che non appare fuori luogo in una sede che è anche politica, il Consiglio comunale.
“La distinzione operata non è frutto di favoritismi o disparità di trattamento, ma deriva esclusivamente dal contenuto delle giustificazioni presentate. In particolare, per i cinque consiglieri interessati, le assenze risultavano motivate essenzialmente da ragioni di natura politica. E proprio su tale profilo la giurisprudenza amministrativa non è affatto univoca”.
Presidente se non è univoca significa che c’è giurisprudenza di parere opposto.
“Esistono pronunce che riconoscono la rilevanza politica dell’assenza soltanto quando essa costituisca uno strumento di protesta tipicamente riconducibile alle minoranze consiliari”.
Quindi la maggioranza non può fare azioni politiche? Un po’ forzata la cosa.
“Diversa è la situazione della maggioranza, che dispone di tutti gli strumenti politici e regolamentari per determinare l’esito delle sedute e delle deliberazioni. Per tale ragione la Conferenza dei Capigruppo ha ritenuto opportuno che fosse il Consiglio Comunale, nella sua piena sovranità, a valutare se tali motivazioni possano essere considerate giustificate ai sensi della normativa vigente. Al contrario, per altri consiglieri, tra cui i consiglieri Carpinteri e La Barbera, le assenze risultavano supportate da motivazioni personali di diversa natura, che la Conferenza ha ritenuto meritevoli di accoglimento”.
Alcuni consiglieri si sono rivolti alla Procura.
“Risulta Incomprensibile il tentativo di rappresentare questa vicenda come un attacco politico o addirittura come una questione penalmente rilevante. Non vi è alcun reato, non vi è alcuna condotta illecita e non vi è alcuna discriminazione”.
Lei è il presidente, solitamente i presidenti sono super partes in tutte le istituzioni. Lei invece ha votato sulle proposte.
“La cosa non trova alcun fondamento giuridico. Il Presidente non è parte del procedimento, non è portatore di alcun interesse personale nella vicenda e si è limitato a svolgere le funzioni attribuitegli dalla legge e dal regolamento. L’attivazione della procedura è avvenuta in modo doveroso e imparziale, mentre la decisione finale spetterà esclusivamente al Consiglio Comunale, che delibererà in piena autonomia”.
Tranchida dice che lei tiene sotto scacco l’aula.
“Respingo inoltre con fermezza l’accusa secondo cui il presidente avrebbe tenuto “sotto scacco” il Consiglio Comunale o l’Amministrazione. I fatti dimostrano esattamente il contrario. Il Consiglio Comunale ha continuato a lavorare con regolarità e celerità, approvando gli atti sottoposti alla sua attenzione nei tempi richiesti. Se esiste un ritardo nell’attività amministrativa, esso non è certamente imputabile al Consiglio Comunale, che ancora oggi attende documenti fondamentali quali il rendiconto e il bilancio di previsione, che la Giunta non ha ancora trasmesso nei tempi previsti. Il Consiglio Comunale rimane un’istituzione autonoma e sovrana, che non può essere delegittimata ogni volta che assume decisioni non gradite all’Amministrazione”.
Che succede adesso?
“La parola finale spetterà all’Aula, nel rispetto delle regole democratiche e della legalità amministrativa. Tutto il resto appartiene al terreno della propaganda politica e non a quello delle istituzioni”.
Intanto stasera il Consiglio comunale torna a riunirsi, difficile che possa essere una seduta silenziosa e indolore.