Trapani – di Rino Giacalone – La denunciata violenza sessuale risale all’estate del 2022. A denunciarla ai Carabinieri fu una turista finlandese. Raccontò che trascorrendo la serata con altre sue tre amiche, tutte finlandesi, in vacanza a Trapani, dapprima in un ristorante poi in un locale sulla spiaggia, fece la conoscenza di altri ragazzi, anche loro in vacanza a Trapani, e dopo aver deciso di accogliere l’invito di uno di loro per seguirlo nella stanza di un vicino b&b, si ritrovò ad essere oggetto di una violenza sessuale di gruppo.
Il processo è in corso a Trapani. Davanti al Tribunale presieduto dal giudice Franco Messina. Tra i quattro imputati c’è il pluriolimpionico Nino Pizzolato, atleta delle Fiamme Oro e originario di Salaparuta, e con lui gli agrigentini Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. Tutti si sono difesi dicendo che la donna ha gestito l’evolversi di quella serata, dalla discoteca sino alla stanza di un b&b. La finlandese, costituitasi parte civile nel processo, sentita in aula con le sue amiche, ha riferito ben altre circostanze, e di essersi fatta accompagnare nel suo albergo quando ripresi i sensi si ritrovò nel bel mezzo di quella che era una violenza di gruppo.
«Mi sono addormentata sul divano e quando mi sono svegliata erano sopra di me. Ho cercato di divincolarmi, ma mi tenevano la testa e non sono riuscita a muovermi. A un certo punto ho avuto paura che potessero farmi del male, mi sentivo soffocata e mi sono paralizzata. Poi sono riuscita a spingerne via uno e mi sono rannicchiata, a quel punto hanno smesso».
Le difese degli imputati in una precedente udienza hanno prodotto un video, estratto dal cellulare di uno degli imputati, Davide Lupo, che però offrirebbe una scena diversa, ossia, secondo le difese, la consapevole partecipazione della donna ai rapporti sessuali. Cosa che ha innescato un giallo. La vittima della violenza nella sua testimonianza ha detto che quando ebbe consapevolezza di quello che le stava succedendo, vide uno dei giovani presenti nella stanza tenere un cellulare e di avergli chiesto di cancellare le foto. Quel cellulare finì poi nelle mani dei Carabinieri che attraverso una consulenza hanno detto di non aver trovato ne foto ne video di quella serata. Il telefonino una volta restituito a Lupo sarebbe finito nel possesso di un “esperto informatico”, ma a Dubai, e questi è riuscito a tirare fuori le immagini, prodotte dunque al Tribunale.
Questo esperto è stato sentito oggi dai giudici, teste della difesa di Lupo. E’ stato sentito in videoconferenza, collegato da Dubai dove risiede e lavora. Si tratta di Kevin Bistrò, che si è presentato quale tecnico dipendente da una impresa statunitense di cybersecurity. Ha detto che da nove anni vive a Dubai e di conoscere da tempo Lupo, che a lui si è rivolto proprio per cercare quel video sul suo iphone. Senza scendere molto negli aspetti tecnici, ma indicando i passaggi sufficienti, rispondendo alle domande delle difese, Bistrò ha spiegato di aver trovato quel video, “nascosto” nel mondo segreto del'”icloud”, dove pare finisca tutto quello che c’è nei nostri apparati informatici, anche quando noi pensiamo di averli rimossi.
Il processo adesso si avvia verso la discussione con altre udienze fissate per la fine di novembre
Attualità
Genova – Le storie di Margherita Asta e Rino Giacalone si sono intrecciate nel tempo, unite dal comune impegno per la verità e la giustizia. Rino Giacalone, direttore di TrapaniOggi.it e giornalista di cronaca, ha incontrato Margherita anni fa, intervistandola sulla tragica strage di Pizzolungo, avvenuta il 2 aprile 1985. Quel giorno, la mafia uccise la madre di Margherita, Barbara Rizzo, 31 anni, e i suoi fratellini gemelli Giuseppe e Salvatore, di appena 6 anni.
“Una storia apparentemente piccola, che molti volevano dimenticare – racconta Rino Giacalone – ma che da sempre sappiamo essere parte di una vicenda molto più grande: quella del nostro Paese. La nostra democrazia e la nostra libertà si fondano su commistioni e compromessi tra pezzi delle istituzioni e la mafia, una realtà di una gravità assoluta”. La strage di Pizzolungo non fu un episodio isolato, ma il riflesso di un sistema criminale che ha cercato di piegare la società civile al proprio potere”.
Anche se senza incontrarsi direttamente, negli ultimi giorni le loro strade si sono incrociate ancora una volta tra Genova e il Tigullio. Il 6 febbraio, Margherita Asta ha portato la sua testimonianza nelle scuole del Tigullio, sottolineando come la Memoria non sia solo un dovere di chi ha subito perdite personali, ma un impegno collettivo, necessario per costruire un futuro libero dalle mafie.
Il 14 febbraio, Rino Giacalone ha parlato davanti a una sala gremita al Genova Blue District, raccontando la sua esperienza di giornalista e cittadino impegnato nella ricerca della verità. Due incontri, due storie, un’unica missione: quella di far conoscere e ricordare ciò che è stato, affinché non si ripeta.
Questi due percorsi si intrecciano in un anno significativo: il 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, sarà celebrato a Trapani. La città che ha segnato profondamente le loro vite diventerà il centro di una riflessione collettiva sulla necessità di un impegno continuo contro la criminalità organizzata.
Margherita Asta e Rino Giacalone ci ricordano che il cambiamento passa attraverso le scelte di ognuno di noi. La Memoria non è solo un esercizio del passato, ma uno strumento per costruire un presente e un futuro più giusti.
Attualità
Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, una ricorrenza internazionale istituita per commemorare le vittime dell’Olocausto. Questa data è stata scelta perché il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, simbolo della Shoah. Il Giorno della Memoria è dedicato al ricordo dei milioni di ebrei, oltre a rom, sinti, disabili, oppositori politici, omosessuali e altre vittime perseguitate e sterminate dal regime nazista e dai suoi alleati. L’obiettivo della giornata è quello di mantenere viva la memoria storica affinché tragedie simili non si ripetano mai più, promuovendo la riflessione sui valori di libertà, giustizia e rispetto per tutte le persone.
In questa giornata voggliamo parlarvi di Liliana Segre che è una figura emblematica del nostro tempo, una donna che ha trasformato un passato di sofferenza in un messaggio universale di pace, tolleranza e memoria.
Nata a Milano il 10 settembre 1930, Liliana aveva solo 13 anni quando fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Il suo numero di matricola, 75190, inciso sulla pelle, è diventato un simbolo indelebile di una tragedia collettiva che ancora oggi risuona nelle coscienze di chi vuole comprendere e ricordare.
Sopravvissuta agli orrori della Shoah, Liliana ha fatto della sua esperienza un potente strumento di testimonianza. Per anni, il dolore le ha impedito di parlare, ma dal 1990 ha deciso di condividere la sua storia, guidata dalla consapevolezza che la memoria è l’antidoto più efficace contro l’odio e l’indifferenza. Le sue parole, cariche di emozione e dignità, sono rivolte soprattutto ai giovani, ai quali ricorda l’importanza di resistere a ogni forma di discriminazione e razzismo.
Nel 2018, Liliana Segre è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un riconoscimento al suo impegno civile e morale. In questa veste, continua a lottare contro l’odio, promuovendo iniziative per il dialogo e la comprensione reciproca. La sua voce non si limita a narrare il passato, ma si erge come monito per costruire un futuro migliore.
Il Giorno della Memoria, istituito il 27 gennaio, data della liberazione del campo di Auschwitz nel 1945, è un momento cruciale per ricordare le vittime dell’Olocausto e riflettere sui pericoli della negazione e del revisionismo storico. In questa giornata, le parole di Liliana Segre assumono un significato ancora più profondo. La sua testimonianza ci invita a non voltare lo sguardo di fronte alle ingiustizie, a coltivare la memoria come patrimonio collettivo e a educare le nuove generazioni alla responsabilità e alla solidarietà.
“Non sono una persona straordinaria, sono solo una donna che ha scelto di vivere,” ha dichiarato Liliana Segre in diverse occasioni. Eppure, il suo coraggio, la sua resilienza e la sua capacità di trasformare il dolore in una lezione universale la rendono un esempio straordinario di umanità.
Il Giorno della Memoria è anche un appello a mantenere viva la consapevolezza storica per contrastare i nuovi volti dell’intolleranza. Liliana Segre, con la sua vita e le sue parole, è una luce che illumina questo cammino, ricordandoci che la memoria è il ponte tra il passato e il futuro.
leggi il racconto di Liliana segre Matricola-75190
Tratto da Memoranda. Strumenti per la giornata della memoria, a cura di D. Novara, edizioni la meridiana,Molfetta, 2003