• Trapani
    “Le decisioni devono essere collegiali”
    Processo "Artemisia bis": in aula ascoltati tre dirigenti Inps
    Redazione16 Luglio 2025 - Cronaca
  • tribunale trapani Cronaca

    Trapani – Due dirigenti di medicina legale, un funzionario informatico arrivati a Trapani dalla sede nazionale dell’Inps, da Roma. Sono i tre testi ascoltati dinanzi al giudice monocratico Chiara Badalucco nell’ambito del processo che vede imputati di falso medici legali e componenti delle commissioni Inps di Trapani per il rilascio delle invalidità civili. Si tratta del cosiddetto processo “Artemisia bis”. Un troncone della maxi indagine “Artemisia”, appena conclusa con numerose sentenze di condanna per corruzione, che ha riguardato principalmente l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto.

    L’inchiesta

    L’inchiesta”Artemisia” condotta dai Carabinieri di Trapani, attraverso intercettazioni, audio e video, mise in evidenza anche l’esistenza di “scorciatoie” che l’on. Lo Sciuto usava per far riconoscere titoli di invalidità civile a soggetti da lui indicati. E questo attraverso l’allora coordinatore dei servizi di medicina legale dell’Inps, Rosario Orlando, anche lui condannato nello stesso processo. I servizi di indagine avviati presso l’Inps, fecero emergere le circostanze che hanno portato all’apertura di un diverso troncone investigativo e infine a processo diversi medici. Sono finiti imputati per numerose visite che si sarebbero svolte senza il plenum dei componenti, salvo poi far comparire tutti presenti nella fase finale, con la stesura dei relativi verbali.

    Nel corso del dibattimento gli stessi imputati o i testi della difesa, al contrario di quanto sostenuto dall’accusa, hanno affermato che si trattava di prassi consolidata a fronte anche delle carenze organizzative, e quindi poteva accadere che contemporaneamente più commissioni nella stessa giornata potevano riunirsi con gli stessi componenti, che passavano da una stanza all’altra, e che l’esito finale veniva da tutti deciso sulla base della documentazione consegnata dall’utente chiamato a visita, a prescindere se per l’esame diretto si fosse tutti presenti o meno. Nell’ultima udienza di ieri la giudice Badalucco ha chiamato a testimoniare tre alti dirigenti dell’Inps.

    I testi

    L’informatica Nicolina D’Occhio, i medici legali Giuseppe Fatigante e Andrea Cavalli. La teste D’Occhio ha illustrato il funzionamento del sistema informatico relativo alla stesura dei verbali e la sua testimonianza sarà approfondita con un accesso che il giudice ha deciso di chiedere all’Inps (direzione informatica) sui verbali oggetto dei presunti falsi, al fine di appurare per ogni caso gli orari di apertura e chiusura e l’utente che li ha gestiti.

    Tra alti e bassi la testimonianza invece del teste Fatigante che ha escluso – citando la vigente normativa di legge – la possibilità di commissioni che possano operare consentendo lo scavalco ai componenti, per poi dire che a lui nel tempo erano giunte voci – nel corso di non specificate conviviali a margini di convegni e seminari – che alcune commissioni operavano in questo modo, senza però saper dire la fonte della notizia e quali fossero queste commissioni. A domanda della difesa però ha detto “che non risultano procedimenti disciplinari disposti a danno di dirigenti e medici”. Insomma le voci da una parte la presunta disattenzione a fronte della violazione della norma dall’altra. Ha escluso che la questione possa essere una prassi consolidata, per far fronte al carente numero di medici incaricati, per poi sottolineare che si sta procedendo alla stesura di un regolamento che disciplinerà anche il funzionamento delle commissioni Inps, stabilendo l’impossibilità che le visite (tranne quelle domiciliari) possano essere svolte senza il plenum dei componenti, tutti devono essere presenti nel corso delle visite: “la collegialità nelle commissioni è inderogabile” e “le commissioni devono essere complete in tutte le loro componenti…la regola è la collegialità, lo scavalco è escluso”.

    Per le difese però è stata “una testimonianza farraginosa”. A settembre il processo riprenderà, per avviarsi verso la discussione finale





  • Trapani
    Processo Artemisia la Sentenza: “la loggia non c’è, ma c’è la corruzione”
    Condannati l'ex deputato regionale Lo Sciuto e l'ex presidente Anfe, Paolo Genco. Condanne anche per tre poliziotti, Passanante, Virgilio e Giacobbe. Assolto l'ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante jr
    Rino Giacalone27 Giugno 2025 - Cronaca
  • Tribunale Trapani Cronaca

    Trapani – di Rino Giacalone – A Castelvetrano la folla di logge della massoneria è ufficiale e registrata, agli atti di diverse commissioni parlamentari d’inchiesta, ma non è mai esistita una loggia segreta capeggiata dall’ex enfant prodige della politica trapanese, l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto, esponente del centrodestra e per lungo periodo “intimo” con il ministro Angelino Alfano.

    Il filone della massoneria segreta è stato uno dei capitoli del processo scaturito dall’operazione “Artemisia”, condotta nel 2019 dai Carabinieri. Ma è stato cancellato dalla pronuncia del “fatto che non sussiste”.

    La loggia segreta non esiste, ma nel processo il capitolo massoneria più volte ha fatto capolino, l’attività delle logge è rimasta, in chiaro/oscuro, sullo sfondo della scena affaristica che le difese avevano presentato essere solo espressione della ricerca di consenso elettorale con il bollino della legalità, e invece è stata severamente colpita dal Tribunale con condanne parecchio severe.

    I giudici hanno riconosciuto esistere attorno all’ex deputato Giovanni Lo Sciuto una “galassia”, per usare un termine ascoltato in alcune arringhe, dove si concordavano , corruzioni a più livelli all’interno delle istituzioni. C’era l’Inps, dove grazie al referente, il medico Rosario Orlando, si “regalavano” le invalidità secondo i desiderata di Lo Sciuto, ma anche la formazione professionale, che faceva riferimento all’allora presidente Anfe, Paolo Genco. Dentro il cerchio magico anche uomini in divisa, tre poliziotti, dei quali due di livello, investigatori del Commissariato e della Dia, Salvatore Passanante e Salvatore Virgilio, e poi Salvatore Giacobbe, anche loro a disposizione dell’on. Lo Sciuto.

    Il Processo: le condanne, le assoluzioni

    Quattro anni di processo, 75 udienze, ore e ore di intercettazioni trascritte, decine di testimoni ascoltati. Oggi quasi dopo cinque ore di Camera di Consiglio, il Tribunale, presidente giudice Franco Messina, a latere i giudici Bandiera e Cantone, ha letto la sentenza.

    Condannati: Giovanni Lo Sciuto, dodici anni, Paolo Genco, otto anni, Giuseppe Angileri, sei anni, Isidoro Calcara, quattro anni, sei anni ciascuno per Salvatore Passanante, Salvatore Virgilio, Vincenzo Giammarinaro, sette anni per Salvatore Giacobbe e Rosario Orlando, 7 anni.

    Pronuncia completamente assolutoria per Maria Luisa Mortillaro, Tommaso Geraci, nonché coloro i quali erano stati ritenuti appartenente ad una loggia segreta (dichiarata però inesistente dai giudici) assieme a Lo Sciuto e al poliziotto Passanante e cioè sono usciti indenni dal processo Gaspare Magro, Felice Errante jr, Vincenzo Chiofalo, Giuseppe Berlino, Luciano Perricone.

    Le richieste del Pm Sara Morri

    Il pubblico ministero, Sara Morri, aveva chiesto le condanne per tutti gli imputati, ma non le ha ottenute, ma va sottolineato che dal Tribunale, tranne che per la parte riguardante le imputazioni relative alla violazione della legge Anselmi, quella contro la massoneria segreta, ha ricevuto pieno accoglimento delle accuse sul giro corruttivo riconosciuto esistere attorno all’on. Lo Sciuto che durante la sua attività parlamentare, dopo essere stato per anni esponente politico di spicco del centro destra al Comune di Castelvetrano e alla Provincia regionale, una volta approdato all’Ars, a Palazzo dei Normanni, è stato anche vice presidente della commissione regionale antimafia.

    Un vorticoso muoversi tra i palazzi della politica e delle istituzioni, per garantirsi un potere risultato però sporco, e parecchio spregiudicato, anche rispetto alle parole che sono state spesso ascoltate dagli investigatori durante le intercettazioni. Una spocchiosità , che può anche essere tollerata, ma che nel suo caso era circondata da un alone criminogeno.

    Tra novanta giorni leggeremo le motivazioni della sentenza. Poi la parola passerà alle parti, accusa e difesa per eventuali appelli, scontati quelle dei difensori degli imputati condannati.

    Gli espisodi riconosciuti

    Tra gli episodi riconosciuti quello delle minacce veicolate in modo mediatico contro l’allora assessore regionale alla Formazione Bruno Marziano, parecchio restio a sostenere i voleri di Lo Sciuto e del presidente Anfe Genco. Ma non meno pesanti le riconosciute accuse nei confronti dei tre poliziotti, che se sono usciti assolti per un paio di capi di imputazione, per i fatti che li hanno visti condannati sono indicati essere stati vere e proprie “gole profonde” a favore di Lo Sciuto, svelando in alcune occasioni l’esistenza di indagini e intercettazioni a suo danno. Giro di favori che veniva contraccambiato con assunzioni all’Anfe.

    Chi è uscito dal Processo

    E’ uscito dal processo l’episodio che ha visto “vittima” la dirigente scolastica Loana Giacalone: per non aver concesso all’Anfe uso di aule scolastiche di una scuola di Castellammare del Golfo, per lo svolgimento di corsi di formazione professionale, venne raggiunta nel suo ufficio da Genco che la redarguì con minacce. Per i giudici però non erano minacce, l’episodio è strato riqualificato in tentata violenza privata e hanno dichiarato il non doversi procedere per mancanza di querela, come prevede la norma. Nel processo però la preside Giacalone non si era sottratta dal raccontare quella giornata particolare vissuta a scuola, per la visita di Genco.

    Le indagini dei carabinieri

    Un compendio affaristico quello venuto fuori grazie alle indagini dei Carabinieri del Comando provinciale di Trapani, e riassunto nel lavoro coordinato dai pm Sara Morri e Francesca Urbani. Gli imputati attorno a Lo Sciuto sarebbero stati come dei moschettieri, uno per tutti e tutti per uno. Moschettieri…del malaffare. La struttura processuale è risultata netta nel descrivere in che modo l’ex deputato Lo Sciuto ed i suoi più fidati collaboratori erano soliti adoperarsi per garantirsi il raggiungimento degli obiettivi prefissati: “Appena uno ha un problema gli altri si adoperano a risolverlo senza remore, tutti a disposizione dell’altro”. La segreteria politica di Lo Sciuto una specie di “sportello unico” per risolvere ogni “guaio” e ogni “problema”, di qualsivoglia natura, in particolare le “pratiche” Inps dove ad occuparsene era il coordinatore del servizio di medicina legale dell’Inps di Trapani, Rosario Orlando. Tutti legati con Lo Sciuto da “un patto”. Comune denominatore la “messa a disposizione per risolvere interessi privati”.

    Chi è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici

    I giudici hanno dichiarato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Genco, Lo Sciuto, Angileri, Orlando, Passanante, Virgilio, Giammarinaro, Giacobbe e Calcara. Lo Sciuto, Angileri, Orlando e Calcara dovranno pagare i danni e le spese legali all’Inps, al ministero dell’Interno, al Parlamento regionale e all’assessorato regionale alla Formazione.

    Pronuncia di prescrizione

    Pronuncia di prescrizione per l’Anfe, a proposito delle sanzioni amministrative, e per Vincenzo Barone, scomparso di recente e per il quale i giudici hanno dovuto applicare la formula “per morte del reo”

     





  • Pubblicità

  • Ricerca articoli

    Stai cercando un articolo passato?

    Puoi filtrare per data, autore o titolo.

    Cerca articoli →

  • Altre Notizie di Cronaca
    Redazione
    Redazione
    Laura Spanò
    Redazione
    Redazione
    Redazione
    Redazione
    Auto dei carabinieri
    Redazione
    Rino Giacalone
    Redazione
    pensioni anziani
    Redazione
    fa caldo vignetta
    Redazione