• Trapani
    Omicidio Liborio Como: condannato a venti anni Carmelo Alogna
    L'uomo fu ucciso al culmine di una lite
    Laura Spanò4 Febbraio 2026 - Cronaca
  • Liborio Como Cronaca

    Trapani – Carmelo Alogna 40 anni, pregiudicato di Trapani è stato condannato a venti anni di carcere dal gup del tribunale del capoluogo, giudice Massimo Corleo, per l’omicidio di Liborio Como, 53 anni, ucciso a gennaio dello scorso anno. Alogna dopo il rinvio a giudizio chiesto dalla Procura, aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Ieri la sentenza: venti anni.

    Il delitto di Liborio Como, muratore ed ex pizzaiolo, commesso, in via Urbino, nel rione popolare di San Giuliano ad Erice, sarebbe maturato nell’ambito di una gestione di una casa popolare. La vittima fu raggiunta da alcuni fendenti che non gli lasciarono scampo.

    L’assassino avrebbe utilizzato uno stiletto, un’arma simile ad un pugnale. Il cadavere venne ritrovato nei pressi di un locale, conosciuto come «A Putia». Como ferito, era riuscito ad uscire fuori, e a sedersi su una sedia, per poi stramazzare a terra, venne soccorso mentre si trovava disteso sul marciapiede, davanti alla saracinesca del locale.

    Quando arrivò l’ambulanza, i sanitari del 118 cercarono di rianimarlo, ma non ci fu nulla da fare.

    Dalla ricognizione cadaverica, eseguita dal medico legale, il corpo presentava ferite da arma da taglio alla testa e al torace. All’alba del 17 gennaio Carmelo Alogna si presentò in questura confessando di essere l’autore del delitto, ribadendo però di non ricordare quanto era successo la sera precedente.

    «Ieri mattina – confessò Alogna in questura – ho iniziato a bere, ho tirato cocaina, poi sono andato alla taverna, cercavo Liborio mi è venuto di fronte e gli ho detto tua nipote quanto tempo ci deve mettere a lasciare la casa, è già un anno che sono in difficoltà poi non ricordo più nulla».

    «Verso le tre del mattino mi sono ripreso e ho cominciato a ricordare qualcosa». Da qui la decisione di rivolgersi alla sorella: «mio cognato – confessa Alogna – mi ha detto cosa avevo fatto e che c’era un morto».

    Agli investigatori della Squadra Mobile a fare il nome di Alogna era stata però la sua ex compagna, giunta sul luogo del delitto mentre la Polizia ancora faceva i rilievi ed il medico legale procedeva ai primi esami.

    Liborio Como era conosciuto da tutti era una brava persona, aveva solo cercato di aiutare ancora una volta la nipote. In più di una circostanza sarebbe infatti intervenuto per dirimere liti e dissapori tra i due ex relativi ad un alloggio popolare che Alogna aveva lasciato dopo l’interruzione della relazione. L’ultimo incontro quello in via Urbino fu fatale per l’uomo.





  • Mazara del Vallo
    Furti a Mazara del Vallo, tribunale condanna un uomo
    La pena detentiva è stata sostituita con la detenzione domiciliare
    Redazione30 Gennaio 2026 - Cronaca
  • NuovasedeTribunalediMarsala e1737563661136 Cronaca

    Mazara – Il tribunale di Marsala ha condannato a due anni e 4 mesi di reclusione e inflitto una multa di 600 euro, Gaetano Lo Pinto, ritenuto responsabile di diversi episodi di furto aggravato e simulazione di reato avvenuti a Mazara.

    La sentenza è stata emessa il 19 gennaio scorso dal Tribunale di Marsala, al termine di un procedimento definito con rito abbreviato, richiesto dalla difesa dell’imputato e tenendo conto della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Marsala

    I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 18 e il 26 febbraio 2024 e riguardano una serie di furti aggravati, commessi in parte in concorso con Kevin Loreto, già condannato nell’ambito dello stesso procedimento penale. Le indagini sono state delegate ai Carabinieri – Compagnia e Stazione competenti – e al Commissariato di Mazara del Vallo, sotto il coordinamento della Procura di Marsala.

    Al termine del giudizio di primo grado, Lo Pinto è stato ritenuto colpevole dei reati a lui contestati e condannato anche al pagamento delle spese processuali. La pena detentiva è stata sostituita con la detenzione domiciliare per una durata corrispondente a quella inflitta dal Tribunale.

    Come previsto dalla legge, resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale giudizio definitivo.





  • Castellammare del Golfo
    Mafia: Domingo, la sentenza è definitiva
    Processo "Cutrara": la Cassazione respinge appello, don Ciccio "Tempesta" deve scontare 24 anni
    Rino Giacalone24 Ottobre 2025 - Cronaca
  • Domingo 1 1 Cronaca

    Castellammare del Golfo – di Rino Giacalone – Era stato l’unico dei condannati, nel troncone ordinario del processo “Cutrara” sulla mafia castellammarese, a ricorrere in Cassazione, ma da mercoledì scorso la sua condanna è definitiva.

    Ancora una condanna per associazione mafiosa, 24 anni divenuti 30 in prosecuzione con un’altra condanna. Francesco Domingo, conclamato capo mafia di Castellammare del Golfo, fu arrestato il 16 giugno del 2020 dai Carabinieri di Trapani nell’ambito della cosiddetta operazione antimafia “Cutrara”.

    Tra le sue mani affari tra mafia e politica, e controllo del territorio, nulla poteva sfuggire alla sua gestione. E secondo quanto emerso dalle indagini prima e dal processo dopo, questo avveniva grazie anche ad una sorte di rispetto che comunemente di lui in città ne faceva quasi un intoccabile e una persona alla quale non poter dire di no.

    Una società nel suo complesso se non collusa, avrebbe permesso a don Ciccio “Tempesta” di godere di un certo ruolo cittadino, quello peggiore. Una parte della comunità però si è ribellata e attraverso alcune associazioni si è costituita parte civile nel processo, adesso don Ciccio Tempesta dovrà pure occuparsi dei risarcimenti. Intanto nei mesi scorsi ha anche subito un sequestro di beni.

    Nel luglio del 2022 i giudici d’appello lo hanno condannato assieme a Antonino Rosario Di Stefano e Salvatore Labita, questi ultimi non hanno però appellato le condanne, rispettivamente 3 anni il primo e 22 mesi il secondo, molto inferiori rispetto a quella di don Ciccio Tempesta. I due si sono occupati di togliere di mezzo delle microspie in un locale usato da Domingo per degli incontri.

    L’operazione “Cutrara” scattò nell’estate 2020, Domingo da poco era tornato libero dopo una precedente lunga condanna e in assenza di capi si era lui stesso nominato boss di Castellammare del Golfo. Per lui tanti “assabinirica”, e tanti sarebbero andati a busare alla sua porta a chiedere favori e aiuti. Oppure accadeva che lui stesso si presentava alla porta di chi a suo dire “sgarrava”.

    A suo carico anche i rapporti con Cosa nostra americana e la famiglia dei Bonanno, che aggiornavano il capo mafia di Castellammare delle dinamiche e degli equilibri di Cosa Nostra oltreoceano.

    Il suo ruolo nella consorteria mafiosa è desumibile già da quanto processualmente accertato nel 2002: Domingo aveva anche curato l’organizzazione di un incontro tra Gaspare Spatuzza e Matteo Messina Denaro, entrambi latitanti, nel corso del quale erano state assunte decisioni sulla custodia delle armi a disposizione delle famiglie mafiose trapanesi.





  • Palermo
    I giudici motivano la condanna a Martina Gentile “Era tra le persone più vicine a Matteo Messina Denaro”
    La donna è stata condannata a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati
    Redazione22 Ottobre 2025 -
  • MartinaGentileMessinaDenaro

    Palermo – «Non appare credibile che Martina Gentile abbia appreso della relazione esistente tra la madre e Messina Denaro solo dopo l’arresto della Bonafede, posto che la stessa Bonafede, nelle sue spontanee dichiarazioni, ha riferito che, di fatto, lei e la figlia avevano costituito con il latitante Messina Denaro una famiglia, seppure anomala per non esserci mai stata una convivenza tra loro; e la stessa Gentile, d’altra parte, nella lettera scritta a Messina Denaro si rammaricava del fatto che i rapporti non potessero essere più quelli di un tempo».

    È uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con cui il gip di Palermo ha condannato Martina Gentile, figlia della maestra Laura Bonafede, storica amante del boss Matteo Messia Denaro, a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati.

    Il provvedimento è stato depositato nei giorni scorsi.

    Martina Gentile aveva negato di essere a conoscenza della storia d’amore tra la madre, moglie di un mafioso ergastolano, e l’allora latitante e si era detta pentita di aver provato affetto per il capomafia ricercato.

    Affermazioni a cui il gip, che riporta brani delle lettere che Gentile scriveva al boss, non ha creduto.

    «Non sapevo cosa fare, cosa dirti prima ti avrei voluto dire di darmi un passaggio e ti fermavi a mangiare a casa … utopia! Incredibile come ci hanno tolto tutto», si legge in uno dei pizzini che Gentile mandava a Messina Denaro riportato nella sentenza.





  • Trapani
    Trapani, il sindaco interrompe il silenzio e manda a dire…
    Tranchida dopo la diffusione della notizia sulla condanna per diffamazione replica e smentisce chi gli ha dato del pregiudicato
    Rino Giacalone17 Ottobre 2025 - Politica
  • Tranchida Giacomo sindaco Trapani Politica

    Trapani – di Rino Giacalone  – La notizia è di qualche giorno addietro. Relativa alla condanna per diffamazione del sindaco Giacomo Tranchida. Un procedimento giunto al secondo grado di giudizio, la Corte di Appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Trapani.

    Tranchida è stato condannato a proposito di un fatto risalente al 2018, quando durante una conferenza stampa, a ridosso dello scandalo “parcheggi” scoppiato ad Erice e dissoltosi come una bolla di sapone, diede del “fallito” all’imprenditore Riccardo Agliano, quello che con la sua denuncia aveva indotto la magistratura ad aprire un fascicolo, finito però in archivio, dopo una misura cautelare che colpì, ingiustamente dissero presto i giudici, la sindaca di Erice Daniela Toscano.

    Tranchida prese la parola quando a qualcuno sembrò giusto, per i boatos che per giorni si susseguirono, allargare i confini di quello scandalo che tale, ripetiamo, non era. Agliano querelò, e per due volte ha avuto ragione dai giudici, Tranchida, dicono le sentenze, lo ha diffamato, per questo il sindaco è stato condannato a pagare una multa da 500 euro e le spese legali.

    In tempi in cui in Italia alla buonanima, ma pur sempre pregiudicato, del cavaliere Silvio Berlusconi si dedicano aeroporti e ponti che hanno ancora da venire (Messina), e negli Usa il condannato Trump è alla guida del Paese più democratico al Mondo, ma l’elenco, dei condannati alla guida di qualcosa, potrebbe essere ancora più lungo, ma ci fermiamo qui per non mettere la notizia alla fine di questo articolo, a Trapani avere il sindaco condannato per diffamazione è cosa seria e che incrina (sic) il governo democratico della Città.

    Da qualche giorno su questa vicenda è questo quello che si sostiene. Ai veri scandali passati e attuali, si preferisce parlare di questa sentenza.

    Da settimane rispetto al can can armato sui social, a cominciare da quelli firmati dall’imprenditore Valerio Antonini, il sindaco Giacomo Tranchida ha scelto la via del silenzio. Nessuna replica. Dinanzi però al fatto di essere stato “spacciato” come pregiudicato ha deciso di rispondere.

    “Ho le spalle larghe e nel tempo ho sempre, mantenuto la schiena dritta: il tempo è galantuomo ..” esordisce e aggiunge: “Le sentenze non si commentano, se non se ne condivide il percorso logico – motivazionale, si impugnano nelle competenti sedi giudiziarie. Nel merito della vicenda, conoscendo bene i fatti ericini (e gli antefatti politici) confermo il mio negativo giudizio sull’imprenditore che si è sentito offeso per averlo definito “fallito”.

    In città di personaggi che possono essere definiti con tale aggettivo se ne sono succeduti diversi, in ogni tempo, compreso quello che stiamo vivendo, e sono certo che il futuro prossimo ce ne lascerà altri in “dono”… Per quanto da tempo ho deciso di far correre le deliranti esternazioni dell’imprenditore Antonini – riservandomi, come ogni cittadino, il diritto di notiziare le autorità competenti, registro che lo stesso, per l’ennesima volta, ha perso l’occasione di tacere per non vestirsi di ridicolo”. Non sono pregiudicato. “Rispetto a quanto affermato dal Sig. Antonino (errore di battuta, o altro? ndr) mi corre l’obbligo di notiziare la comunità cittadina, che mi onoro di rappresentare, che il sottoscritto non e’ affatto un pregiudicato. Anche il meno capace e preparato degli studenti di giurisprudenza conosce bene che la qualifica di pregiudicato si acquisisce solo quando la sentenza di condanna diventa definitiva, fino ad allora vige il principio della presunzione di innocenza”.

    Sulla querela Agliano quindi Tranchida farà ricorso in Cassazione.

    Ma a dimostrazione che non è un pregiudicato promette una cosa. Mostrare il certificato penale. “Magari – dice – potremmo pubblicare i rispettivi certificati penali, qualora servisse. Mi sovviene una riflessione: che io abbia conseguito il diploma di Ragioniere è noto, come è noto che sono abbastanza bravo in matematica: in politica e in tutte le democrazie bisogna quotidianamente fare i conti, contarsi e con le persone vicine anche tirare le somme. Sono “belli” i numeri, non mentono mai. Il Signor Antonini (stavolta il cognome è scritto correttamente ndr) che definendomi pregiudicato ci ha elargito questo ennesimo strafalcione di diritto, dice di avere ottime conoscenze giuridiche e di essere circondato da esperti di diritto …!? Beh, forse i conti con il diritto a lui non tornano”.
    In fine un post scriptum: “Ps ..non sono mai stato a libro paga di alcuno, ancor meno dell’Antonini di turno”. Trapani e i boatos. Una, brutta, abitudine che purtroppo spesso rinverdisce.





  • Trapani
    Fazio condannato per percosse, l’ex sindaco chiarisce
    La vicenda riguarda la lite avvenuta a Marettimo il15 agosto 2020
    Redazione8 Ottobre 2025 - Cronaca
  • Fazio Cronaca

    Trapani – L’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio ha inviato a TrapaniOggi una nota di precisazione a proposito della condanna emessa ieri mattina 7 ottobre dal giudice di pace D’Alessandro, che lo ha riconosciuto colpevole.

    «Mi preme chiarire – scrive Fazio – che il giudice mi ha condannato per percosse e non per lesioni personali, come invece è stato erroneamente riportato da diversi organi di stampa».

    La vicenda riguarda la lite avvenuta a Marettimo il15 agosto 2020. Fazio presentò ua querela nei confronti del ragazzo allora 17enne L.F.

    L’ex sindaco ha allegato anche la sentenza del Tribunale dei Minorenni di Palermo. In quella sentenza n. 37/2025  depositata l’8 luglio scorso, il giudice ha riconosciuto “pienamente provata la responsabilità dell’imputato” per il reato di lesioni personali. Secondo la decisione, risultava «oltre ogni ragionevole dubbio che il 15 agosto 2020 L.F. abbia colpito con una testata al volto Fazio Girolamo, provocandogli un trauma cranico non commotivo e una ferita all’arcata sopraccigliare destra con prognosi di 30 giorni».

    Il giovane è stato dichiarato responsabile ma ha ottenuto il perdono giudiziale, in ragione della minore età e dell’assenza di precedenti.

    Il commento di Fazio

    «Alla luce di ciò, appare quanto meno sorprendente – dice Fazio –  la sentenza emessa dal giudice di pace, che sembra smentire e non tenere minimamente conto di quella del Tribunale collegiale. Attendo, pertanto, di leggere le motivazioni, anticipando che avverso la citata sentenza proporrò appello».

    Fazio sottolinea che nel processo minorile non ha potuto costituirsi parte civile, come previsto dalla legge, e che la sua versione dei fatti è stata comunque ritenuta attendibile e riscontrata dai medici e dai testimoni.

    «In quel processo, al quale non ho potuto prendere parte, essendo esclusa nel processo minorile la possibilità di costituzione di parte civile, il Tribunale ha ritenuto che “la disamina critica delle emergenze processuali consente di ritenere raggiunta la prova della penale responsabilità dell’imputato in ordine al reato ascrittogli”, rilevando che “le dichiarazioni della persona offesa appaiono attendibili…risultano riscontrate dal certificato di pronto soccorso…trovano conferma nelle dichiarazioni rese dagli altri testimoni».

    Due procedimenti e due sentenze: da un lato, il Tribunale dei Minorenni di Palermo che ha accertato la responsabilità del ragazzo per le lesioni inflitte all’ex sindaco; dall’altro, il Giudice di pace di Trapani che condanna Fazio per percosse, in relazione alla stessa lite.

    Un incrocio di procedimenti che — come ribadisce l’ex sindaco — solleva più di un interrogativo sul coordinamento delle due decisioni e sui criteri adottati nella loro valutazione.





  • Trapani
    L’ex sindaco Girolamo Fazio condannato per lesioni personali
    I fatti si riferiscono alla lite avvenuta a Marettimo il 15 agosto 2020 con un ragazzo allora 17enne
    Redazione7 Ottobre 2025 -
  • Toga tribunale TpOggi 2

    Trapani – L’ex sindaco di Trapani Mimmo Fazio è stato condannato per lesioni personali. La sentenza emessa stamane dal Tribunale di Trapani, giudice D’Alessandro. Fazio è stato condannato a 516 euro di multa e al risarcimento della parte civile per 500 euro oltre al pagamento delle spese processuali.

    I fatti si riferiscono ad una vicenda che risale al 15 agosto 2020 sull’isola di Marettimo. Fazio in vacanza sull’isola mentre stava andando a pescare si trovò coinvolto in un gavettone lanciato da un gruppo di ragazzi che scherzavano tra loro.

    Lo scherzo non piacque all’ex politico che sorpreso dal gesto reagì nei confronti di uno dei giovani, e dalle parole si passò ai fatti.

    Nell’immediatezza dei fatti sulla vicenda le versioni furono controverse, il giovane di 17 anni sostenne che Fazio, durante il diverbio, lo avrebbe afferrato per i testicoli stringendoli, e che a quel punto lui avrebbe reagito colpendolo al volto, provocandogli una ferita sopraccigliare poi suturata con alcuni punti. Fazio, invece, ha sempre negato di aver aggredito il ragazzo, sostenendo di essere stato colpito all’improvviso.

    Sulla vicenda, che fece molto clamore all’epoca, non solo per il luogo di vacanza, per la figura di uno dei protagonisti in quel momento al centro di altre vicende, indagarono i carabinieri.

    Stamane a distanza di cinque anni la sentenza di un giudice ha messo la parola fine a questa vicenda.





  • Palermo
    Sconto di pena per l’ex operaio Andrea Bonafede, rimane l’accusa di favoreggiamento
    La corte dice no alla riqualificazione dell'accusa in associazione mafiosa della Procura
    Redazione16 Luglio 2025 - Cronaca
  • andrea bonafede Cronaca

    Palermo – La corte d’appello di Palermo ha ridotto da 6 anni e 8 mesi a 6 anni la pena inflitta ad Andrea Bonafede, cugino del geometra omonimo che prestò l’identità a Matteo Messina Denaro, e ritenuto uno dei principali favoreggiatori del capomafia. La sentenza oggi.

    La Procura generale, come già sostenuto in primo grado dal pm Gianluca De Leo, aveva chiesto la riqualificazione dell’accusa in associazione mafiosa visto il ruolo fondamentale svolto da Bonafede nella protezione e nell’aiuto del ricercato.

    Le indagini hanno svelato, infatti, che, oltre a fare la spola tra casa del latitante e lo studio del suo medico con certificati falsi e prescrizioni, Bonafede è stato l’ombra del boss, l’ha scortato a Palermo nel 2012 e nel 2014 (per spese e a farsi un tatuaggio), lo ha portato ad acquistare l’auto con i falsi documenti nel 2020 , gli ha consegnato il cellulare durante il ricovero all’ospedale di Mazara del Vallo ed è stato un prezioso aiuto per Messina Denaro in tutte le sue vicende sanitarie.

    Tutti elementi raccolti nel tempo dalla Procura e acquisiti nel processo di appello (il ricorso contro la condanna a 6 anni e 8 mesi fu fatto sia dalla procura che dalla procura generale) che evidentemente non sono serviti a far cambiare idea ai giudici sul reato da contestare all’imputato.





  • Enna
    Enna: Giuseppe Rugolo dimesso dallo stato clericale
    Della Commissione Speciale non faceva parte nessun siciliano
    Redazione14 Luglio 2025 - Cronaca
  • mons Gisana e Rugolo Cronaca

    Piazza Armerina (Enna) – Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 3 anni di carcere in appello per violenza sessuale a danno di minori, è stato dimesso dallo stato clericale.

    Della commissione speciale non faceva parte nessun siciliano per evitare contaminazioni con la diocesi: il vescovo Rosario Gisana, insieme al vicario giudiziale, attuale parroco del duomo di Enna, Vincenzo Murgano sono imputati per falsa testimonianza dopo il processo a Rugolo.

    La commissione avrebbe concluso per la colpevolezza di Rugolo in relazione agli episodi che riguardano altre due vittime del sacerdote, minori all’epoca dei fatti. La decisione, ora deve essere ratificata, così come vuole il diritto canonico dal dicastero per la dottrina della Fede.

    “La diocesi di Piazza Armerina – dice l’avvocato rotale Alessandro Camedda, consulente di Antonio Messina, vittima del sacerdote – credo sia stata volutamente estromessa da questo processo stragiudiziale data la sua posizione e quella del suo vescovo. Se il dicastero avesse voluto coinvolgerla avrebbe nominato i membri del tribunale diocesano di Piazza Armerina. Invece il processo si è celebrato con tutti membri non siciliani e in un albergo”.(Fonte Ansa)





  • Trapani
    Rimesso in libertà l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello
    Rimesso in libertà per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare
    Redazione18 Marzo 2025 - Cronaca
  • paolo ruggirello Cronaca

    Trapani – Rimesso in libertà per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare l’ex politico trapanese, Paolo Ruggirello. Era stato condannato a 12 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e si trovava agli arresti domiciliari in attesa del deposito delle motivazioni e della decisione della Cassazione. Stamattina è stato rimesso in libertà.

    A gennaio scorso  la Corte d’Appello di Palermo aveva confermato la condanna a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, respingendo il ricorso della difesa.

    I giudici d’Appello non avevano accolto neppure la richiesta del pg che per l’ex parlamentare regionale voleva una condanna più severa per associazione mafiosa.





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