Politica
Trapani – E’ il tema ricorrente in Consiglio comunale. Il quartiere di Villa Rosina perennemente costretto a fare i conti con i problemi atavici. In aula Fileccia (Futuro) ha attaccato il sindaco Tranchida dandogli dell’incapace. Ha ricordato che da Villa Rosina sono arrivati al primo cittadino i voti occorrenti per la rielezione nel 2023. Il sindaco ha replicato ricordando della campagna elettorale fatta proprio dal centrodestra mostrando finanziamenti a portata di mano che però poi sono risultati inesistenti. C’è di più, non si sono trovati mai i soldi che la Regione avrebbe dovuto mettere a disposizione per finanziare i bandi. Adesso a prendere la parola è il deputato Dem Dario Safina.
“Bisogna raccontare con franchezza come stanno le cose – dice – perché questa vicenda è diventata il simbolo di una politica regionale che preferisce l’annuncio alla responsabilità”.
Villa Rosina è un quartiere che da oltre trent’anni attende il completamento delle opere di urbanizzazione primaria: fognature, illuminazione pubblica, strade, marciapiedi. Servizi essenziali, non privilegi.
“Quando dalla fine del 2019 – sottolinea Safina – mi sono occupato direttamente di questa partita, da assessore ai Lavori pubblici, abbiamo rimesso in moto un progetto rimasto fermo troppo a lungo. Abbiamo avviato la verifica tecnica del quinto stralcio, un passaggio obbligato per poter andare in gara e trasformare finalmente le carte in cantieri. Proprio grazie alle azioni intraprese a partire dal 2019 dall’amministrazione Tranchida è emersa una verità rimasta per anni colpevolmente nascosta: la precedente amministrazione guidata da Girolamo Fazio (Giunta di cnetrodestra ndr) aveva perso i finanziamenti destinati a Villa Rosina a causa della propria inerzia. Una responsabilità che non fu mai assunta apertamente. Anzi, nel corso di una seduta del Consiglio comunale, rispondendo a un’interrogazione dell’allora consigliere Giuseppe Pellegrino, venne fornita alla città una versione dei fatti non corrispondente alla realtà, alimentando illusioni e occultando precise responsabilità politiche. In sostanza, nonostante le sentenze favorevoli l’amministrazione Fazio non inviò mai il progetto agli uffici regionali, vanificando così l’iter di anni di programmazione e progettazione”.
L’amministrazione Tranchida, trovandosi in eredità errori pesanti del passato, non si è voltata dall’altra parte. Ha ripreso in mano l’intera vicenda, ha redatto un nuovo progetto, lo ha candidato ai bandi disponibili nel periodo, ha lavorato sugli stralci con tenacia e continuità, nel tentativo di rimediare a scelte sbagliate e omissioni che avevano prodotto solo ritardi e danni. Un lavoro silenzioso e complesso, lontano dai riflettori, ma necessario per rimettere Villa Rosina dentro un percorso amministrativo credibile.
“Da deputato regionale – prosegue Safina – ho continuato a seguire questa vicenda con lo stesso rigore con cui l’avevo affrontata prima. Ho partecipato ad audizioni, incontri, assemblee pubbliche. Ho studiato bandi, delibere, programmazioni. E ho dovuto constatare una verità scomoda: il centrodestra al governo della Regione non ha mai davvero messo Villa Rosina tra le sue priorità. I tanto sbandierati Fondi di Sviluppo e Coesione sono stati usati come una parola magica buona per ogni stagione, ma nei fatti i progetti del quartiere non sono stati finanziati direttamente. Sono stati dirottati verso bandi generici, con risorse insufficienti, criteri penalizzanti e nessuna certezza sui tempi”.
“Nella riunione cittadina dell’8 maggio 2023 – aggiunge il deputato regionale del Pd – , i deputati del centrodestra presenti presero un impegno preciso davanti agli abitanti del quartiere: l’impegno del governo regionale e nazionale a reperire i fondi per la progettazione esecutiva e per il conseguente avvio dei lavori. In quella sede, noi deputati dell’opposizione dicemmo con chiarezza che, se quella fosse stata davvero la linea, non avremmo mai fatto mancare il nostro sostegno e il nostro contributo. Il punto, però, è uno solo: quegli impegni, ad oggi, non sono stati mantenuti. Negli incontri istituzionali e politici, sono stati gli stessi deputati regionali della maggioranza di centrodestra a chiedere all’amministrazione comunale di Trapani di “farsi trovare pronta”.
E per quanto mi risulta, l’amministrazione lo ha fatto fino in fondo, trasmettendo in Regione tutta la documentazione richiesta, i progetti e gli atti necessari. Il Comune, dunque, si è fatto trovare pronto. Oggi è quindi evidente che la responsabilità non è più a livello locale, ma ricade interamente sul governo regionale. Si è parlato di cantieri pronti a partire, di lavori imminenti, di svolte storiche. Ma la realtà, carte alla mano, è un’altra: nessun euro stanziato, nessuna copertura reale, nessun cronoprogramma credibile. Solo propaganda”.
Le conseguenze sono palpabili. Migliaia di persone che continuano a vivere senza servizi degni di questo nome. Villa Rosina è diventata il simbolo di una periferia evocata in campagna elettorale e dimenticata il giorno dopo. Una comunità a cui si continua a chiedere pazienza, mentre altrove ciò che qui è ancora un sogno è considerato normale amministrazione.
“Mi fa piacere – continua Safina – che gli abitanti di Villa Rosina continuino a sollecitarmi sui social per capire fino in fondo come stanno le cose. È un segnale di attenzione e di maturità civile. Ma la realtà dei fatti rimane questa, ed è una sola. Io non intendo tacere. Non intendo accettare che si giochi con le aspettative dei cittadini usando bandi improbabili e annunci roboanti. Villa Rosina non ha bisogno di slogan, ha bisogno di scelte politiche nette. Ha bisogno che la Regione si assuma finalmente la responsabilità di finanziare opere che non sono opzionali, ma necessarie anche per la tutela del territorio e dell’ambiente”.
Il sunto di questa situazione per Safina è solo uno, “Non siamo di fronte a un problema tecnico ma a una precisa volontà politica del Governo Regionale e quindi del centrodestra che lo sostiene: quella di escludere Villa Rosina dalla programmazione reale e di mascherare questa esclusione con la propaganda”.
La stagione dei diritti ignorati quindi. “Dopo trent’anni di attesa – conclude Safina – la vera urgenza non è l’ennesimo annuncio, ma un impegno concreto che trasformi le parole in fatti. Fino a quando questo non accadrà, il mio dovere sarà uno solo: non smettere di dirlo”