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Trapani – di Rino Giacalone – Ci mancavano solo le bizze del collegamento streaming, adesso ci si mette la moderna tecnologia per far caciara dentro l’aula consiliare di Palazzo Senatorio a Trapani, oppure conosciuto meglio come Palazzo Cavarretta, sede del Consiglio comunale.
Stasera l’assessora Giusi Poma ha ufficializzato le sue dimissioni dalla carica consiliare, in aula potrà sedere solo per la sua carica di componente della Giunta. L’uscita da consigliere comunale ha portato all’insediamento di Toto Braschi, che a Palazzo Cavarretta è presente oramai da tempo, ma perché sostituiva l’ex presidente Annalisa Bianco, sospesa, per quanto previsto dalla legge Severino, dopo la condanna per corruzione, subita nell’ambito dell’indagine sull’asp di Trapani denominata Aspide. Deve affrontare il processo di appello, ma intanto, secondo norma, tra pochi mesi la sospensione verrà meno e quindi, pur attendendo l’esito del ricorso contro la pena a lei inflitta, potrà tornare a sedere nello scranno consiliare che le spetta.
Braschi è quindi diventato consigliere comunale, con piena titolarità della carica, e a succedere nell’incarico della Bianco è stato Baldo Accardo. Stasera dopo avere definito le procedure, il Consiglio comunale è tornato ad avere il suo quorum. Ma ha anche vissuto simpatici battibecchi tra i consiglieri.
L’opposizione con Fileccia e Miceli hanno bollato tutto come una operazione tipica “da manuale Cencelli” applicata dal sindaco Giacomo Tranchida.
Contro Braschi e Accardo il leader di Fratelli d’Italia Maurizio Miceli non le ha mandate a dire, facendo addirittura intendere che durante la campagna elettorale del 2023, che lo vide sconfitto nella corsa alla sindacatura, battuto dall’eletto sindaco Tranchida, i due gli avrebbero assicurato appoggio nonostante facessero parte della lista Trapani Tua , di ispirazione centrista, vicina all’assessore regionale Turano, che aveva sottoscritto il patto con il suo avversario.
Miceli ha reclamato coerenza rispondendo da parte sua che mai abbandonerà i suoi ideali ed è tornato a schiacciare l’occhiolino al presidente dell’aula Alberto Mazzeo che per la verità non ha bisogno di spinte o di essere tirato per la giacca perché sebbene con Carpitenri rappresentino in aula Trapani Tua, hanno già un piede fuori dalla maggioranza. Mazzeo fuori dall’aula ha anche rimarcato che non deve suscitare alcuno scandalo “l’adesione di Braschi e Accardo alla maggioranza, o della stessa assessora Poma, non hanno tradito nessuno, hanno partecipato – ha detto – alle elezioni del 2023 sostenendo Tranchida e oggi continuano a farlo”.
Braschi e Accardo nei loro interventi hanno rivendicato l’azione politica, la costituzione del movimento civico Oltre, assieme all’assessora Poma, “niente sotterfugi o scambi, nessun manuale Cencelli, ma solo il riconoscimento della validità di un progetto politico, a cambiare casacca per tornaconto sono semmai altri”. Sul tema avrebbe voluto interbvenire la capogruppo del Pd per Trapani Monica Desideri, ma secondo il presidente Mazzeo avrebbe chiesto la parola fuori tempo massimo, e quindi ha chiuso la seduta rinviandola a lunedì prossimo.
Certo, lo dobbiamo dire, stona parecchio sentire parlare di “disgrazie” quando di mezzo ci sono pronunciamenti giudiziari, come per la Bianco, o di consiglieri stabilizzati. Parole fuori posto che non dovrebbero essere mai pronunciate in un’aula consiliare. Così come in un’aula consiliare non si possono sentire parlare certuni che hanno conti da regolare con altri. Il presidente Mazzeo da questo punto di vista fa i suoi richiami, ma deve prendere atto che ci sono norme del regolamento consiliare che impongono dentro il Consiglio comunale rispetto e decoro.
Frattanto stasera è arrivata dall’assessorato regionale alle Autonomie Locali la risposta al quesito chiesto dal presidente Mazzeo a proposito della famigerata procedura di decadenza di otto consiglieri comunali della maggioranza, cavalcata dall’opposizione, per le famose assenze consecutive che non sarebbero state giustificate, quando ci fu da affrontare la seduta straordinaria sulla querelle tra Comune e patron dello sport cittadino Valerio Antonini.
L’assessorato ha lamentato che sulla questione non hanno letto il parere del segretario generale Panepinto, e hanno nella sostanza invitato il presidente Mazzeo a chiederlo. Ma il numero uno del vertice apicale di Palazzo D’Alì sulla questione si è chiaramente già pronunciato, sostenendo che le assenze motivate per ragioni politiche – la maggioranza decise di disertare quelle sedute con un documento – non rientrano nella fattispecie di quelle non giustificate. In poche parole l’Assessorato alle Autonomie reclamando il parere del segretario generale, si tira fuori dalla controversia riconoscendo semmai unica competenza in capo al segretario generale. Le decadenze quindi meritano di andare in archivio.