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    “Abusi intollerabili”
    Caso "decadenze", le parole della maggioranza
    Redazione10 Giugno 2026 - Politica
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  • Aula del Consiglio comunale di Trapani durante il dibattito sul caso di acqua inquinata in un’abitazione con un giovane disabilePolitica

    Trapani – “Quando le stesse regole vengono interpretate in modo diverso a seconda di chi le invoca, non siamo più davanti a una questione amministrativa ma a un problema di credibilità delle istituzioni.”
    È questa la riflessione che rilascia la maggioranza nella conferenza dei capigruppo di ieri,  chiamata ad affrontare la vicenda della decadenza dei consiglieri comunali.
    “Abbiamo preso atto che per il consigliere Carpinteri è stata ritenuta valida, oltre alla motivazione politica, la circostanza di trovarsi fuori sede, mentre per la consigliera La Barbera (passata in opposizione giusto qualche giorno fa, sic!) è stata considerata sufficiente la certificazione di una scadenza della PEC. Al contrario, le ragioni di salute documentate dalla consigliera Patti – con certificazione medica e screenshot di conversazioni- così come quelle rappresentate dal consigliere Parisi, cardiopatico, le motivazioni lavorative del consigliere Guaiana e quelle di natura politica addotte dai consiglieri Grignano e Genco, che dichiara anche di aver subito minacce commesse all’oggetto di quei consigli comunali – opportunamente denunciate – e di aver temuto per la sua incolumità, sono state considerate irrilevanti.

    Una disparità di trattamento che consideriamo inaccettabile e che dimostra come questa vicenda abbia ormai assunto una dimensione politica e personale, ben lontana dal principio di imparzialità che dovrebbe guidare ogni decisione istituzionale”.

    Attacco a testa bassa al presidente Mazzeo, stavolta l’avvocato non ha evitato di prendersi un paio di colpi assestati.
    “Ancora più grave è il comportamento del Presidente del Consiglio Alberto Mazzeo che, in aperta violazione del regolamento e dello Statuto, ha deciso arbitrariamente di rinviare la questione al Consiglio comunale, nonostante i voti necessari per la decisione fossero 13 e non 12 come cristallizza la conferenza dei capigruppo, oltrepassando le responsabilità che il ruolo impone e demandando ad altri decisioni che avrebbero dovuto essere assunte nel rigoroso rispetto delle norme”.

    Adesso la parola passa all’Aula.

    “Da parte nostra, non intendiamo arretrare di un passo nella difesa delle noste ragioni e dei principi di uguaglianza e imparzialità. Ci difenderemo in ogni sede competente, compreso il TAR, perché le regole valgono per tutti oppure non valgono per nessuno. Questo è un vero e proprio sopruso politico perpetrato per meri ricollocamenti e che sovverte ogni principio democratico e costituzionale.

    Simili abusi non possono trovare accoglimento né essere tollerati in un paese democratico”.
    In effetti ieri sera Palazzo Senatorio somigliava a certe repubbliche delle banane, con tanto di musica cubana di sottofondo, mancava il boss con il sigaro. O forse c’era?

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