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    Fuga di notizie su Messina Denaro. Condannato ex ufficiale della Dia
    Redazione23 Ottobre 2026 -
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  • Matteo Messina Denaro arrestoRosfirma

    Palermo –  Dovrà risarcire l’Arma dei Carabinieri con 25 mila euro per il danno d’immagine provocato dalla fuga di notizie su alcune intercettazioni legate alle indagini sulla latitanza di Matteo Messina Denaro. È quanto stabilito dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Sicilia, nei confronti di Alfio Marco Zappalà, ex tenente colonnello dei Carabinieri, già in servizio alla Direzione investigativa antimafia (Dia).

    La vicenda giudiziaria riguarda fatti che risalgono al 2019, quando il boss mafioso Matteo Messina Denaro era ancora latitante. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, Zappalà avrebbe ottenuto da un appuntato, addetto alla trascrizione delle intercettazioni presso la Compagnia dei Carabinieri di Castelvetrano, alcuni screenshot contenenti conversazioni tra due persone sottoposte a indagine.

    Le captazioni riguardavano ambienti riconducibili alla famiglia mafiosa di Castelvetrano e possibili informazioni su un nascondiglio del latitante. Il materiale sarebbe stato inviato via e-mail ad Antonino “Tonino”  Vaccarino,  ex sindaco di Castelvetrano, morto nel 2021 e già noto per un precedente carteggio con Messina Denaro.

    Vaccarino, secondo la ricostruzione della vicenda, avrebbe a sua volta riferito il contenuto delle intercettazioni a un impresario funebre, citato nelle conversazioni finite al centro della fuga di notizie. I due interlocutori, in particolare, lo criticavano per non essersi fatto pagare il funerale di Lorenzo Cimarosa, collaboratore di giustizia morto nel 2017.

    Le condanne sul piano penale

    Sul fronte penale, la posizione di Zappalà si è conclusa con una condanna definitiva a quattro anni di reclusione per rivelazione di segreti d’indagine. L’appuntato coinvolto nella vicenda, accusato di aver contribuito alla divulgazione del materiale e di accesso abusivo al sistema informatico dell’Arma, ha invece patteggiato una pena di un anno, ammettendo i fatti.

    I giudici della Corte dei Conti hanno ritenuto che la condotta dell’ex ufficiale abbia arrecato un pregiudizio all’immagine dell’Arma dei Carabinieri, corpo di appartenenza dell’ufficiale, nonostante il servizio prestato alla Dia. Con la condanna al pagamento di 25 mila euro, viene quindi riconosciuta la responsabilità per il danno d’immagine derivante dalla diffusione di informazioni riservate relative a un’indagine particolarmente delicata, condotta mentre uno dei più ricercati boss mafiosi italiani era ancora in fuga.

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