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    Tra “gomorra” e “casamonica” Trapani, il clan del “rais” Ivan Randazzo: parla l’investigatore
    Rino Giacalone16 Ottobre 2026 - Cronaca
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    Trapani – di Rino Giacalone – Una “gomorra” ericina. “Pizzini” che uscivano dal carcere attraverso video chiamate. Il “rais” di San Giuliano, al secolo Ivan Randazzo, 42 anni, che governava un territorio ed i traffici illeciti dalla sua “villa” dentro il rione popolare arredata sullo stile dei “Casamonica” romani. Randazzo da ieri è tornato imputato dinanzi al Tribunale. Il processo è quello scaturito dall’operazione “Nirvana”. Un blitz eseguito dai carabinieri a gennaio scorso. Quello che si svolge dinanzi al collegio presieduto dal giudice Massimo Corleo, è uno stralcio: l’indagine è stata divisa in due tronconi, l’altro è fermo dinanzi al gup. Ieri è cominciata la testimonianza di uno degli investigatori, il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Siragusa, che ha risposto alle domande del pm Andrea Tarondo.

    Il quadro venuto fuori è di uno spaccato che ha trasformato il quartiere di San Giuliano, in una sorta di “fortino” di Randazzo, la “gomorra” ericina. Una ex palazzina popolare che all’aspetto è simile parecchio alle ville dei noti zingari romani del clan “Casamonica”. In aula ieri in Tribunale c’era l’intera famiglia, come a dire che il sostegno resta pieno e completo. Droga e affari. Il capo di tutto Randazzo, con lui la moglie Tania Minaudo, anche lei imputata. Inquietante come dal carcere il “rais” mandava i suoi ordini. Impartiti con i “pizzini”, il classico dei sistemi usato dalla criminalità mafiosa, ma che Randazzo mandava alla moglie attraverso i colloqui con video chiamata che faceva dal carcere. Non collegamenti telefonici illeciti, ma quelli permessi dall’ordinamento penitenziario.

    Randazzo pensava di non essere visto, ma nella stanza riservata ai colloqui i carabinieri del Roni avevano sistemato le video camere, che riprendevano ogni cosa, anche quei “pizzini” che l’uomo riusciva a mostrare alla moglie. Ai commerci di droga, che all’occorrenza faceva arrivare anche in carcere, tra gli aspetti emersi la fornitura di cocaina a piazze di spaccio marsalesi, “Randazzo – ha detto l’investigatore- univa interesse per vendita e noleggio di auto, usando come copertura la concessionaria di Salvatore Ciaramita di Xitta , o ancora avrebbe finanziato l’impresa di Salvatore Carini. In suo possesso anche due auto di lusso, come una Ferrari”.

    Secondo la ricostruzione investigativa, le “cimici” dell’arma sono entrate dentro quello che si può definire essere stato “il mondo di mezzo” tra Trapani, Erice, in grado di comandare anche dentro il carcere. Nel processo con Randazzo e sua moglie sono imputati Pietro Minaudo, 29 anni, Salvatore Di Pietra, 48 anni e Vito Cascio, 35 anni. In generale le accuse sono quelle di intestazione fittizia di beni, traffico e spaccio di sostanza stupefacente, e solo per il “rais” circa 50 evasioni nel periodo era sottoposto agli arresti domiciliari, per vicende processuali anteriori all’arresto di inizio d’anno.

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