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    Agrigento. Omicidio al Villaggio Mosè, Angelo Di Falco condannato a 21 anni
    Redazione6 Ottobre 2026 -
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    Agrigento – E’ stato condannato a 21 anni di reclusione Angelo Di Falco, 40 anni, di Palma di Montechiaro. E’ accusato dell’omicidio del fratello Roberto, 38 anni, morto al termine di una sparatoria avvenuta il 28 febbraio 2024 nel piazzale di una concessionaria al Villaggio Mosè, ad Agrigento.

    La sentenza è stata emessa nel primo pomeriggio dalla Corte d’Assise di Agrigento. Di Falco è stato riconosciuto colpevole di omicidio per errore e del tentato omicidio nei confronti di uno dei figli del titolare della concessionaria.

    Il Pm Gaspare Bentivegna aveva chiesto una condanna a 25 anni di reclusione.

    Il procedimento nei confronti di Angelo Di Falco è stato celebrato separatamente da quello degli altri due uomini accusati di avere preso parte all’aggressione. In primo grado, Calogero Zarbo, 43 anni, è stato condannato a 14 anni e 4 mesi, mentre Domenico Avanzato, 39 anni, ha ricevuto una pena di 13 anni e 3 mesi. Entrambi, erano accusati di omicidio come reato non voluto e tentato omicidio in concorso.

    Secondo la ricostruzione dell’accusa, Angelo Di Falco avrebbe puntato una pistola contro uno dei figli del commerciante di auto. L’arma, tuttavia, si sarebbe inceppata, impedendo di portare a termine il tentativo di sparare contro il giovane.

    La spedizione punitiva e la sparatoria

    Secondo quanto emerso nell’inchiesta, il gruppo sarebbe partito da Palma di Montechiaro con l’intenzione di affrontare il commerciante di auto, accusato di avere effettuato acquisti utilizzando assegni scoperti.

    La situazione sarebbe degenerata in un violento pestaggio. Roberto Di Falco, il fratello Angelo e altri due uomini avrebbero aggredito il commerciante. Nel corso dell’aggressione sarebbe comparsa una pistola.

    Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, il commerciante avrebbe reagito riuscendo a deviare l’arma proprio nel momento in cui veniva esploso un colpo. Il proiettile avrebbe così raggiunto all’addome Roberto Di Falco, provocandone la morte. La vittima designata dell’aggressione, invece, sarebbe riuscita a salvarsi.

    L’arma ritrovata

    Nei mesi scorsi Calogero Zarbo avrebbe parzialmente collaborato con gli investigatori, contribuendo a far ritrovare una pistola semiautomatica ritenuta l’arma utilizzata nella sparatoria.

    Secondo la Procura di Agrigento, la morte di Roberto Di Falco sarebbe stata la conseguenza di un “omicidio per errore”: il colpo destinato al commerciante avrebbe raggiunto accidentalmente il fratello di Angelo Di Falco.

    La ricostruzione giudiziaria ha riconosciuto una posizione distinta per il commerciante aggredito, che avrebbe reagito alla minaccia armata. Per gli inquirenti, la sua condotta sarebbe riconducibile alla legittima difesa, con conseguente esclusione della punibilità per la morte di Roberto Di Falco.

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