Politica
Trapani – di Rino Giacalone – Maurizio Miceli, leader di Fratelli d’Italia, calca la mano, pensando che al leader dell’opposizione spetta solo il compito di demolitore . Il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, ieri durante la conferenza dei capigruppo, a Palazzo Cavarretta, ha infatti messo a verbale una nota di Miceli, inviata al segretario generale, e per conoscenza anche all’assessorato regionale alle Autonomie Locali.
Si è chiesto a Panepinto di rendere proponibili per l’aula le cinque proposte deliberative con le quali una parte del Consiglio comunale pretende la decadenza dalla carica di cinque consiglieri della maggioranza, Marzia Patti, Vincenzo Guaiana, Angela Grignano, Giovanni Parisi, Andrea Genco. Miceli pensa di aver vinto e ha imposto un ultimatum, presi da certa ideologia destroide che per la verità la storia dice non ha portato mai bene a chi l’ha fatta. Comunque, entro il termine di 48 ore le delibere dovranno essere pronte, poi andrà, anche lui, in procura. Ma la perentorietà di Miceli convince molti.
Anche dentro la stessa opposizione. C’è un nodo intricato e serio: per il vertice apicale di Palazzo D’Alì, le proposte devono essere firmate dal presidente del Consiglio comunale Mazzeo, perché promanano da una decisione politica, in contrasto col parere stesso del segretario generale, e quindi non regge la tesi del presidente Mazzeo, e di Miceli, che vogliono che le proposte siano firmate da Panepinto. Il segretario non può essere chi le propone.
Intanto però il presidente Mazzeo ha convocato l’aula il 13 agosto per ratificare due delibere, rinviando a settembre, 10 e 14, il bilancio di previsione 2026, che giace a Palazzo Senatorio dalla fine di giugno, quando la giunta lo ha approvato e trasmesso e a seguire dovrebbe esserci il documento preliminare al Pug, piano urbanistico generale.
Il sindaco Tranchida frattanto deve fare i conti con la crisi Atm. Dopo le dimissioni di Franco Murana, sono arrivate ieri quelle della vice presidente Laura Montanti e sembrano certe anche quelle del terzo componente Massimo Valenti. La gestione dell’azienda di trasporto urbano passa quindi, per statuto, al collegio dei revisori dei conti, dovrà convocare l’assembla dei soci. Atm ha un socio unico, il Comune, quindi tutto torna nelle mani del primo cittadino. Sullo sfondo le tensioni con la direzione generale dell’azienda, e una serie di contrasti interni, pare molto seri.