Cronaca
Trapani – Dopo sei anni si chiude definitivamente con una sentenza di assoluzione con “formula piena”, la vicenda che vide alcuni componenti e dipendenti della società “Trapani Servizi” coinvolti nell’incendio che mise a rischio l’impianto di riciclaggio di contrada Belvedere a Trapani. Il Tribunale, giudice monocratico Lucia Fontana, ha assolto con la formula “perchè il fatto non sussiste” dall’accusa di incendio colposo, il geometra Andrea Fodale, capo impianto e il dipendente dell’azienda Energetikambiente, Bartolo Massimo Lucchese.
Era il 29 agosto del 2020, la provincia di Trapani stava letteramente bruciando. In quelle stesse ore un incendio di vaste proporzioni raggiunse l’impianto di smaltimento rifiuti di contrada Belvedere a cavallo tra i comuni di Trapani e Paceco. Fu un inferno. Le fiamme aggredirono in pochi minuti due capannoni della struttura. Nelle operazioni di spegnimento furono impegnati i vigili del fuoco giunti da tutta la provincia, presenti anche i carabinieri. All’indomani per un sopralluogo arrivò anche l’allora assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon che sottolineò “Vogliamo andare fino in fondo”.
Furono calcolati danni per oltre un milione di euro. All’epoca dei fatti la Procura di Trapani aprì un fascicolo per incendio colposo, indagando il geometra Andrea Fodale, assistito dall’avvocato Debora Ciaramitaro, e il dipendente della Energetikambiente Bartolo Massimo Lucchese assistito dagli avvocati Paolo Paladino e Anna Maria Candela. Ora per i due è arrivata la sentenza di assoluzione che mette fine ad un calvario giudiziario durato sei anni. “Mercoledì – scrive l’avvocato Debora Ciaramitaro – si è concluso il processo per l’incendio con una assoluzione piena per il mio assistito e l’altro coimputato. Finanche la procura, aderendo alle tesi difensive, che hanno dimostrato l’ineccepibilità delle condotte del capo impianto, ha chiesto l’assoluzione di entrambi gli imputati”.
L’incendio di fine agosto all’impianto di contrada Belvedere provocò la distruzione del capannone di “Trattamento Meccanico Biologico TMB”, i danni per la Trapani Servizi S.p.a., furono enormi e il sito fu posto a sequestro da parte della Procura.
Da questa indagine scaturì anche quella per illecito smaltimento di rifiuti, che vedeva coinvolti non solo il geometra Fodale ma anche l’ingegnere Carlo Guarnotta, e altri tre imputati: Antonino Buffa, Vincenzo Nicolì e Luca Castiglioni tutti già assolti con formula piena daai reati contestati lo scorso aprile, con sentenza del giudice monocratico Roberta Nodari. In quel caso l’inchiesta riguardava la gestione dei rifiuti all’interno dell’impianto di biostabilizzazione della società Trapani Servizi di cui amministratore all’epoca era proprio Guarnotta che era anche direttore tecnico a titolo gratuito.
Per l’accusa, i rifiuti presenti nel capannone andato a fuoco avrebbero dovuto essere classificati come pericolosi, contestando la correttezza dei codici attribuiti dalla società. Una tesi sostenuta anche sulla base di una perizia d’ufficio, confutata nel corso del dibattimento dalla difesa e dai consulenti tecnici, che hanno dimostrato – attraverso riferimenti normativi e scientifici – che si trattava di rifiuti non pericolosi, provenienti da numerosi comuni siciliani e gestiti secondo le procedure previste.
Fu la natura dolosa di quell’incendio a spingere i carabinieri ad effettuare una serie di intercettazioni che portarono all’inchiesta sfociata poi nel processo di aprile e in quello conclusosi ieri con la piena assoluzione di Fodale e Lucchese.