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    Marito violento, condanna a nove anni
    Tribunale, sequestro lesioni e violenza. Il aso risale al 2024, a liberare la donna fu la Polizia
    Rino Giacalone30 Aprile 2026 - Cronaca
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    Alcamo – di Rino Giacalone – La Polizia lo arrestò sul finire del 2024 dopo aver scoperto che teneva sequestrata in casa la moglie. Fu la stessa donna a riuscire a chiamare un giorno di dicembre la Polizia, gli agenti la liberarono e poi durante le indagini scoprirono in diretta un altro episodio di violenza per il quale venne arrestato. Adesso l’uomo, prova diretta che il sistema patriarcale ancora esiste nel nostro tessuto sociale, è stato condannato a nove anni. Il processo si è svolto dinanzi ai giudici Nodari (presidente), a latere Di Noto Marrella e Sammartano. Il Tribunale lo ha riconosciuto responsabile di tutte le accuse, dai maltrattamenti al sequestro di persona, dalle lesioni alla violenza sessuale.

    L’uomo ha 45 anni, non divulghiamo le generalità per cautelare la donna vittima delle violenze, che si è costituita parte offesa nel processo, e anche la figlia minore che spesso, è emerso dalle indagini della Polizia, è stata testimone della violenza del padre. Fu la donna a riuscire a chiamare in una occasione la Polizia, mentre era chiusa in casa. Il marito venne rintracciato e costretto a consegnare le chiavi di casa. a scatenare la rabbia del marito, la decisione della donna di separarsi, stanca, raccontò, di aggressioni, violenze e angherie. Dopo essersi trovata segregata in casa, una volta libera andò ad abitare dalla madre. Ma gli episodi di violenza non si placarono. L’arresto dell’uomo scattò dopo che era riuscito a bloccare la donna, costringendola a seguirlo in auto di nuovo nella loro casa, dove tornò a chiuderla a chiave. anche in questa occasione liberata dalla Polizia.

    Le indagini dello speciale gruppo della Questura che si occupa di violenze di genere, hanno fatto emergere una catena infinita di episodi alcuni risalenti anche al 2018, una gelosia morbosa, la donna disprezzata a parole, “senza di me non vali nulla” e poi spesso aggredita con calci e schiaffi, questa per lui era “la bella vita” che gli garantiva. Per essere sicuro che non la potesse tradire, cosa che non era nelle intenzioni della donna, poi la chiudeva regolarmente a casa. E quando tornava la obbligava con la forza ad avere rapporti sessuali.

    L’uomo per adesso è libero, sottoposto al divieto di avvicinamento. Il gip Caruso accogliendo la richiesta della Procura dispose il giudizio immediato, e il processo ha avuto inizio nel marzo dell’anno scorso., Si è concluso lo scorso 22 aprile con la pronuncia della condanna. e l’applicazione della misura di sicurezza di un anno (dovrà comunicare alla Polizia residenza e spostamenti) dopo aver espiato la pena, dovrà anche pagare una provvisionale di 25 mila euro alla parte offesa e le spese legali per circa 4 mila euro, oltreché sono scattate le interdizioni.

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