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    Processo sull’accoglienza dei migranti: scatta la prescrizione per molte accuse
    Resta imputato di bancarotta l’ex deputato regionale Norino Fratello
    Rino Giacalone27 Aprile 2026 -
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  • tribunale trapani

    Trapani – di Rino Giacalone – Il Tribunale di Trapani ha riconosciuto la prescrizione e si è sgonfiato di accuse, e quindi di carte, il processo scaturito dall’indagine dei Carabinieri denominata “Brother”, la cui ordinanza di applicazione delle misure cautelari venne eseguita nel 2018 (i fatti contestati erano risalenti anche al 2014) facendo scoprire le mani della politica e del malaffare sull’accoglienza dei migranti, diventata per certuni un lucroso business. Il dibattimento vede sul banco degli imputati l’ex deputato regionale alcamese Norino Fratello.

    Il collegio (presidente Carrara, a latere Migliorino e Passalacqua), ha sfoltito il processo da molte delle ipotesi di reato intestazioni fittizie di beni, estorsione, intralcio alla giustizia, riciclaggio, indebita percezione di fondi pubblici, truffa allo Stato, omesso versamento di contributi: Fratello che nel 2006 patteggiò una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, ebbe inflitti 18 mesi, salvo poi anni dopo ottenere piena riabilitazione, era anche accusato di avere gestito in maniera occulta quattro coop (Dimensione Uomo 2000, Letizia, Consorzio Servizi e Solidarietà, Benessere) che gestivano dei centri d’accoglienza ad Alcamo e Castellammare del Golfo, e due società di gestione di centri sportivi, oltre che una multiproprietà a Favignana, violando le prescrizioni previste per i condannati per mafia non avendo dichiarato queste sue sopraggiunte attività, ma anche per questo è intervenuta la prescrizione. Dal processo sono usciti definitivamente Marisa Oliveri, Patrizia Messina, Maria Adragna, Baldassare Marchese, Maria Fileccia, Salvatore Fratello, Sebastiano D’Angelo, Cristina Coppola.

    Il dibattimento proseguirà solo per l’ipotesi di reato della bancarotta, contestata oltre che all’ex parlamentare alcamese anche a Gaetano Calvaruso e Davide Amodeo.

    Una galassia di affari, le mani sul business della gestione dei migranti. Questo il fulcro dell’inchiesta che vide finire agli arresti l’on. Norino Fratello, 63 anni. Vicende venute fuori già dalle indagini che qualche anno prima avevano toccato l’allora direttore della Caritas, don Sergio Librizzi, che a proposito di migranti si rapportava anche con Fratello che ufficialmente non risultava da nessuna parte circa la gestione dell’accoglienza. Chiacchiere e discussioni che squarciarono uno scenario incredibile, cooperative talvolta farlocche che mettevano le mani sui fondi messi a disposizione dallo Stato. Nella fase iniziale del processo venne sentito uno dei prestanome, Lorenzo La Rocca, un ex idraulico, che per un decennio si trovò a gestire, ma sulla carta, una delle coop finita sotto indagine, la coop Letizia. Fu lui a svelare il sistema organizzato, e che erano stati toccati fili scoperti lo dimostrarono le minacce ricevute dal suo difensore, l’avv. Josè Libero Bonomo che ha raccontato di essere stato avvicinato da personaggi in odor di mafia, per indurlo a rinunciare a quella difesa.

    La coop Letizia sarebbe stata la “cassaforte” del sistema creato dall’on. Fratello, una coop con 80 dipendenti e un bilancio da un milione e mezzo di euro, soldi che potevano uscire dalla cassa solo “su ordine dell’on. Fratello” ha detto La Rocca. Pagine oscure della vita alcamese che però sono rimaste tali.

    Norino Fratello esce quasi del tutto da un processo dove già il gip nella fase cautelare lo aveva indicato come dominus di tante cose, tenendo le fila di una rete dove dentro si è trovato di tutto, collegamenti, cointeressi incredibili in ogni dove, negli ambienti politici e istituzionali della provincia di Trapani, tanto che il gip nel provvedimento giustificando la necessità di applicare la misura cautelare in carcere osservò: “La pervasività è la vera forza del Fratello, la sua capacità di interferire nelle dinamiche e nelle logiche del potere nel territorio alcamese e trapanese e nel settore degli appalti (in particolare quello dell’accoglienza dei migranti), grazie ai legami intessuti nel tessuto sociale alcamese che gli hanno consentito di gestire in maniera occulta le cooperative oggetto di indagine…La pericolosità criminale dimostrata dal Fratello e dai suoi sodali appare espressione di una ostinata volontà criminale finalizzata a vivere dei proventi dei reati commessi, indole tanto più intensa in quanto sintomatica di una totale indifferenza alle regole etiche e giuridiche”.
    Attorno a Norino Fratello si sarebbe mossa una galassia di politici, deputati regionali e consiglieri comunali di Alcamo, Marsala e Trapani, pronti a favorire Fratello, strutture Ipab messe a disposizione senza tante formalità, le coop incassavano e i dipendenti restavano a credito di stipendi e altro, soldi destinati alle coop che secondo l’accusa sarebbero stati mal spesi o non venivano usati per le finalità per le quali erano state concessi, e così sono saltate fuori auto di lusso, carte di credito, i componenti della “corte” facevano spesa nei supermercati mentre nei centri di accoglienza i migranti talvolta non avevano nulla da mangiare. Addirittura vennero trovati durante una perquisizione infatti presso una delle cooperative, la Dimensione Uomo 2000, due abbonamenti per lo Juventus Stadium di Torino, tribuna vip per la stagione sportiva 2015/2016, e all’epoca del sequestro ci fu chi spiegò così agli investigatori: “li abbiamo comprati per permettere ai migranti una certa distrazione”…ma pare che mai dei migranti abbiano davvero usato quegli abbonamenti

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