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    Truffa alle Poste di Erice: notificato avviso di conclusione delle indagini a 5 indagati
    L'avviso di conclusione delle indagini è stato notificato alle parti offese
    Laura Spanò17 Maggio 2026 - Cronaca
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    Trapani – Notificato dalla Procura di Trapani l’avviso di conclusione delle indagini, presupposto verso la richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di cinque indagati nella truffa ai danni di 12 risparmiatori delle Poste di Erice. Assieme all’ex direttrice, Antonella Amico, licenziata dopo che le Poste scoprirono la truffa, figurano sua madre, Anna Maria Gammi cchia, Antonella e Salvatore Messina e Giuseppe Cicala. A febbraio scorso i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, portarono alla luce un presunto sistema di sottrazione di risparmi per centinaia di migliaia di euro. Valore delle somme sottratte, 800 mila euro. Fu eseguito un sequestro preventivo “per equivalente” nei confronti dell’ex direttrice dell’ufficio postale di Erice, ritenuta al centro della truffa. Per l’accusa, tra il 2019 e il 2024 l’Amico, avrebbe svuotato conti correnti e risparmi di diversi suoi clienti. L’indagine nacque dal sospetto avuto dal possessore di un libretto postale, che si era fatto persuaso che qualcosa non andava. Si era rivolto alla finanza per capire se si trattava di un ammanco dovuto ad errore o altro. La verità si palesò dopo pochi mesi. All’ex direttrice sono state contestate nove truffe e il reimpiego di beni di provenienza illecita, agli altri la Procura ha contestato il reato di riciclaggio. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato alle parti offese. L’indagine ha ricostruito prelievi anomali di contante, anche di 5 mila euro, operazioni di disinvestimento di titoli o di reinvestimenti, formalmente regolari. Fu accertato che i prelievi sarebbero avvenuti in correlazione temporale con operazioni di smobilizzo di buoni fruttiferi postali.

    L’indagine

    Nel corso delle inagini delle fiamme gialle fu accertato che i prelievi sarebbero avvenuti in correlazione temporale con operazioni di smobilizzo di buoni fruttiferi postali. Carpendo la buona fede dei risparmiatori, anziani o persone in difficoltà e poco avvezzi al controllo dei conti, l’ex direttrice li aveva convinti a: smobilizzare buoni fruttiferi postali, reinvestire le somme in nuovi titoli, presentati come più vantaggiosi, poi rilasciava moduli di richiesta di emissione debitamente compilati e sottoscritti, ma – che secondo l’accusa – non rappresentativi dei titoli in cui i risparmiatori ritenevano di aver investito. Fu scoperto che in un giorno l’ex direttrice prosciugò un conto da 510 mila euro. Le somme, per l’accusa, sarebbero state reimpiegate: per spese voluttuarie, per finanziare un’attività economica, per pagare fatture relative a interventi edilizi su immobili riconducibili agli indagati con utilizzo del “bonus facciate” e del “superbonus 110 per cento.

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