Attualità
Trapani – Con le operazioni di “flussaggio”, ovvero la pulizia delle condotte e delle vasche dell’impianto, si è concluso ieri l’ultimo step delle prove tecniche del dissalatore di Trapani. Da oggi di fatto è pronto per pompare l’acqua nelle reti idriche domestiche interessate. L’inaugurazione salvo imprevisti, potrebbe avvenire tra domani e lunedì prossimo.
Dopo circa due mesi si chiude l’iter per la riattivazione del dissalatore di Trapani, il terzo impianto rimesso a nuovo dopo Gela e Porto Empedocle, già resi operativi nel corso dell’estate.Porterà a quota 300 litri al secondo il surplus di risorsa idrica garantito da queste strutture, in attesa dei futuri moduli in programma a Palermo per il 2026.
Attualità
Trapani sogna il suo Parco Nazionale: il WWF rilancia la proposta per le Egadi e il litorale trapanese
TRAPANI – Un’idea nata più di quindici anni fa torna a far battere il cuore di Trapani. È quella del Parco Nazionale delle Isole Egadi e del Litorale Trapanese, un progetto rimasto sospeso tra leggi mai attuate e promesse dimenticate, ma che il WWF vuole riportare al centro del dibattito con una proposta concreta e condivisa.
Il momento della verità sarà mercoledì 15 ottobre, dalle ore 17 alle 19, al Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani, in via Conte Agostino Pepoli 180.
Qui si terrà l’incontro pubblico dal titolo “La proposta WWF per il Parco Nazionale delle Egadi e del Litorale Trapanese”, durante il quale ambientalisti, accademici e rappresentanti delle istituzioni proveranno a delineare insieme il futuro di un’area che abbraccia mare, saline e costa.
Il saluto introduttivo sarà affidato a Pietro Ciulla, delegato WWF per la Sicilia, seguito dalla relazione di Gaetano Benedetto, presidente del Centro Studi WWF Italia.
Tra gli interventi previsti anche Giulia Casamento (Legambiente Sicilia), Silvana Piacentino (Riserva Saline di Trapani e Paceco), Nino Provenza (LIPU Sicilia), Gioacchino Fazio e Nicola Romana dell’Università di Palermo, e Francesco Torre, presidente del Consorzio Universitario della Provincia di Trapani.
Il WWF ha scelto di partire da Trapani perché qui si incontrano gli elementi più autentici del paesaggio siciliano: il mare limpido delle Egadi, i mulini e le vasche rosa delle saline, i canneti abitati dai fenicotteri.
È proprio in questa armonia fragile che l’associazione vuole costruire un modello di convivenza tra uomo e natura, dove la tutela ambientale diventa occasione di lavoro e orgoglio per la comunità.
A sostenere l’iniziativa anche chi, ogni giorno, vive e difende questi luoghi.
Silvana Piacentino, che guida la Riserva delle Saline di Trapani e Paceco, ha ricordato che “la vera forza di questo territorio è la sua identità: paesaggi unici, ma anche persone che li curano da generazioni. Il parco può essere una cornice che tiene insieme tutto questo”.
Giulia Casamento di Legambiente ha sottolineato l’importanza di “un percorso condiviso che parta dalle comunità locali”, mentre Francesco Torre ha garantito l’impegno del mondo universitario per accompagnare il progetto con studi e dati scientifici.
La legge nazionale che prevedeva il Parco delle Egadi e del Litorale Trapanese risale al 2008, ma da allora non è mai stato avviato il percorso formale per la sua istituzione.
Oggi, la proposta del WWF rappresenta una nuova occasione per riaprire il dialogo con il Ministero dell’Ambiente, la Regione Siciliana e gli enti locali.
Trapani, da sempre ponte tra terra e mare, si candida così a diventare anche laboratorio di sostenibilità per tutta la Sicilia occidentale.
Un luogo dove la natura non è solo da proteggere, ma da vivere, raccontare e tramandare.
Cronaca
Trapani – Dopo gli arresti operati dalla guardia costiera ieri mattina (29 settembre 2025) all’interno della Riserva Naturale Saline Trapani e Paceco, arriva il grazie da parte della direzione della Riserva.
“Negli anni i militari hanno operato con costanza, professionalità e determinazione su più fronti: difendendo le nostre acque, il suolo e l’aria, prevenendo e reprimendo condotte illecite che minacciano un patrimonio unico e fragile” sottolinea la direttrice della Riserva, Silvana Piacentino.
“La Capitaneria di Porto ha svolto un ruolo fondamentale nel contrasto alle pratiche illecite che minacciano il patrimonio ambientale. Non è un caso che, nelle vicinanze della riserva, siano stati segnalati e perseguiti casi di privati e ditte, sottoposti a misure cautelari per aver interrato, smaltito o bruciato rifiuti accanto all’area protetta. Tuttavia, non basta fermare gli abusi: le aree deturpate impoverite dal degrado e dall’inquinamento, devono essere recuperate e risanate. In questo percorso di tutela, è importante sottolineare la grande sinergia tra la Capitaneria di Porto di Trapani e il WWF, ente gestore della Riserva, che da anni lavorano fianco a fianco per salvaguardare un ecosistema straordinario e le sue peculiarità, garantendo che natura, biodiversità e tradizioni millenarie come la produzione ancora artigianale del sale possano continuare a vivere e a essere tramandate. “L’intervento di questi giorni – continua Piacentino – assume un significato ancora più forte se si considera che il luogo dove avveniva tutto si trova accanto alla Riserva e alle vasche di produzione del prezioso sale marino”.
Poi il grazie alla Procura di Trapani, “che con costanza sostiene queste azioni di legalità e tutela ambientale” continua la direttrice dell’area protetta.
Ben 11, dal 2023, gli arresti e le condanne per reati legati a rifiuti, illecito smaltimento, combustione e traffico, concentrati proprio nell’area accanto alla Riserva, a pochi metri dalla strada provinciale 21. Condotte illecite che andavano avanti da anni, causando un danno ambientale gravissimo come testimoniano le immagini raccolte negli anni, un fenomeno esteso e continuativo su un’area vasta, che ha richiesto un lavoro costante e capillare. Questa è la prova che non bastano operazioni spot ma serve un’azione continua e coordinata, per reprimere gli illeciti ma anche per avviare interventi di risanamento e restituire questi luoghi alla collettività e alla natura.
“Infatti, nonostante arresti e condanne – come già avvenuto in passato con le note misure cautelari che coinvolsero diversi imprenditori della zona – siamo ancora alle solite: chi brucia continua a bruciare, chi smaltisce illegalmente continua a farlo. Il motivo è chiaro, un problema culturale. In alcuni casi si tratta di comportamenti dettati da ignoranza e dalla mancanza di consapevolezza del danno arrecato. In altri, di veri e propri traffici di rifiuti organizzati per trarre profitto. Ma la questione riguarda anche tutti noi: rimanere indifferenti di fronte a discariche, furgoni carichi di rifiuti o a colonne di fumo che si alzano nell’aria significa voltarsi dall’altra parte. È qui che si gioca la sfida culturale: comprendere che difendere l’ambiente significa difendere la salute e il futuro della nostra comunità” conclude la direttrice.
Attualità
Messina – Le Associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF hanno presentato alla Corte dei Conti una cospicua memoria sulla delibera CIPESS relativa alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. La Corte dei Conti è infatti ora chiamata ad un controllo preventivo di legittimità prima che la delibera sia pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, diventando così efficace a tutti gli effetti; in questa procedura la Corte non tiene in considerazione solo gli aspetti economici e finanziari della delibera sottoposta al controllo preventivo, ma anche i termini del corretto rispetto normativo su cui questa si fonda.
Per questa ragione le Associazioni hanno ritenuto di esporre alla Corte anche una serie di aspetti giuridici complessi, sia rispetto la normativa comunitaria che quella nazionale, con particolare riguardo a quella speciale voluta dal Governo, ed approvata dal Parlamento, per sbloccare questo specifica soluzione di attraversamento dello Stretto di Messina tramite un ponte a campata unica. La delibera CIPESS è infatti stata assunta nonostante il permanere di gravi elementi di indeterminazione derivanti dal mancato completamento di test di tenuta essenziali al progetto, oltre che da fondamentali approfondimenti sismici necessari.
Sulla normativa speciale per il Ponte sono state invece sollevate problematiche di costituzionalità, peraltro già inserite nei ricorsi al Tar presentati dalle Associazioni avverso i pareri della Commissione VIA VAS. I pareri della Commissione VIA VAS, che hanno costituito il presupposto della delibera CIPESS, presentano infatti vizi istruttori in relazione sia alla procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), sia alla procedura di Valutazione di incidenza (Vinca), in violazione delle direttive comunitarie in materia ambientale, oltre che in relazione al Trattato dell’Unione per quel che riguarda la mancata applicazione del principio di precauzione. In particolare in merito alla Valutazione di incidenza e agli impatti negativi sui siti tutelati appartenenti alla rete Natura 2000, nella memoria trasmessa alla Corte dei Conti, sono stati contestati i motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, attestati dal Governo per giustificare l’approvazione dell’opera, primo fra tutti la presunta funzione militare del Ponte, dichiarata solo nel tentativo di eludere un parere comunitario e, poi, di inserire i costi del Ponte tra quelli delle spese militari.
Tra le questioni giuridiche è stata segnalata anche quella dell’assegnazione dell’opera senza bando di gara internazionale grazie un’interpretazione normativa che per altro è stata messa in dubbio anche dall’ANAC.
Nella memoria inviata alla Corte dei Conti molta attenzione è stata dedicata, infine, ai temi del rapporto costi benefici e a quello della certezza del costo dell’opera, che potrebbe lievitare e di molto incidendo ulteriormente in modo negativo sul bilancio dello Stato. I presunti benefici legati alla messa in esercizio del Ponte sono stati contestati sia in ragione del calcolo dei flussi di traffico previsto, sia in relazione all’incremento del PIL e del reddito pro-capite presentato in termini miracolistici. La certezza dei costi del progetto è stata invece contestata in relazione a diversi fattori: alle incertezze progettuali ancora in essere; alla verifica di ottemperanza alle prescrizioni richieste nel parere di Via in fase ante opera, dal momento che non si possono oggi conoscere le conclusioni degli studi ed analisi (anche di durata annuale) che sono stati richiesti; alla dilatazione dei tempi di avvio dei cantieri che non è stata contabilizzata; ai costi operativi del Ponte; alla necessità di espletare ulteriori processi autorizzativi il cui esito non si può dare per scontato (le captazioni idriche ad esempio).
Legambiente, Greenpeace, Lipu e WWF ritengono che vi siano ancora, nonostante i proclami del Governo, gravi carenze nel progetto e reiterate violazioni alle normative e si augurano che la Corte dei Conti possa esaminare la memoria e trarne le opportune conseguenze
Attualità
Trapani – Recuperare risorse idriche per contrastare la siccità riservando una particolare attenzione alla tutela della Riserva naturale orientata delle saline di Trapani e Paceco. È questa la sfida in corso a Trapani, dove Siciliacque sta realizzando in qualità di soggetto attuatore l’ultimo dei tre dissalatori previsti in Sicilia per attenuare la crisi idrica.
Il dissalatore di Trapani si inserisce in un contesto del tutto peculiare rispetto agli altri due impianti già attivi a Gela e Porto Empedocle. Sorge infatti all’interno della Riserva regionale delle Saline di Trapani e Paceco, zona umida di importanza internazionale gestita dal WWF Italia: una parte dell’impianto, infatti, ricade nella zona “A” che rappresenta il cuore del sito protetto.
Il cantiere è suddiviso in due parti: i container mobili per la dissalazione sono già stati collocati laddove un tempo c’era il vecchio dissalatore (in disuso dal 2014), area in cui è stata realizzata una massiccia opera di bonifica; mentre nella zona delle saline si trova la stazione di pompaggio, incastonata all’interno di un vecchio mulino che verrà recuperato, al pari di un altro che si trova nella strada di accesso alla riserva naturale. Non solo. Grazie a una serie di interventi programmati con l’ente gestore della riserva, i visitatori potranno usufruire di una serie di postazioni per il birdwatching all’interno della riserva. Parallelamente, sono in corso programmi volti a garantire, ripristinare e migliorare la biodiversità, attraverso la ricostituzione di alcuni habitat naturali grazie all’acquisizione di aree private.
L’unicità del contesto in cui si sta operando ha richiesto, sin dalle fasi di organizzazione del cantiere, un’attenzione straordinaria che ha portato Siciliacque a operare in stretta collaborazione con il Commissario nazionale per l’emergenza idrica ed il WWF in qualità di Ente Gestore del sito protetto, associazione da tempo attiva nell’area con una delle sue 100 Oasi protette. In quest’ottica, già in fase preliminare sono state individuate due figure chiave: un referente ambientale incaricato di armonizzare le esigenze operative del cantiere con le indicazioni dell’ente gestore della riserva e un direttore operativo dedicato esclusivamente agli interventi più delicati dal punto di vista ambientale. Entrambi curano anche l’organizzazione di riunioni settimanali per trasferire sensibilità e indicazioni ambientali direttamente alle squadre impegnate nei lavori.
Un esempio virtuoso di collaborazione a beneficio del territorio, che potrà avere maggiori risorse idriche e allo stesso tempo godere di una riserva naturale più ricca di servizi per la fruizione e la sensibilizzazione e più ricca di biodiversità. Dal punto di vista operativo, l’avvio del cantiere è stato preceduto da un censimento accurato delle specie vegetali e animali presenti, così da assicurarne la tutela durante la perimetrazione delle aree di intervento e le successive fasi di lavoro.
Numerosi gli interventi di mitigazione adottati, di concerto con il WWF: misure per contenere il sollevamento della polvere generata dal passaggio dei mezzi; limitazione dei rumori e ottimizzazione dello smaltimento dei materiali di risulta; protezione del suolo mediante coperture e teli, che ne favoriranno la rinaturalizzazione al termine dei lavori; orari di attività ridotti, con inizio mai prima dell’alba e conclusione sempre prima del tramonto, per non disturbare la fauna.
Più in generale, ogni intervento è ispirato dalla consapevolezza che i veri padroni di casa delle saline siano gli animali. Un episodio in particolare è in grado di testimoniare questa attenzione: nel corso dei lavori è stata scoperta la nidificazione di una nuova specie per l’area, l’Occhione (Burhinus oedicnemus). Si è trattato di un evento inedito che ha portato all’attivazione di specifiche procedure di salvaguardia concordate con l’ente gestore. La programmazione ha consentito la naturale prosecuzione della fase di nidificazione sino alla nascita, senza arrecare alcun disturbo alla specie: testimonianza del fatto che opere fondamentali per la collettività possano andare a braccetto con la tutela ambientale.
Attualità
Trapani – Torna libero nelle saline di Trapani e Paceco il fenicottero recuperato qualche giorno fa sulla spiaggia di San Vito Lo Capo. Possiamo ora dire una storia a lieto fine quella del fenicottero rosa che, dopo essere stato soccorso nei giorni scorsi, è tornato a volare libero nella Riserva Naturale delle Saline di Trapani e Paceco, uno dei più importanti snodi del Mediterraneo per gli uccelli migratori.
L’avventura dell’animale era iniziata sulla spiaggia di San Vito Lo Capo, dove era stato avvistato in difficoltà tra i bagnanti, e poi a Cornino, dove è stato recuperato. Decisivo l’intervento della Guardia Costiera di San Vito Lo Capo e del Corpo Forestale della Regione Siciliana – Distaccamento di Castellammare del Golfo, che hanno affidato il giovane fenicottero al Punto di Primo Soccorso del Corpo Forestale.
Grazie alla collaborazione con il WWF Sicilia Nord Occidentale ODV e il Centro Regionale Recupero Fauna Selvatica LIPU di Ficuzza, le sue condizioni di salute sono state verificate e giudicate idonee per il rilascio.
In coordinamento con l’Ente Gestore della Riserva, il fenicottero è stato trasferito a Trapani per la liberazione. Il momento più emozionante si è vissuto quando l’animale, liberato in una zona tranquilla, ha dapprima esitato, poi ha risposto ai richiami dei suoi simili, fino a ricongiungersi con lo stormo di centinaia di fenicotteri che in questi giorni popolano le vasche della Riserva. Il personale ha continuato a monitorarlo a distanza per verificarne l’adattamento.
La direzione della Riserva coglie l’occasione per ricordare alcune regole fondamentali: se un fenicottero o un altro uccello migratore si posa in spiaggia, non bisogna avvicinarsi o tentare di toccarlo. È sufficiente lasciarlo tranquillo e avvisare i numeri di emergenza:
Attualità
Roma – In occasione della Giornata Mondiale della Salute del 7 aprile, il WWF lancia la nuova edizione della Primavera delle Oasi, una grande iniziativa nazionale all’insegna del benessere psico-fisico grazie al contatto con la natura. Dal 21 aprile al 5 giugno 2025, in oltre 100 Oasi WWF, si svolgeranno centinaia di eventi aperti a tutti: escursioni, workshop, concerti, bioblitz, forest bathing e molto altro.
Stare nella natura aiuta davvero: secondo l’OMS, 1 persona su 8 nel mondo soffre di disturbi mentali, e vivere lontano dal verde aumenta il rischio di depressione, ansia e abuso di sostanze. Il contatto con ambienti naturali, invece, riduce lo stress, migliora l’umore e rafforza il sistema immunitario. Come ha ricordato anche Papa Francesco, “non possiamo fingerci sani in un Pianeta malato”.
Con lo slogan “BenEssere in Natura”, la Primavera delle Oasi propone 7 weekend di immersione nella biodiversità, tra visite guidate, esperienze sensoriali, musica e formazione. Tra gli eventi in programma:
Un’occasione unica per scoprire le meraviglie del patrimonio naturale italiano e ritrovare il proprio equilibrio.
Tra le esperienze più apprezzate c’è il Forest Bathing, ispirato alla pratica giapponese dello “Shinrin-Yoku”: camminare lentamente nei boschi, stimolando i sensi attraverso il contatto con la natura. Studi scientifici confermano benefici significativi:
Grazie al supporto di Golia, AIMEF e Forest Therapy Hub, sei Oasi WWF sono già qualificate come “Oasi del Respiro”. Qui si svolgono percorsi guidati da operatori formati, per regalare ai visitatori un’autentica immersione terapeutica tra alberi, suoni e profumi della natura.
Le Oasi WWF sono il cuore pulsante della conservazione ambientale in Italia. Da oltre 50 anni, queste aree protette custodiscono la biodiversità e offrono esperienze educative, scientifiche e ricreative.
Oggi il sistema conta:
Luoghi di aggregazione, ricerca e sperimentazione, le Oasi WWF sono anche spazi di comunità e innovazione sociale, dove giovani e famiglie possono riscoprire il legame con la terra.
Attualità
Trapani – Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Il tema 2025 – “Water for Peace” – ci ricorda che l’acqua può essere fonte di cooperazione, non di conflitto. Una riflessione particolarmente attuale per la Sicilia, dove alla crescente scarsità si sommano gravi problemi di gestione e dispersione delle risorse idriche. In un contesto segnato dalla crisi climatica e dalle inefficienze strutturali, l’acqua per la pace globale diventa anche un obiettivo locale, urgente e imprescindibile.
La Sicilia, pur essendo storicamente ricca di bacini, oggi si trova in una situazione critica:
Solo 30 invasi su 47 risultano operativi.
Nel 2022, la perdita d’acqua durante la fase di immissione in rete ha raggiunto il 51,6%.
Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale, con effetti devastanti sull’equilibrio idrico dell’isola.
Una condizione che riguarda anche Trapani e il suo territorio, dove agricoltura, turismo e uso civile dipendono da un’acqua sempre più scarsa e mal gestita.
Ai lunghi periodi di siccità estrema, si alternano improvvise piogge violente. Anche in Sicilia, come nel resto del Paese, la cattiva pianificazione urbanistica e la cementificazione ostacolano il naturale assorbimento dell’acqua. Il rischio di alluvioni lampo cresce, anche a causa della mancanza di casse di espansione nei bacini fluviali regionali.
Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua, il WWF Italia lancia un appello anche ai siciliani: spegnere le luci e dedicare 60 minuti alla Terra, o a un gesto concreto di consapevolezza ambientale. L’obiettivo? Richiamare l’attenzione sull’acqua dolce, una risorsa fondamentale per le persone e gli ecosistemi, ma oggi minacciata da sprechi, incuria e ritardi politici, soprattutto nelle regioni del Sud.
“È indispensabile ripartire da una gestione idrica a livello di bacino”, afferma Andrea Agapito Ludovici del WWF. Per la Sicilia, ciò significa investire in:
Reti idriche moderne ed efficienti
Salvaguardia delle falde e dei corsi d’acqua
Piani di adattamento climatico locali, previsti dal PNACC
Solo così si potrà garantire equità tra gli usi civili, agricoli e ambientali.
Anche i cittadini possono contribuire alla tutela dell’acqua:
Evitare sprechi a casa e in giardino
Usare elettrodomestici a basso consumo
Segnalare perdite e inefficienze
Partecipare a iniziative locali per la protezione dei fiumi e delle falde
Diffondere cultura ecologica nelle scuole e tra le famiglie
Ogni gesto, anche piccolo, può fare la differenza.
L’acqua è al centro della convivenza pacifica, del benessere collettivo e della salvaguardia ambientale. In Sicilia come nel resto del mondo, è tempo di passare dalle parole ai fatti. In attesa che le istituzioni intervengano con decisione, ciascuno di noi può scegliere di non sprecare una goccia in più.
Attualità
Roma – Fulco Pratesi, 90 anni compiuti 5 mesi fa, fondatore del WWF Italia e pioniere del movimento ambientalista in Italia si è spento oggi a Roma. Architetto, giornalista, autore, disegnatore, fondatore del WWF Italia di cui è stato a lungo Presidente oltre che esempio vivente di ecologismo attivo, Fulco Pratesi è stato la guida per un’intera generazione di naturalisti. È stato anche parlamentare dal 1995 al 1997 con i Verdi. Nel 2020 l’Università di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Biodiversità e biologia ambientale. Era Presidente onorario del WWF Italia e Direttore Responsabile dello storico magazine Panda sin dalla sua fondazione. Il suo contributo è stato attivo fino all’ultimo. La moglie Fabrizia – il loro un sodalizio lunghissimo iniziato oltre 70 anni fa – si era spenta meno di 5 mesi fa, il 4 ottobre 2024: lascia 4 figli e 6 nipoti. Il suo inseparabile cagnolino, Robin, 14 anni, se ne è andato nei giorni scorsi, pochi giorni dopo il ricovero di Fulco. Il suo ultimo articolo, dedicato a Federico II, è pubblicato in questi giorni su “Panda”.
E si stringe con commozione alla famiglia Pratesi: i figli Isabella, Carlo Alberto, Francesco e Olympia e tutti i suoi nipoti. Fondamentale il suo contributo alla definizione e approvazione di leggi fondamentali per la tutela della natura italiana, dalla legge 157 sulla fauna a quella sui parchi del 1991. Ma il suo orgoglio più grande erano le oltre 100 Oasi del WWF che amava e conosceva una per una. Fulco Pratesi ha reso migliore il nostro Paese per tutti questi motivi e tanti altri, a cominciare dalla grande vocazione alla divulgazione: storico collaboratore del Corriere della Sera, ha pubblicato una dozzina di libri e curato decine di pubblicazioni anche per ragazzi, trasmettendo la sua grande passione per piante e animali a milioni di italiani attraverso testi accattivanti e disegni dal tratto unico. Ha viaggiato in tutto il mondo, dall’India all’America latina, e tutti i suoi incontri con la natura sono documentati nei suoi inseparabili taccuini.
Fulco Pratesi, nato a Roma nel 1934 e sfollato nella prima infanzia con la famiglia nella proprietà di campagna nel viterbese, è entrato presto a contatto con la natura. Fin da piccolissimo s’innamorò degli animali e del disegno. Dopo un’infatuazione giovanile per la caccia, convertì il suo interesse per la natura e gli animali nella conservazione. La sua seconda vita iniziò nel 1963, nelle foreste dell’Anatolia, in Turchia, dove si era recato a caccia. Gli si parò di fronte un’orsa con tre piccoli. Fu un incontro “folgorante” come lui stessoò lo ha definito tante volte. Un incontro che gli fece cambiare totalmente prospettiva. Tornato in Italia, vendette il fucile e acquistò una macchina fotografica. Presto, si convertì all’amore incondizionato per tutte le forme viventi e decise di impegnarsi per la conservazione, tanto da abbandonare la professione di architetto. Saputo della nascita del World Wildlife fund in Svizzera, li contattò per far nascere la sezione italiana. “Ma dovrà trovare lei i soldi necessari al progetto” fu la risposta. Con famiglia e già 4 figli, non era facile. Riuniti alcuni amici illuminati nel suo studio di architetto, nacque nel 1966 il WWF Italia, con pochi soldi e tanto entusiasmo. Entusiasmo che è rimasto sempre stato il suo tratto distintivo fino agli ultimi giorni della sua vita. Seppe fare quello che solo i grandi sanno fare: trasformare un sogno per pochi (la protezione della natura in Italia, la tutela di animali allora braccati come lupi e orsi) in una realtà consolidata. Con un vero e proprio atto di coraggio, con pochi soldi in cassa (i primi soci si erano autotassati), la prima azione del neonato WWF Italia fu quella di acquisire i diritti di caccia della laguna di Burano, dando il via alla nascita dell’Oasi di protezione e del “modello Oasi”, che contraddistingue il WWF Italia dagli altri WWF nel mondo. Oggi le aree gestite o di proprietà sono oltre 100 e proteggono circa 27.000 ettari di natura.
E tutto questo attraverso studi, piani e la spinta all’approvazione della legge quadro sulle aree protette del 1991. Sempre, gettando il cuore oltre l’ostacolo: come quando, nel 1985, l’Associazione raccolse oltre 600 milioni di lire – con un vero e proprio crowdfunding ante litteram – per l’acquisto dell’area di Monte Arcosu, con l’obiettivo di salvare il cervo sardo dal bracconaggio e dall’estinzione. La sua vita racconta la storia della nostra Associazione. Proverbiali le sue battaglie contro la caccia (per impedire ai cacciatori di entrare nei fondi privati), che lo portarono a ricevere insulti e minacce. Ma anche per la salvaguardia delle creature marine, dai cetacei alla foca monaca, dalle reti spadare. Aveva una grande passione per i piccoli uccelli e per gli ambienti di palude, considerati malsani dai più e invece visti da Fulco, giustamente, come ecosistemi ricchissimi di biodiversità. Da tutelare. In natura passava ore a osservare gli uccelli e a comporre i primi schizzi per i suoi acquerelli.
“Se considereremo la natura e il nostro Pianeta come un posto da conquistare e dominare, allora sarà la nostra fine” ha ripetuto nell’ultima intervista. Luciano Di Tizio, Presidente WWF Italia: “Ho conosciuto Fulco Pratesi nei primi anni ‘70 del secolo scorso, quando era impegnato nella “Operazione San Francesco” per la salvezza del lupo, allora sull’orlo dell’estinzione. Un incontro dal quale è nata una, direi, “complicità” legata al comune sentire e agli analoghi interessi. Negli anni ci siamo poi sentiti e incontrati decine di volte e in ogni occasione ho avuto qualcosa da imparare da lui, promotore e artefice di una vera e propria rivoluzione culturale. Amava profondamente la sua famiglia e amava d’un amore profondo la natura e il WWF, “il mio quinto figlio”, come lui stesso ci ha definiti. La sua azione, personale e attraverso l’associazione del Panda, è stata fondamentale per la tutela della natura in Italia. Oggi sento, insieme a tutto il popolo del WWF, un vuoto immenso: abbiamo perso un padre e una insostituibile fonte di saggezza. Lo salutiamo commossi e infinitamente tristi, ma anche con una certezza: il WWF continuerà ogni giorno a onorare la sua memoria, perseguendo con convinzione i suoi stessi ideali. Fulco sarà sempre con noi”.
“Se il WWF tutto è in qualche modo figlio di Fulco, e se oggi abbiamo tutti perso una colonna fondante della nostra famiglia, per alcuni tra cui me Fulco è parte delle memorie dell’infanzia più antica, con la sua firma elegante in calce alle lettere che ci facevano sognare raccontando di animali e luoghi meravigliosi e con il tratto inconfondibile dei suoi disegni. È una di quelle persone per le quali può essere usato senza timore l’aggettivo “irripetibile”. Appassionato, straordinario conoscitore di piante e animali, che osservava e disegnava con attenzione maniacale, è stato un grande trascinatore. Il suo entusiasmo, le sue intuizioni, fin dalla fine degli anni ‘60 hanno portato prima alla nascita del WWF, poi ai risultati tangibili come la protezione di lupo, orso e altre specie ritenute, prima di lui “nocive”, alla limitazione della caccia. È stato il creatore del movimento ecologista italiano per come lo conosciamo e l’inventore della cosiddetta “ecologia domestica”, indispensabile per comprendere come ogni nostro piccolo gesto possa far bene al pianeta. Lo salutiamo con un grandissimo senso di gratitudine, e certi che il mondo migliore per cui ha lavorato tutta la vita sia un passo più vicino grazie a lui e alle persone che ha saputo far innamorare della natura. Noi del WWF siamo in un certo senso tutti figli suoi, e oggi è come se avessimo perso la colonna fondante della nostra famiglia”.
Attualità
Roma – Il cambiamento climatico non è più una minaccia lontana: è qui e a subire le conseguenze dell’inazione degli ultimi decenni sono le persone e la natura. Mentre il servizio Copernicus sul cambiamento climatico e NOAA/NASA confermano ufficialmente che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale, il WWF chiede ai leader di rispondere con un’azione climatica senza precedenti nel 2025.
I dati dei servizi scientifici europei e statunitensi hanno anche confermato che il 2024 è stato il primo anno solare a superare di 1,5°C i livelli preindustriali. Il superamento di questa importantissima soglia per un anno non equivale al superamento del limite di temperatura di 1,5°C previsto dall’Accordo di Parigi, che è una media che si definisce nel tempo e non in un singolo anno. Pur tuttavia, il segnale c’è ed è molto preoccupante.
Per il WWF, l’anno più caldo mai registrato non è solo una statistica, è un avvertimento. L’aumento delle temperature e gli eventi meteorologici estremi stanno diventando la nostra nuova normalità. Dobbiamo agire ora. Il 2025 deve essere un anno di azione. E’ vitale limitare le temperature globali per evitare l’aggravarsi delle conseguenze del cambiamento climatico, ma la finestra per farlo si sta rapidamente chiudendo. Se superiamo la soglia di 1,5°C, dovremo affrontare sfide e costi ancora maggiori per riportare le temperature verso il basso. Ogni frazione di grado di riscaldamento è importante per le persone, la natura e il nostro futuro.
Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha dichiarato: “Ormai siamo oltre l’allerta rossa, di tempo ne abbiamo perso anche troppo. Nel 2025 abbiamo bisogno di un aumento record della produzione di energia rinnovabile, di accelerare il ripristino degli ecosistemi e di aumentare seriamente i finanziamenti per il clima e la natura. Solo un cambiamento sistemico nell’economia potrà evitare che le temperature vadano fuori controllo. I Paesi devono rispondere a questa crisi presentando nuovi piani climatici nazionali ambiziosi, con obiettivi di riduzione delle emissioni che battano ogni record di ambizione”.
“Nell’anno in cui ricorrono i dieci anni dallo storico Accordo di Parigi, è giunto il momento di passare dalle parole alle azioni concrete in tutto il mondo. A tal fine, occorre una collaborazione internazionale senza precedenti. Il cambiamento climatico è un problema globale esistenziale che richiede soluzioni globali. Il multilateralismo rimane la migliore e unica soluzione per coinvolgere tutti i Paesi in questa missione vitale. Per questo deve essere rafforzato”.
Nel 2024 innumerevoli sono stati gli eventi estremi che hanno provocato perdite di vite umane, beni e natura in tutto il mondo. E nel 2025 un chiaro monito sta arrivando proprio in questi giorni da Los Angeles, dove interi quartieri sono stati ridotti in cenere da molteplici roghi divampati in poche ore a decine di chilometri l’uno dall’altro. La rapida propagazione delle fiamme è stata causata da un mix “perfetto” di fattori, scatenato ed esacerbato anche dal cambiamento climatico: temperature più elevate della media (1°C in più di 40 anni fa), la siccità estrema che da mesi colpisce quest’area della California azzerando le precipitazioni anche in quella che dovrebbe essere la stagione delle piogge, e rendendo così la vegetazione incredibilmente secca e quindi molto infiammabile, e le forti raffiche calde dei “venti di Santa Ana” che hanno soffiato a un’intensità che non si registrava da oltre dieci anni (oltre 150 km/h). Ciò ha diffuso rapidamente le fiamme, e le ha rese in poche ore talmente intense da essere impossibili da domare da parte dei vigili del fuoco, anche via aerea, proprio a causa dei forti venti che inizialmente ha impedito l’impiego dei Canadair.
Si stima che tra aree naturali e urbane le fiamme abbiano divorato più di 10.000 ettari in meno di 24 ore, causando 5 morti, decine di feriti, migliaia di edifici ridotti in cenere tra cui centinaia di ville multimilionarie e oltre 200.000 persone evacuate.
Queste condizioni estreme si stanno verificando sempre più frequentemente, sia in California ma anche altrove come proprio nei Paesi mediterranei dove il clima è analogo, aumentando il rischio di questi mega-incendi difficili da domare.
In Italia, tutte le regioni sono state funestate da eventi estremi, dalle alluvioni alle ondate di calore alla siccità. Per questo è importante, anche come Italia, attivarsi davvero per abbattere le emissioni climalteranti e rendere operativo il Piano di Adattamento al Cambiamento Climatico, piano che giace nei cassetti del MASE dal dicembre 2023 senza che siano nemmeno state attivate le strutture operative previste.