Cronaca
Enna – Un uomo è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazzina di 14 anni: secondo le accuse ipotizzate dalla procura di Enna gli abusi sarebbero andati avanti per 3 anni, fin da quando la piccola aveva 11 anni.
Eseguita dalla polizia un’ordinanza di custodia cautelare in carcere che ipotizza anche i reati di maltrattamenti in famiglia nei confronti della stessa ragazzina e dell’intero nucleo familiare, composto anche da altre ragazze minorenni e dalla ex compagna dell’uomo.
Dalle indagini della Polizia sarebbe emerso che l’uomo, oltre agli abusi, aveva imposto delle “regole” alle quali tutti i componenti della famiglia dovevano attenersi. Le conseguenze per chiunque avesse raccontato il «segreto di famiglia», sarebbero stato botte e la minaccia costante del rischio dell’intervento degli assistenti sociali, che avrebbero diviso le bambine dalla madre, collocandole in strutture diverse.
Enna – Atti fisici a chiara connotazione sessuale, dissimulati sotto il pretesto di scherzi camerateschi, palpeggiamenti e altro insieme a strategie di manipolazione psicologica che Giuseppe Rugolo, l’ex sacerdote condannato in secondo grado a tre anni di carcere per violenza sessuale a danno di minori, attuava con alcuni ragazzi.
Le motivazioni della sentenza di secondo grado dell’ex sacerdote che i giudici della corte d’appello di Caltanissetta hanno depositato, confermano la linea del giudizio di primo grado emesso dal tribunale di Enna e l’attendibilità della vittima che ha denunciato il prelato.
Con riferimento alla diocesi di Piazza Armerina i giudici scrivono che non vi è stato un proscioglimento nel merito piuttosto la Curia, che in primo grado era stata ritenuta responsabile civile, in appello viene esclusa dal processo perchè ritenuta solo una sorta di ufficio interno alla diocesi.
Sulla ricostruzione dei fatti, anche in relazione all’operato del vescovo Rosario Gisana, mai citato in sentenza di appello, a processo al tribunale di Enna per falsa testimonianza insieme al vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, la corte di appello ha integralmente richiamato la motivazione della sentenza di primo grado.
I giudici di Caltanissetta confermano, infatti, quanto già evidenziato dal tribunale di Enna sugli anomali comportamentali di Rugolo contrassegnati da una vera e propria devianza sessuale mascherata da “missione pastorale”. “L’istruzione dibattimentale di primo grado ha accertato l’approccio invadente e predatorio dell’imputato che era solito relazionarsi con modalità del tutto inappropriate ed inconciliabili con la funzione educativa e di guida spirituale” scrivono i giudici riferendosi proprio a quegli atti fisici a chiara connotazione sessuale insieme a strategie di manipolazione psicologica che Rugolo attuava con alcuni minorenni. La mole degli accessi a siti porno, oltre 19 mila in soli 9 mesi, serve a confermare l’idea della personalità deviata di Rugolo già confermata dalle prove testimoniali. La corte ha respinto tutti i motivi di appello della difesa dell’imputato e del responsabile civile della chiesa di San Giovanni demolendo la tesi difensiva secondo cui i rapporti sessuali intrattenuti con le vittime fossero in realtà tutti di natura consensuale.
Dopo 180 giorni la corte d’appello di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna a tre anni di carcere per Giuseppe Rugolo, l’ex sacerdote che di fatto confermano la linea del giudizio di primo grado emesso dal tribunale di Enna e l’attendibilità di Antonio Messina, la vittima che ha denunciato il prelato. Con riferimento alla diocesi di Piazza Armerina i giudici scrivono che non vi è stato un proscioglimento nel merito piuttosto la curia, che in primo grado era stata ritenuta responsabile civile, in appello viene esclusa dal processo perchè ritenuta solo una sorta di ufficio interno alla diocesi. Sulla ricostruzione dei fatti, anche in relazione all’operato del vescovo Rosario Gisana, mai citato in sentenza di appello, a processo al tribunale di Enna per falsa testimonianza insieme al vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, la corte di appello ha integralmente richiamato la motivazione della sentenza di primo grado. I giudici di Caltanissetta confermano dunque, quanto già evidenziato dal tribunale di Enna circa gli anomali comportamentali di Rugolo contrassegnati da una vera e propria devianza sessuale mascherata da “missione pastorale”.
“L’istruzione dibattimentale di primo grado ha accertato l’approccio invadente e predatorio dell’imputato che era solito relazionarsi con modalità del tutto inappropriate ed inconciliabili con la funzione educativa e di guida spirituale” scrivono i giudici riferendosi ad atti fisici a chiara connotazione sessuale, dissimulati sotto il pretesto di scherzi camerateschi, palpeggiamenti, pacche sui genitali, baci allusivi docce fatte insieme, dall’altro si sono espresse con il subdolo ricorso a strategie di manipolazione psicologica che Rugolo attuava con alcuni minorenni. La mole degli accessi a siti porno, oltre 19 mila in soli 9 mesi, serve a confermare l’idea della personalità deviata di Rugolo già confermata dalle prove testimoniali. La corte ha respinto tutti i motivi di appello della difesa dell’imputato e del responsabile civile della chiesa di San Giovanni demolendo la tesi difensiva secondo cui i rapporti sessuali intrattenuti con le vittime fossero in realtà tutti di natura consensuale.(Fonte Ansa)
Cronaca
Calatanissetta – Condannato a tre anni di reclusione dalla prima sezione penale della corte d’appello di Caltanissetta, don Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale su minorenni.
I giudici hanno applicato l’attenuante della tenuità del fatto per due delle vittime individuate, rideterminando la sentenza di primo grado che era stata di quattro anni e sei mesi.
L’impianto dell’accusa ha retto anche in appello, come la credibilità di Antonio Messina, il giovane archeologo sulla cui denuncia è stato incardinato il processo. La Corte d’appello ha estromesso la diocesi di Piazza Armerina dalla responsabilità civile.
La sentenza è arrivata dopo le repliche dei difensori del sacerdote, presente all’udienza che, ancora una volta hanno criticato la sentenza di primo grado e accusato la stampa di avere condotto un processo mediatico contro don Rugolo.
In aula anche le parti civili con Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, i genitori del Messina, con l’avvocato Giovanni Di Giovanni e le associazioni Contro tutte le violenze e Rete l’Abuso con gli avvocati Irina Mendolia e Mario Caligiuri sostituito da Giuseppe Messina del foro di Gela.
“Ho sempre voluto solo ed esclusivamente giustizia – dice Antonio Messina – C’è una condanna che viene confermata del resto deve ancora partire il processo al vescovo Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano per falsa testimonianza. Comunque gli abusi sono stati riconosciuti sia in primo grado che in secondo grado. Mi auguro che questo sia di monito per altri giovani che vogliano denunciare ai quali dico di non denunciare ai servizi per la tutela dei minori considerato il fatto che uno degli avvocati del sacerdote condannato fa parte della commissione tutela minori di Ferrara e difende un prete pedofilo”.
“Per quanto attiene la posizione del mio assistito – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – l’impianto accusatorio è stato interamente confermato sopratutto ancora una volta vince la credibilità di Antonio”.
“Aspettiamo le motivazioni e valuteremo se ricorrere in cassazione per alcuni aspetti che non convincono”, ha detto il sostituto procuratore Gaetano Bono.