Cronaca
Lampedusa (Agrigento) – Tragedia a largo dell’isola. Ancora una tragedia nelle acque del Mediterraneo. Due migranti sono morti e altri quattordici sono in condizioni critiche, tre dei quali intubati, dopo essere stati soccorsi al largo di Lampedusa. I migranti e i due cadaveri sono stati sbarcati sul molo di Favarolo, dopo essere stati soccorsi a bordo di un barcone su cui viaggiavano ammassate 85 persone. Per trasferirli in strutture sanitarie più attrezzate, sono in arrivo due elicotteri a supporto, uno da Palermo e uno da Pantelleria che si aggiungeranno a quello già presenti a Lampedusa.
L’imbarcazione è stata fermata dopo la segnalazione dell’elicottero HeloLux. L’intervento di soccorso è stato effettuato dai militari di una motovedetta della Guardia di Finanza e il trasbordo è stato completato, a 16 miglia da Lampedusa, dalle motovedette CP301 e CP336 della guardia costiera.
A uccidere i due migranti sarebbe stata l’inalazione di idrocarburi nel sottocoperta dell’imbarcazione, alla deriva a 16 miglia da Lampedusa. Gli altri 14 stanno male per la stessa ragione.
I migranti arrivati nell’isola sono originari di Pakistan, Eritrea e Somalia. Tra loro anche una donna e cinque minori.
Cronaca
Dalla notte scorsa è in corso un’operazione di ricerca e soccorso coordinata dal Rescue Coordination Centre (RCC) di Malta, a seguito dell’avvistamento di un natante capovolto, a circa 50 miglia a sud est di Lampedusa, in area di responsabilità SAR maltese.
Le operazioni sono scattate dopo che l’aereo MANTA “10-03” della Guardia Costiera italiana, già impegnato in attività di volo, ha individuato il natante rovesciato e lanciato immediatamente una zattera di salvataggio.
Le operazioni di soccorso, coordinate dalle Autorità maltesi, oltre alle motovedette della Guardia Costiera italiana, vedono l’impiego di un velivolo maltese ed il supporto di una nave mercantile dirottata sul punto, nonché la presenza in area di un assetto aereo di Frontex.
La Guardia Costiera italiana, in particolare, sta concorrendo alle attività con le motovedette provenienti da Lampedusa.
Dalle prime informazioni acquisite dai naufraghi, sembrerebbe che a bordo del natante capovolto vi sarebbero state circa trenta persone.
Il mercantile dirottato ha inizialmente recuperato 4 persone, successivamente trasbordati sulla motovedetta CP 322. La stessa unità della Guardia Costiera italiana ha poi tratto in salvo altri naufraghi, portando a 11 il numero complessivo delle persone salvate ed al recupero di una salma.
Cronaca
Lampedusa (Agrigento) – Ancora morti nel mar Mediterraneo. Nave Ong sbarca a Lampedusa, migranti ‘sette dispersi’. Sono caduti in mare da un gommone sul quale viaggiavano, soccorsi da nave Aurora Sar.
La nave ong Aurora Sar, con a bordo 41 persone, tra eritrei, etiopi, malesi e sudanesi soccorsi nel canale di Sicilia, è sbarcata a Lampedusa, destinazione assegnata per garantire la sicurezza della navigazione e la salvaguardia delle persone a bordo.
I migranti hanno raccontato che sette loro compagni di viaggio, a causa del mare agitato, sono caduti in acqua e non è stato possibile aiutarli a risalire sul gommone.
Secondo le testimonianze raccolte, due sono finiti in mare la prima notte e cinque quella successiva.
La traversata era iniziata nella tarda serata del 27 agosto da Zuara in Libia, dopo aver pagato 800 euro a testa.
Un migrante diabetico è stato portato al poliambulatorio per accertamenti.
Ancora ieri mattina 2 settembre un altro morto era stato trasferito a Lampedusa, si trattava di un bengalese, pure lui caduto in mare.
Cronaca
Trapani – Un incendio in un appartamento di una palazzina situata al terzo piano di un immobile di via De Santis questa sera ha creato tanta apprensione . L’immobile si trova nel popolare rione Sant’Alberto,
A fare scattare l’allarme alcuni residenti, che avevano notato il fumo uscire dalle finestre, allertati anche i soccorsi.
Sul posto intervenuti i vigili del fuoco. Il palazzo per precauzione è stato evacuato, tre persone tratte in salvo sono state controllate dal personale del 118 nessuno trasportato in ospedale. L’appartamento interessato dalle fiamme era vuoto. In fase di accertamento le cause del rogo ma l’ipotesi più accredita e quella di un corto-circuito. Sul posto anche i carabinieri.
Cronaca
Secondo le prime ricostruzioni, sembra che l’anziano si sia sdraiato perpendicolarmente sui binari, una circostanza che potrebbe far ipotizzare un gesto volontario. Tuttavia, gli investigatori non escludono altre possibilità e stanno raccogliendo testimonianze per chiarire i contorni della vicenda.
L’impatto con il convoglio è stato violento, ma l’uomo è sopravvissuto ed è stato immediatamente soccorso e trasportato in ospedale. I medici gli hanno riscontrato fratture multiple, ma al momento non sarebbe in pericolo di vita, sebbene le sue condizioni restino critiche.
Uomo investito sui binari
Cronaca
Valle del Belice (Trapani/PalermoAgrigento) – E’ il 16 gennaio 1968. La notizia del terribile terremoto esce fuori dalla Valle. Raggiunge il mondo che ne conosce così l’esistenza. Conosce il Belice, ma può vedere solo le macerie. Ed i volti scolpiti dal dolore di quelle donne rimaste senza marito e senza figli.
Il 16 gennaio al porto di Trapani provenienti da Malta attraccano le navi inglesi Ashton, Walkerton, Crifton e Sea-Salvor. Trasportano coperte, medicinali, plasma. Alle 5,15 di quello stesso giorno, la nave traghetto Gennargentu, aveva già sbarcato automezzi per i vigili del fuoco, che già si stanno avvicinando nei luoghi della tragedia. La nave riparte per Civitavecchia, per ritornare il 18 gennaio.
A Birgi intanto si insedia il coordinamento per il soccorso aereo, 15 elicotteri, la direzione viene affidata al tenente colonnello Liverani. Nella Valle giungono dalla Francia tecnici specializzati, dall’Inghilterra arrivano plasma e ferri chirurgici. Soccorsi giungono anche dalla Germania, Norvegia, dall’America e dal lontano Giappone.
Alla Camera dei deputati si insedia un comitato ristretto pro-terremotati. Ne faranno parte gli onorevoli Montanti del Pri; Terranova e Gerbino della Dc, Amendola del Pci; Santagati dell’Msi; Basile del Pdium; Fulci del Pli; Raja del Psup e Sacriulli del Psi-Psdi.
Ore 16.42 del 16 gennaio, la terra torna a tremare con una scossa del settimo grado della scala Mercalli, epicentro sempre la stessa zona. La terra continuerà a tremare sino al febbraio del 1969. Tantissime altre volte. E ogni volta per chi è rimasto sarà una ferita che torna a sanguinare.
Appena giunta la notizia del disastroso terremoto, le Forze Armate intervennero immediatamente in soccorso delle popolazioni sinistrate, recando un valido apporto di uomini e di mezzi affiancandosi ai Vigli del Fuoco e ai volontari. Il loro compito fu sgombrare macerie, impiantare tendopoli, ripristinare la viabilità, riattivare i collegamenti e ricercare gli infortunati. La Marina Militare in particolare partecipò alle operazioni di soccorso con i suoi uomini e con i suoi mezzi, facendo la spola tra le varie basi navali e le zone colpite dal sisma, mentre gli elicotteri trasportavano medicinali, plasma, personale e materiale di prima necessità.
Le navi: Stromboli (sito Marina Militare), Urania, Vesuvio, Bergamini, Aquila, Altair ed Etna trasportarono viveri, materiale di disinfezione, vestiario, reparti e automezzi dell’esercito, materiale sanitario. Le unità della 61° Squadriglia Dragamine, Sgombro, Squalo e Storione, diedero un particolare aiuto ai sinistrati: lo Squalo ospitò a bordo un centinaio di persone tra cui 30 bambini, lo Storione accolse alcune gestanti che a bordo hanno potuto trovare maggiore assistenza, lo Sgombro diede alloggio ai numerosi sinistrati di Santa Ninfa e Gibellina che per paura non avevano voluto rifugiarsi presso le Scuole locali. Due colonne con autoradio, pulmini, autobotti, campagnole, autocarri, sono state messe a disposizione del Comando Militare Territoriale per il trasporto di materiale vario. A terra, la Marina impiantò subito, anche nelle zone più colpite, infermerie da campo assicurando la prima fase dell’assistenza medico chirurgica, realizzando quindi una tendopoli. A Santa Ninfa ospitò circa 540 persone. L’attrezzatura per allestire questo centro di soccorso fu trasportata da Taranto con un ponte aereo dell’Aeronautica Militare. La tendopoli, fu realizzata con strutture isolate dal terreno da piattaforme di legno impermeabilizzato e munita di una cucina da campo, di una stazione radio e di una pista per elicotteri, che hanno trasportato regolarmente viveri e materiale di prima necessità, facendo la spola tra l’aeroporto di Birgi e il Centro di S. Ninfa.