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    Palermo, dominano i keniani al Giro Podistico
    Cheruiyot e Michira vincono il III Trofeo della Legalità, oltre 600 gli atleti
    Redazione30 Marzo 2025 - Altri Sport
  • Passaggio Teatro Politeama Altri Sport

    Cheruiyot e Michira dominano il Giro Podistico di Palermo

    Palermo – Il capoluogo di regione si colora d’Africa nell’ultima domenica di marzo, con la splendida vittoria dei keniani Moses Cheruiyot e Morine Gesare Michira nel Giro Podistico Internazionale di Palermo – III Trofeo della Legalità, evento organizzato dall’ASD Sicilia Running Team.

    Sotto un sole inatteso, oltre 600 atleti si sono dati battaglia su un circuito cittadino di 10 km che ha fatto da cornice al cuore pulsante della città, piazza Castelnuovo, con partenza e arrivo accanto al Teatro Politeama. I due vincitori non solo hanno trionfato tra gli Elite, ma hanno anche polverizzato i record del percorso, regalando spettacolo e confermando la fama del Kenya nel mondo della corsa su strada.

    La gara Elite: doppio record keniano

    Cinque giri da 2 km l’uno, con un ritmo serrato fin dalle prime battute. Moses Cheruiyot (Run2gether) ha chiuso con un crono di 28’43, seguito dal connazionale Simon Mwangi Waithira e da Osama Zoghlami.
    Tra le donne, è Morine Michira (Run2gether) a dominare in 32’28, staccando la burundese Nimbona e l’italiana Federica Cernigliaro.

    Top 3 uomini:
    1 -Moses Cheruiyot – 28’43
    2 – Simon Mwangi Waithira – 29’30
    3 – Osama Zoghlami – 29’59

    Top 3 donne:
    1 – Morine Gesare Michira – 32’28
    2 – Elvanie Nimbona – 32’39
    3 -Federica Cernigliaro – 36’11

    Inclusione, Open e Master: lo sport per tutti

    Spazio anche all’inclusione, con l’esibizione degli atleti della FISDIR (sport paralimpici intellettivo-relazionali) su un tratto simbolico del percorso. Premiati anche due runner diabetici, Emilia D’Anna e Vito Pampalone, simbolo di resilienza e passione.

    Nella gara Open, si sono distinti Alessandro Brancato (32’53) e Laura Speziale (39’33), primi al traguardo e neo campioni regionali Master.

    Il Sicilia Running Team, pur essendo l’organizzatore, ha ceduto sportivamente il gradino più alto del podio alla Polisportiva Pegaso Athletic.

    I nuovi campioni regionali Master

    Grande partecipazione anche nella categoria Master, con titoli assegnati in tutte le fasce d’età. Tra i più veloci:
    SM35 – Alessandro Brancato
    SF50 – Laura Speziale
    SM80 – Mario Lo Cicero
    SF75 – Rosa Calabrese

    TUTTI I NEO CAMPIONI REGIONALI MASTER:

    SM35 Alessandro Brancato (Sicilia Running Team); SM40 Corrado Mortillaro (Podistica
    Messina); SM45 Mario Piraino (Pol. Atletica Bagheria); SM50 Antonio Puccio (Sciacca
    Running); SM55 Antonio Mascari (Pol. Nadir); SM60 Carlo Filiberto (Universitas
    Palermo); SM65 Elio Amato (Universitas Palermo); SM70 Giuseppe Caltabiano
    (Universitas Palermo); SM75 Salvatore Prestigiacomo (Polizia di Stato); SM80 Mario Lo
    Cicero (GS Dil. Vergine Maria); SM85 Camillo Giuseppe Cucina (Atletica Mondello);
    SF35 Emily Inzirillo (Equilibra Running Team); SF40 Luana Russo (Sciacca Running),
    SF45 Simona Sorvillo (Trinacria Palermo); SF50 Laura Speziale (Cus Palermo); SF55 Rita
    Rosa Vernaci (Trinacria Palermo); SF60 Maria Giangreco (Trinacria Palermo); SF65
    Antonina Ienna (Palermo Running); SF70 Clara Minagra (Trinacria Palermo); SF75 Rosa
    Calabrese (Amatori Palermo).


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  • Sai quanti anni compie la canzone definita il capolavoro pop? [Video]
    Bohemian Rhapsody compie 50 anni: il genio di Freddie Mercury e la rivoluzione musicale dei Queen
    Redazione26 Gennaio 2025 - Spettacolo
  • queen bohemian rhapsody anniversario Spettacolo

    Cinquanta anni fa, Freddie Mercury creava un brano che non solo ridefinì il concetto di pop, ma diventò il simbolo dell’innovazione musicale: Bohemian Rhapsody, il capolavoro senza tempo dei Queen. Dietro i sei minuti e otto secondi che hanno cambiato la storia della musica c’è un viaggio di creatività, ostinazione e talento visionario.

    Un mosaico di idee nella mente di Freddie Mercury

    Era il 1975, e Freddie Mercury, leader carismatico dei Queen, aveva un’idea insolita e ambiziosa: combinare tre canzoni completamente diverse in un’unica opera musicale. Il primo titolo provvisorio, The Cowboy Song, rifletteva una suggestione western che emergeva dai primi versi: “Mama, just killed a man”. Tuttavia, quel pezzo evolse rapidamente in qualcosa di unico. Freddie visualizzava ogni dettaglio nella sua mente, scarabocchiando appunti su quindici fogli che portava sempre con sé.
    Mercury si chiudeva nella sua casa a Kensington, seduto al suo inseparabile Yamaha Baby Grand Piano, che per lui non era solo uno strumento, ma un’estensione del suo genio creativo.

    La sfida in studio: tecnologia e perseveranza

    Registrare Bohemian Rhapsody non fu meno rivoluzionario della sua concezione. Ci vollero quattro studi di registrazione e settimane di lavoro, con sessioni che si protraevano per dieci ore al giorno. Per ottenere gli iconici cori operistici, Freddie, Brian May e Roger Taylor sovraincisero le loro voci 180 volte, spingendo i nastri analogici al limite.
    Brian May racconta che, dopo centinaia di passaggi, i nastri erano diventati quasi trasparenti.

    Mercury era un perfezionista assoluto: cantò e ricantò versi come “Mamma Mia, Figaro, Galileo” in tonalità diverse, fino a creare il maestoso intreccio vocale che conosciamo oggi.

    Un brano rivoluzionario che nessuno capiva

    Quando il test pressing del singolo arrivò ai dirigenti della EMI, l’accoglienza fu gelida. Un pezzo di sei minuti, senza un ritornello ripetitivo e con un testo pieno di enigmi e citazioni surreali come Scaramouche, Bismillah e Belzebù, sembrava una follia commerciale. Le radio non l’avrebbero mai trasmesso, dissero.

    Ma i Queen non si arresero. Inviarono una copia al DJ della BBC, Kenny Everett, che lanciò il brano nell’etere, stuzzicando gli ascoltatori con brevi estratti durante un weekend. La reazione del pubblico fu esplosiva: le radio ricevettero migliaia di richieste per mandare in onda la canzone completa.

     Il Live Aid e l’immortalità

    Se Bohemian Rhapsody aveva già raggiunto lo status di cult, fu il Live Aid del 1985 a consacrarla come un’icona. Alle 18:40 del 13 luglio, Freddie Mercury entrò in scena davanti ai 70.000 di Wembley e a un miliardo di spettatori televisivi in tutto il mondo. Seduto al pianoforte, con la sua inconfondibile energia, diede vita a una performance che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più alti della storia della musica live.

    Dietro le quinte di un capolavoro

    Freddie Mercury non spiegò mai il significato del testo, lasciandolo avvolto nel mistero. Era davvero un brano autobiografico? Forse una confessione o semplicemente un esercizio di immaginazione? Le teorie abbondano, ma la magia di Bohemian Rhapsody sta proprio nella sua capacità di evocare emozioni diverse in ogni ascoltatore.

    Il successo senza tempo

    Cinquant’anni dopo, Bohemian Rhapsody continua a infrangere record: oltre un miliardo di visualizzazioni su YouTube, 10 milioni di copie fisiche vendute** e  quasi due miliardi di streaming. Ogni ascolto è un viaggio in un’opera che ha sfidato e riscritto le regole della musica pop. Un capolavoro che, come disse Brian May, “potrebbe non essere mai più replicato, perché Freddie era unico”. Il 31 ottobre del 1975 usciva Bohemian Rhapsody dei Queen, estratto dell’album in studio A Night at the Opera. Quasi superfluo parlare del successo del brano, che rimane ancora oggi uno dei più amati e cantati dai fani di Freddie Mercury e soci.

    E tu, quanti dettagli conoscevi di questa straordinaria canzone?






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