Cronaca
Caltanissetta – La procura di Caltanissetta ha chiesto gli arresti domiciliari per il deputato regionale Michele Mancuso di Forza Italia indagato per corruzione. La polizia di Stato ha notificato a Mancuso e ad altri indagati l’invito a comparire per rendere l’interrogatorio al Gip.
Mancuso per l’accusa, avrebbe preso una tangente di 12 mila euro per favorire l’associazione Genteemergente che ha ottenuto fondi pubblici per realizzare eventi e spettacoli in provincia di Caltanissetta.
Gli altri indagati a cui la squadra mobile di Caltanissetta e lo Sco di Roma hanno notificato l’invito a comparire per rendere interrogatorio davanti al gip, sono Lorenzo Gaetano Tricoli e i rappresentanti legali e componenti dell’associazione sportiva dilettantistica Genteemergente, Ernesto e Manuela Trapanese e Carlo Rizioli. A Mancuso, la Procura contesta la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e ad altri quattro indagati di essere dei presunti corruttori. Per tutti e cinque sono stato chiesti gli arresti domiciliari. Nell’inchiesta c’è un sesto indagato, per il quale non è stato chiesto alcun provvedimento: è Eugenio Bonaffini accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Cronaca
Milano – Si è costituito nel carcere milanese di Bollate Antonello Montante, ex leader di Confindustria Sicilia condannato per corruzione.
La Procura generale di Caltanissetta ha messo in esecuzione la sentenza d’appello senza attendere il ricalcolo della pena disposto dalla Corte di Cassazione che aveva annullato la decisione di secondo grado imponendo un nuovo giudizio limitatamente, però, al ricalcolo della condanna.
Il processo che dovrà essere celebrato stabilirà infatti esclusivamente l’entità della pena che non potrà essere comunque inferiore a 4 anni e 5 mesi.
Montante, a cui l’esecutività della sentenza è stata notificata, ha scelto di costituirsi nel carcere milanese.
All’imprenditore era stato contestato l’aver creato una rete di informatori e l’aver dato vita a una attività di dossieraggio per condizionare la vita politica siciliana. (fonte Ansa)
Caltanissetta – L’ex procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra, morto 8 anni fa e responsabile delle indagini immediatamente successive alla strage di via d’Amelio, avrebbe fatto parte di una loggia massonica. Lo sostiene la procura di Caltanissetta che ha disposto tre perquisizioni, eseguite dal Ros, nelle abitazioni riconducibili a Tinebra nell’ambito dell’inchiesta per i depistaggi successivi alla strage di via D’Amelio.
La Procura, dice una nota, ha “acquisito una pluralità di elementi che hanno fatto emergere concreti indizi circa la presenza di una loggia massonica coperta a Nicosia (Enna), di cui avrebbe fatto parte anche Tinebra”.
In particolare la procura di Caltanissetta ha disposto perquisizioni, in tre abitazioni dell’ex procuratore della repubblica di Caltanissetta Giovanni Tinebra.
Nelle abitazioni situate nelle province di Caltanissetta e di Catania, spiega la procura, si cerca l’agenda rossa di Paolo Borsellino, anche alla luce dell’appartenenza di Tinebra alla loggia massonica coperta di Nicosia, città in cui il magistrato è stato in servizio presso la Procura della Repubblica di Nicosia ininterrottamente dal 1969 al 1992.
“E’ stato acquisito agli atti del procedimento penale per strage e depistaggio – scrive la procura – un appunto 20 luglio 1992 firmato da Arnaldo La Barbera, a quel tempo capo della squadra mobile di Palermo”.
“In data odierna, alle 12 – si legge nell’appunto citato dalla procura – viene consegnato al dr. Tinebra, uno scatolo in cartone contenente una borsa in pelle ed una agenda appartenenti al Giudice Borsellino”.
“Detto appunto privo di qualsiasi sottoscrizione per ricevuta di quanto indicato da parte del dott. Tinebra – scrive la procura oggi – non era mai stato trasmesso a quest’ufficio nell’ambito delle indagini per la strage di via D’Amelio, né il dott. La Barbera ne aveva mai fatto menzione nel corso delle sue escussioni.
Gli specifici accertamenti svolti da quest’ufficio non hanno consentito di verificare che detta consegna sia effettivamente avvenuta nelle mani del dott. Giovanni Tinebra, né che l’agenda in questione fosse effettivamente l’agenda rossa e non altra agenda appartenuta al dott. Borsellino, poi effettivamente rinvenuta. Non può sottacersi che, in ogni caso, tale borsa sarebbe pervenuta nella disponibilità del dott. La Barbera il 19 luglio sera e, secondo la su indicata nota, sarebbe stata consegnata nella tarda mattinata del 20 luglio ’92, con la conseguenza che il detto La Barbera avrebbe avuto tutto il tempo di prelevare o estrarre copia della più volte citata agenda rossa. Nel corso delle perquisizioni è stata acquisita documentazione al vaglio di questa autorità giudiziaria”. (fonti Agi e Ansa)