• Palermo
    Indagine europea su furti d’auto, indagati in Sicilia, perquisizioni anche ad Alcamo
    Tre gli indagati tra cui un alcamese residente a Milano
    Redazione10 Novembre 2025 - Cronaca
  • carabinieri Cronaca

    Palermo – La mente della banda era un francese. L’esperto tecnologico un palermitano, già indagato in passato. Assieme ad insospettabili realizzavano chiavi per decodificare i sistemi di sicurezza delle auto di lusso e rubarle e tra gli insospettabili anche un alcamese residente a Milano.

    I carabinieri del comando provinciale di Palermo assieme ai colleghi di Milano e di Alcamo hanno eseguito 5 decreti di perquisizione e 3 decreti di sequestro preventivo d’urgenza di altrettanti conti correnti nei confronti di 3 indagati, padre e figlio palermitani di 58 e 27 anni e un alcamese di 27 anni, residente a Milano, accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, alla ricettazione e alla detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, codici o altri mezzi atti all’accesso a sistemi informatici o telematici.

    Nel corso delle operazioni, nell’abitazione palermitana degli indagati è stato rinvenuto un vero e proprio laboratorio dotato della più avanzata strumentazione utile alla progettazione e realizzazione dei dispositivi oggetto d’indagine. Perquisizione anche ad Alcamo.

    L’operazione

    L’operazione riguarda la scoperta in Europa di una banda che rubava vetture di lusso attraverso sofisticate apparecchiature elettroniche che riuscivano ad aprire le auto con chiavi non codificate.
    L’inchiesta è stata condotta sotto il coordinamento dell’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale “Eurojust”, e riguarda anche Francia e Regno Unito.

    L’input

    L’indagine è partita dagli inquirenti francesi che avrebbero accertato l’esistenza del gruppo criminale che realizzava e rivendeva i dispositivi per l’avviamento di autovetture attraverso chiavi non codificate, bypassando i sistemi di sicurezza e facilitando “la commissione di furti di veicoli di svariate case automobilistiche”.  I componenti della banda si sarebbero avvalsi di insospettabili complici, come nel caso del titolare di un’officina ufficiale di un marchio automobilistico, che avrebbe fornito chiavi originali, poi inviate in Cina per essere analizzate e decodificate.





  • Palermo
    Palermo, maxi sequestro di Labubu falsi, denunciati i titolari di sette negozi
    I finanzieri ne sequestrano dieci mila
    Redazione10 Novembre 2025 - Cronaca
  • Labubu guardia di finanza Cronaca

    Palermo – Maxi sequestro a Palermo di “Labubu” falsi. I finanzieri del Comando provinciale di Palermo ne hanno sequestrato oltre dieci mila e denunciato i titolari di sette esercizi commerciali.

    I peluche, disegnati da un artista di Hong Kong e venduti in tutto il mondo dal colosso nella produzione e vendita di giocattoli Pop Mart, sono diventati una vera e propria tendenza, creando una corsa all’acquisto dopo essere stati indossati sui social da star internazionali della musica e del cinema.

    Al maxi sequestro i Baschi verdi del Gruppo pronto impiego di Palermo, sono arrivati grazie un’analisi sulla distribuzione e vendita di giocattoli e anche al costante monitoraggio dei profili social degli operatori del settore. Individuati sette negozi che disponevano anche degli iconici peluche e che per prezzi praticati, fattura e packaging dei prodotti destavano particolari sospetti circa la loro originalità e provenienza.

    labubu

    Dai controlli è emerso che i Labubu commercializzati erano realizzati con materiali di qualità inferiore ma riprodotti con una cura tale da rendere difficile per un acquirente distinguere quelli autentici dai falsi. 

    I prodotti, acquistati senza fattura da canali non ufficiali o da piattaforme e-commerce, venivano venduti a prezzi di poco inferiori a quelli praticati per gli originali e riportavano loghi, colori e confezioni del tutto simili a questi ultimi, spesso corredati da etichette e codici identificativi non conformi o del tutto falsificati.

    «Questi elementi, uniti alla circostanza che, in alcuni casi, i negozi che li ponevano in vendita fossero specializzati in giocattoli originali di ogni tipo e delle più note marche – spiegano le Fiamme gialle -, potevano certamente indurre il potenziale acquirente a pensare che si trattasse di prodotti genuini venduti a prezzi vantaggiosi».

     





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