Cronaca
Trapani – Condannato dal Tribunale di Trapani il medico Antonino Grammatico a un anno di reclusione, con pena sospesa, per omicidio colposo. La sentenza, emessa ieri 13 gennaio 2026 dal giudice Roberta Nodari in composizione monocratica, riguarda un procedimento che risale al febbraio del 2021.
Secondo l’imputazione, il medico, all’epoca in servizio presso il 118, fu chiamato, alle 3:20 del mattino, del 20 febbraio 2021, fu chiamato a intervenire a domicilio per un paziente, Giuseppe Maniscalco, che lamentava un dolore toracico insistente, accompagnato da sintomi compatibili con una sindrome coronarica acuta. Nonostante la gravità del quadro, Grammatico avrebbe omesso di effettuare esami approfonditi (tra cui un Elettrocardiogramma – ECG) o di consigliare il ricovero immediato in pronto soccorso, attribuendo i sintomi a una presunta reazione alla vaccinazione anti-Covid-19 che il paziente aveva fatto recentemente.
Giuseppe Maniscalco è deceduto poche ore dopo, alle ore 8:50 del 20 febbraio 2021 per arresto cardiocircolatorio. Maniscalco, luogotenente dei carabinieri, da oltre 20 anni era operativo nella sezione di polizia giudiziaria presso la Procura del Tribunale di Trapani, e al momento dell’accaduto ricopriva il ruolo di vicecomandante della sezione di PG.
Il medico è stato ritenuto responsabile di omicidio colposo (art. 589 c.p.), con colpa omissiva (art. 40 c.p.v.), aggravata dalla qualifica di professionista sanitario (art. 590 sexies c.p.), per non avere adottato le procedure diagnostiche e terapeutiche adeguate, omissioni ritenute causalmente collegate al decesso del paziente.
Nel processo, il medico è stato assistito e difeso dall’avvocato Maurizio Sinatra, del Foro di Trapani. Le parti civili, Il padre, la vedova ed il figlio di Maniscalco, sono stati rappresentati dall’avvocato Michele La Francesca.
Grammatico e l’ASP di Trapani (difesa dall’avvocato Cesare Faiella) sono stati inoltre condannati in solido:
al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali da liquidarsi in separata sede innanzi il giudice civile
al rimborso delle spese di costituzione in giudizio sostenute dalle parti civili per un ammontare di 4.200 euro
al rimborso di ulteriori spese processuali.
La condanna è stata emessa sulla base degli articoli 62 bis, 163, 533 e 535 del codice di procedura penale.
Le motivazioni della sentenza, come previsto dall’articolo 544 del codice di procedura penale, saranno depositate entro 90 giorni dalla data della pronuncia, ovvero entro il 13 aprile 2026.
Va ricordato che, in attesa di eventuale appello e fino a sentenza definitiva, rimane valida la presunzione di innocenza dell’imputato, come sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana.
Cronaca
Trapani – Il tribunale di Trapani presidente giudice Roberta Nodari, ha assolto la dottoressa Francesca Cascarano, ostetrica in servizio presso l’Ospedale Sant’Antonio Abate, con la formula “perché il fatto non sussiste”. Con la sentenza di assoluzione si chiude una vicenda che ha visto l’ostetrica Cascarano – difesa dagli avvocati Natale Pietrafitta e Marcella Buttitta – imputata del reato di omicidio colposo a seguito della morte di un neonato Antonino Filardo, avvenuta il 14 luglio del 2018. Antonino aveva appena tre giorni quando morì.
Il processo inizialmente avviato contro i soli medici si era concluso con l’assoluzione di questi, con la formula “per non aver commesso il fatto”, poiché l’allora perizia dei dottori Liviero e Franco Carboni riteneva che la responsabilità del decesso del neonato fosse dipeso unicamente dalla condotta dell’ostetrica la dottoressa Cascarano.
Per questa ragione, conclusosi il processo nei confronti dei soli medici, nel maggio del 2022 la procura aveva iscritto un nuovo procedimento penale contro la sola ostetrica la quale si è, quindi, avvalsa del proprio consulente tecnico di parte, il professore Francesco Cancellieri e la dottoressa Maria Santo, entrambi di Messina. Nel corso dell’istruttoria, le gravi incongruenze tra i consulenti della procura e quelli della difesa, hanno indotto il difensore, l’avvocato Natale Pietrafitta, a chiedere ed ottenere una nuova super perizia.
Il tribunale, ha nominato il professore Vittorio Fineschi ed il professore Giuseppe Rizzo che all’esito delle loro attività peritali, hanno categoricamente escluso la responsabilità penale della dottoressa Cascarano avendo giudicato la condotta di quest’ultima perfettamente in linea con le buone pratiche mediche. Anche la parte civile si è avvalsa di propri consulenti che, però, sono stati categoricamente smentiti dai periti del tribunale che hanno ribadito, con la sentenza l’assoluta bontà dell’operato del sanitario.
Cronaca
Messina – Aperta dalla Procura di Messina una indagine contro ignoti con l’ipotesi di omicidio colposo per accertare l’esistenza di eventuali responsabilità circa la morte di un detenuto Nunzio Filiberto 53 anni, morto mentre veniva trasferito dal carcere di Gazzi a Messina, in ospedale.
Il recluso pare si fosse sentito male già dai primi giorni del suo ingresso nella casa circondariale di Gazzi. L’uomo è morto lo scorso 1 dicembre dopo essere stato colto da un malore. La moglie, attraverso gli avvocati Rosaria Chillè e Giuseppe Bonavita, ha presentato una denuncia in Procura chiedendo di verificare l’esistenza di eventuali responsabilità. Il sostituto procuratore Liliana Todaro ha aperto un’inchiesta contro ignoti e ha disposto l’autopsia.
Oggi pomeriggio verrà conferito l’incarico al medico legale Alessio Asmundo.
Nella denuncia la vedova ripercorre l’ultimo mese di vita dell’uomo: racconta di aver visto il marito durante i colloqui del 28 e del 30 novembre scorso e di aver constatato «lo stato di grave sofferenza del marito» che però l’avrebbe rassicurata dicendole che nel pomeriggio sarebbe stato visitato da un medico. L’1 dicembre l’epilogo con il malore e la corsa in ambulanza verso il pronto soccorso.
Cronaca
Agrigento – Per la morte di Marco Chiaramonti, il 50enne morto il 20 settembre scorso in un incidente stradale a San Leone, c’è un secondo indagato. Il sinistro si verificò lungo il viale Emporium.
Oltre al dirigente del Comune di Agrigento, Alberto Avenia, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati un architetto delegato alla gestione del cantiere per la riparazione della buca. L’ipotesi di reato è omicidio colposo.
Chiaramonti, istruttore di tennis, era finito in una buca e si era poi schiantato contro un albero.
Trapani – di Rino Giacalone – Assume nuovi contorni lo scandalo che ha travolto l’Asp di Trapani sui gravissimi ritardi, che sarebbero stati commessi dai laboratori ospedalieri, nella consegna degli esami istologici ai tanti pazienti interessati a sapere della evoluzione della loro salute.
Sale il numero degli indagati. Tutti sono medici, infermieri e personale tecnico ospedaliero. La conferma dell’esistenza di una indagine della Procura di Trapani oggi trova quindi ulteriore riscontro nella determinazione di un nuovo atto giudiziario che sancisce l’aumento del numero degli indagati e delle ipotesi di reato, e quindi anche la circoscritta richiesta di attività da svolgere dinanzi al gip, attraverso perizia e acquisizioni di testimonianze, già nella fase preliminare alla chiusura dell’indagine.
Si tratta di atti cosiddetti irripetibili che il giudice, nella previsione di un possibile dibattimento, su richiesta dei pm, deve acquisire garantendo la forma di prova. E questo sia nell’interesse degli indagati, quanto delle parti offese. A otto giorni dalla prima richiesta di incidente probatorio inviata lo scorso 19 giugno, al gip, i magistrati titolari dell’indagine, i pm Sara Morri e Antonella Trainito, hanno sottoscritto, ad una settimana esatta, una nuova analoga richiesta di incidente probatorio. Questo perché dopo la consegna di ulteriore informativa da parte dei Carabinieri dei Nas di Palermo (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) nel registro degli indagati sono state fatte nuove iscrizioni, dopo le iniziali otto.
Gli indagati adesso sono diciannove: medici, infermieri e tecnici ospedalieri. Tutti avvisati delle ipotesi di reato: in generale omissione di atti d’ufficio e omicidio e lesione colposa. Così come lo stesso provvedimento è stato notificato alle parte offese, ossia le “vittime” dei ritardi, i malati o i loro familiari (nel caso dei pazienti purtroppo nel frattempo deceduti). E’ anche aumentato il numero delle ipotesi di reato, non più tredici, ma diciassette.
Gli indagati sono i medici: Domenico Messina, Laura Miceli, Giancarlo Pompei, Giovanni Spanò, Maria Paola Ternullo, Noemi La Francesca, Luisa Arvigo, Roberto David, i tecnici di laboratorio: Paolo Di Nino, Ignazio Mauceri, Antonella Mistretta, Catia Di Bernardo, Aurelia Ievolella, Giorgia Alongi, Maria Cristina Schifano, l’assistente tecnico: Giampiero Accardo, gli infermieri: Calogero Bellacomo, Marilena Errante Parrino, Rosaria Incandela.
Il gip oltre che sentire le persone offese, dovrà anche affidare incarichi a propri periti. La richiesta dei pm è dettagliata ed in particolare la procura chiede che venga pure accertato se i profili organizzativi delle unità operative complesse di anatomia patologica degli ospedali di Trapani e Castelvetrano, possano essere state concause degli aggravamenti dei pazienti, quelli individuati nella lista di attesa dei 3300 e quelli nell’elenco dei 352 che in ritardo hanno ricevuto i referti.
Uno scandalo senza precedenti a livello nazionale, come è venuto a dire a Trapani l’ex premier Matteo Renzi. Una sanità ridotta a schiava di incapacità di dirigenti, nel frattempo premiati per le produttività e performance eccezionali. Direttori generali che di giorno facevano comporre una scacchiera di bandiere tricolori sulla facciata della sede dell’Asp e l’indomani venivano arrestato per tangenti, come successo a Fabio Damiani, soprannominato “sorella sanità”. L’Asp di Trapani, ma non solo quella di Trapani, da decenni considerata facente parte di uno scacchiere utile a distribuire poltrone e incarichi. Sottobosco della politica. Incarichi spesso assegnati non per capacità ma per appartenenza. Soldi spesi anche per finanziare attività extra sanitarie. Un quadro fatto da contorte figure, volti addolorarti da una parte, dall’altra parte, opposti, volti gioiosi di chi intanto faceva banchetto.
Resta inquadrata in uno scenario preciso l’attività di indagine condotta dai Nas e coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani. Si è in presenza di fatti gravi quanto clamorosi, dentro un compendio di responsabilità che anche ai profani appare parecchio articolato. Non pare potere essere solo un questione di reparti e laboratori ospedalieri, una vicenda che insomma potrebbe appartenere, per responsabilità penali e amministrative, ai soli “camici bianchi”, ma a crollare è stato un intero sistema sanitario. E’ ovvio che questo aspetto, quello di una organizzazione dalla sanità pubblica inefficiente, non attiene alla magistratura, ma lo scandalo e l’indagine, quella di oggi e quelle di ieri, è questo che pubblicamente testimoniano, l’organizzazione sanitaria nel nostro territorio è pericolosamente deficitaria di tante cose.
L’Asp di Trapani è una cristalleria dove ogni azzardato movimento potrebbe causare danni irreparabili, tali anche da non far affiorare e far cogliere a chi questo deve fare, le precise colpe. Sia in sede giudiziaria quanto in quella sociale e politica. E se certi politici dentro l’Asp di Trapani si sono mossi come elefanti dentro a una cristalleria, l’attività investigativa non vuole essere tale. E non appare essere di tal guisa. Da qui l’incidente probatorio, per definire, con il vaglio della prova acquisita già nella fase dell’indagine, i confini delle responsabilità, o anche archiviare chi in questo drammatico scandalo nulla c’entra.
Un’azienda sanitaria, quella di Trapani, da tempo nell’occhio del ciclone, e non solo per questo nuovo scandalo, ma che fa seguito, solo per citare quelli più recenti, a quelli che hanno riguardato forniture e assunzioni, tutto pilotato, tangentizzato e monetizzato. Vicende giudiziarie che hanno fatto venire fuori aspetti di omissione gravissimi, del tipo niente so e niente vedo. Già durante l’emergenza Covid erano venute fuori situazioni imbarazzanti, reparti super dotati a fronte di quelli impoveriti del tutto, carenza di personale medico e paramedico, ma avendo contenuto i numeri dell’emergenza, alla fine si era fatto festa. Sono anche arrivate le assunzioni, ma poi si è scoperto forse non tutte limpide.
Lo scandalo odierno, in questo scenario, potrebbe quindi non essere attribuibile al solo personale medico ospedaliero. L’esistenza di carenze di personale e di materiale, reagenti ed altro, nei reparti e laboratori oncologici degli ospedali, l’esistenza dei ritardi, era stato tutto messo nero su bianco, dagli stessi medici, anche da qualcuno degli odierni indagati. E questo ancora tempo prima che fosse nota all’inizio dell’anno, la denuncia della docente mazarese prof. Maria Cristina Gallo. Sui tavoli dirigenziali erano arrivate le relazioni dei medici sulle difficoltà di ogni giorno. Oggi non c’è in corso una indagine solo penale, c’è anche quella amministrativa e tecnica condotta dai funzionari inviati dall’assessorato regionale e dal ministero per la Salute , e che riguarda i reparti oncologici degli ospedale di Trapani e Castelvetrano, ma anche gli uffici dell’Asp e dello stesso assessorato. Le relazioni finali ancora non sono state depositate. Ma in queste settimane sono venuti fuori alcuni spunti. Le responsabilità, anche quelle penali, potrebbero estendersi ai burocrati regionali, ci sarebbe stato chi sapeva e ha tralasciato rispetto all’esercizio dei compiti assegnati. La situazione poteva essere gestita in altro modo e lo dimostra quanto accaduto dopo l’esplodere dello scandalo: i reperti da esaminare distribuiti in diversi laboratori, dell’intera Regione, e il numero degli esami da consegnare, oltre 3 mila referti, ridotto, se non azzerato, nel giro di qualche settimana. L’emergenza dunque poteva essere affrontata, e se questo è stato fatto bisogna ringraziare il coraggio della prof. Maria Cristina Gallo che ha denunciato.
Responsabilità fuori dall’ambito medico? Questo è anche emerso, non da ultimo, dall’intervento in commissione Sanità all’Ars del direttore generale dell’Asp di Trapani avv. Ferdinando Croce (sospeso a fine marzo dalla carica per due mesi, dal presidente della Regione, e comparso davanti al Parlamento il giorno delle sue dimissioni da manager dell’Asp di Trapani, anticipando una rimozione che era già percepibile nei circuiti parlamentari). Croce ha fatto il riassunto della problematica non nascondendo di conoscerla ma di averla appresa con ritardo, di non averla raccolta come eredità dai predecessori, ma di averla avuta notificata direttamente dal personale sanitario. Croce era convinto che le azioni messe in campo , l’appello rivolto ad altri uffici sanitari, poteva azzerare l’arretrato, ma in commissione parlamentare ha riferito anche di silenzi assordanti
Trapani – di Rino Giacalone – La Procura di Trapani intende muoversi con i piedi di piombo e non far finire anche la giustizia a muoversi come un elefante dentro quella cristalleria della sanità pubblica dove ad ogni passo si rischia di far più danno rispetto a quelli già causati da un sistema politico e burocratico che per altre vie si è dimostrato essere corrotto e approssimativo. Lo scandalo costituito dagli oltre 3 mila referti istologici rimasti per mesi in attesa di essere esaminati, mentre i pazienti oncologici si aggravavano e morivano, anche senza cure, approda davanti al gip del Tribunale di Trapani, con una richiesta di incidente probatorio. Il giudice dovrà dare nominare periti per accertamenti medico legali.
Ci sono otto indagati, tutti medici dei reparti di anatomia patologica degli ospedali di Trapani e Castelvetrano. I loro nomi sono finiti iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, lesioni personali colpose e omessa vigilanza. Dinanzi all’accusa di omessa vigilanza viene da pensare che tra gli otto indagati possano esserci anche super burocrati dell’assessorato regionale alla Salute e dell’Asp di Trapani. Asp di Trapani che frattanto proprio per lo scandalo è stata decapitata ai massimi vertici con la rimozione del direttore generale Ferdinando Croce.
All’incidente probatorio dinanzi al gip si arriva dopo la prima informativa finita sul tavolo del Procuratore della Repubblica Gabriele Paci e del sostituto procuratore Antonella Trainito. Una indagine che era stata aperta dapprima dalla Procura di Marsala perché lì era andata a presentare la sua denuncia la prof. Maria Cristina Gallo, la paziente mazarese che aveva fatto scoprire il buco nel sistema sanitario pubblico. Poi altre denunce si sono aggiunte, e il fascicolo frattanto per competenza territoriale è passato a Trapani.
La notizia degli otto indagati è diventata pubblica oggi grazie ad un articolo nelle pagine regionali del Giornale di Sicilia. Il caso è noto. Secondo quanto emerso dalle indagini, oltre 3.300 esami istologici sono in attesa per mesi per essere refertati, quando finalmente la macchina sanitaria si è messa in movimento, e dopo il venir fuori della denuncia della prof. Gallo, rimasta per otto mesi in attesa del suo referto, è risultato che 352 riguardavano diagnosi tumorali notificate a pazienti quando la malattia era già in fase avanzata.
Il gip dovrà nominare un collegio di periti per esaminare tutto il materiale raccolto dai Nas. Un momento preliminare all’eventuale dibattimento. Se i periti daranno ragione al pubblico ministero si procederà con la relativa richiesta di rinvio a giudizio, avendo una prova per così dire certificata. Dinanzi ad atti irripetibili , si tratta anche dell’esame di materiale istologico che potrebbe andare perduto col tempo, l’incidente probatorio è la via preferita dalle Procure. Ma nel caso specifico vuole anche dimostrare l’estrema attenzione dei pm trapanesi rispetto al caos della sanità trapanese, verso il dibattimento si andrà avendo prove certe. Ma non è da escludere che all’esito di un incidente probatorio, che potrebbe risultare a sfavore quanto a favore dei medici indagati, l’indagine possa proseguire anche verso altre direzioni. Tra quello che è emerso c’è anche l’anomalo funzionamento del sistema di assegnazione dei medici per gli esami di laboratorio. Verso gli ospedali di Trapani e Castelvetrano, già sovraccarichi e quasi al collasso, il Cup , il centro unico di prenotazione, finiva con l’assegnare pazienti anche non residenti in provincia di Trapani.
Laboratori in tilt a fronte di altri laboratori che potevano bene accogliere i pazienti. Come si è dimostrato dopo l’esplodere dello scandalo, con i referti istologici trasferiti da Trapani e Castelvetrano verso altre strutture sanitarie che hanno eseguito in giornata gli esami. Insomma gli investigatori sostengono che lo scandalo è certo ed ha dei responsabili: possono essere i medici ma non sarebbero estranei anche i vertici burocratici della sanità pubblica locale e regionale. Ognuno con la sua parte di responsabilità. La notifica dell’incidente probatorio è stato fatto anche alle parti lese, i pazienti o i familiari di quelli frattanto deceduti, che si sono costituiti parte civile.
Cronaca
Trapani – Sono otto i medici indagati nello scandalo dei ritardi nella refertazione degli esami istologici all’Asp di Trapani, medici che avrebbero compromesso la tempestività delle diagnosi tumorali. Il pm chiede l’incidente probatorio e la valutazione medico-legale per dieci pazienti.
Oltre 3.300 esami sarebbero stati refertati con mesi di ritardo, e in almeno 352 casi si trattava di tumori notificati solo quando la malattia era già in fase avanzata, limitando drasticamente le possibilità di intervento e cura. Venti malati è stato verificato sono in condizioni gravissime per le diagnosi in ritardo.
Tra le vicende prese in esame dalle Procure, prima quella di Marsala poi di Trapani, quella dei decessi di pazienti che hanno ricevuto in ritardo i referti. A cominciare dai decessi di Marsala e Salemi qui un infermiere affetto da tumore ha atteso troppo tempo ed è deceduto 10 giorni prima di ricevere il referto, per un infarto.
L’indagine, inizialmente era stata aperta dalla Procura di Marsala, poi a fine marzo era stata trasferita alla Procura di Trapani per competenza territoriale. Qui viene coordinata dal sostituto procuratore Antonella Trainito, con il supporto dei carabinieri del Nas di Palermo.
A fare scattare il terremoto nella sonnolenta sanità trapanese era stata la denuncia della professoressa mazarese Maria Cristina Gallo, a cui l’esito di positività ad un cancro le era stato consegnato dopo otto mesi di attesa. Lo scandalo ebbe eco immediato tanto da scuotere Governo regionale e nazionale.
Gli avvisi di garanzia disposti dalla Procura e notificati dai carabinieri, riguardano medici operanti nelle Anatomie patologiche degli ospedali di Trapani e Castelvetrano. Le accuse, al momento, includono reati particolarmente gravi: omicidio colposo, lesioni personali colpose (artt. 589 e 590 del Codice Penale) e omessa vigilanza.
Già nelle scorse settimane sono arrivati i primi provvedimenti di natura amministrativa ora riguarderà l’aspetto penale.
Lo scandalo dei referti in ritardo ha già portato alla sospensione prima e poi alle dimissioni dell’ex manager Ferdinado Croce, che dopo una strenua difesa aveva deciso di rassegnare le dimissioni, rinunciando così a ogni ipotesi di ricorso per non essere espunto dall’elenco degli idonei alla direzione generale delle Asp siciliane. La stessa Asp poi dopo una indagine interna aveva fatto scattare dei provvedimenti di ordine amministrativo. Nel frattempo la Regione ha nominato un direttore facente funzione dell’Asp Danilo Palazzolo.
Cronaca
Palermo – E’ riemerso a pelo d’acqua tra due gru, il Bayesian. Dalla Capitaneria di Porto confermano che le operazioni di recupero totale dell’imbarcazione avverranno domani mattina a partire dall’alba.
La capitaneria di porto di Palermo ha previsto un piano di sicurezza vista anche la possibile presenza in banchina di giornalisti, cittadini e turisti per assistere alle operazioni di recupero. Tutte le operazioni si dovrebbero concludere il 23 giugno con l’arrivo del relitto nel porto di Termini Imerese.
Era la notte del 19 agosto quando il megayatch a vela era affondato rimanendo sul fondale marino, fuori dal porto di Porticello, ad una profondità di circa 50 metri. Riportarlo in superficie ha comportato il taglio dell’albero alto 72 metri ed una imbracatura tra le due chiatte-gru, Hebo Lift 10 e la Hebo Lift 2.
Nel naufragio morirono sette persone tra cui il magnate inglese Mike Lynch. Tre gli indagati iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Termini Imerese: il comandante neozelandese James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio di guardia Matthew Griffith. L’accusa è omicidio colposo plurimo e naufragio colposo.
Lo scorso 9 maggio poi nel corso delle operazioni di recupero del relitto la morte del sub olandese Rob Cornelis Huijben, è stata aperta una seconda inchiesta che vede indagate tre persone della società olandese Smit Salvage, per cui lavorava Huijben. Sono indagati per omicidio colposo e violazione delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro.
Attualità
Napoli – E’ ancora sotto shock la comunità di Acerra dopo la tragica morte della piccola Giulia, la bimba di soli nove mesi sbranata nella notte tra sabato e domenica scorsi dal pitbull di famiglia. Mentre proseguono le indagini, emergono nuovi dettagli che rendono la vicenda ancora più complessa. Secondo indiscrezioni, non sarebbero state trovate tracce di sangue sull’esterno del cane incriminato, mentre sono in corso analisi approfondite sulle feci dell’animale e dell’altro cane presente in casa per individuare eventuali tracce organiche della piccola vittima.
L’autopsia eseguita ieri potrebbe fornire risposte più precise sulle cause della morte, mentre il padre della bambina, ora indagato per omicidio colposo, è risultato positivo all’hashish. Un elemento che potrebbe aggiungere ulteriori implicazioni a un caso già drammatico. Nel frattempo, i due cani sono stati trasferiti in un canile di Frattamaggiore, in attesa di ulteriori accertamenti.
Questa tragedia riaccende il dibattito sulla gestione delle razze canine potenti come pitbull, cane corso, rottweiler e altre razze simili, spesso al centro di episodi di aggressione se non adeguatamente addestrate o controllate. L’ultimo caso a Bagheria, la vittima Salvatore Maggiore, 84 anni, mentre lavorava nelle campagne è stato sbranato da tre cani corso. Sebbene non si possa generalizzare sulla pericolosità di una razza, è innegabile che questi cani possiedano una forza fisica e una struttura muscolare che possono renderli pericolosi se lasciati incustoditi o in ambienti non sicuri, soprattutto in presenza di bambini piccoli.
È fondamentale sottolineare che la responsabilità non è dell’animale, ma di chi lo possiede. Un cane di grossa taglia, indipendentemente dalla sua indole, richiede:
Ciò che è accaduto alla piccola Giulia e a Salvatore, è un monito che nessuno può ignorare. La convivenza con cani di grossa taglia impone regole di prudenza e responsabilità, evitando situazioni di rischio che potrebbero trasformarsi in tragedie. La sicurezza dei bambini ma in generale delle persone soprattutto fragili come può essere un anziano, deve sempre essere la priorità assoluta.
Le indagini faranno il loro corso, ma una lezione è chiara: mai sottovalutare il potenziale pericolo, indipendentemente dal carattere del cane. I nostri amici a quattro zampe possono essere fedeli compagni di vita, ma solo se gestiti con consapevolezza e rispetto per la loro natura.
Cronaca
Trapani – Approda oggi innanzi il tribunale di Trapani, il processo a carico di un medico pediatra di libera scelta, accusato di omicidio colposo in relazione alla tragica morte di Giorgio, un bambino di cinque anni deceduto nel giugno 2023 all’ospedale “Di Cristina” di Palermo. Si tratta di un processo per un presunto caso di malasanità a Trapani.
Il rinvio a giudizio era stato disposto a ottobre dal Gup di Trapani, dopo un’udienza preliminare in cui si è costituita parte civile anche l’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani, individuata come responsabile civile.
La cronaca
La vicenda giudiziaria scatta dopo la denuncia presentata dai genitori di Giorgio, di cinque anni, deceduto, nel giugno del 2023, al “Di Cristina”di Palermo dov’era ricoverato. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal Gup a conclusione dell’udienza preliminare. Si sono costituiti parte civile i genitori del piccolo, rappresentati dall’avvocato Massimiliano Fabio e l’Asp di Trapani. Nel capo d’imputazione per omicidio colposo o lesioni personali in ambito sanitario vengono contestati al pediatra: l’omissione di cautela, scrupolo, attenzione e diligenza nelle cure prestate al minore, dopo che i genitori richiedevano allarmati l’intervento dello specialista, mostrando un atteggiamento di insofferenza nei confronti dei timori manifestati dagli stessi, non interpretando correttamente la sintomatologia e senza sottoporre il piccolo ad ulteriori ed approfonditi accertamenti. Era stata la mamma a chiedere la visita del pediatra di fiducia preoccupata dai sintomi accusati dal figlio, ma solo dopo ripetute sollecitazioni ed un colloquio telefonico nel quale aveva consigliato la somministrazione di un integratore in gocce e a fronte dell’insistenza della madre, lo specialista sottopose il bambino ad una fugace visita ambulatoriale che, nonostante le condizioni di astenia, scarsa vigilanza e stato soporoso del piccolo, si concluse con la diagnosi di una comune gastroenterite. A circa 24 ore dalla visita però Giorgio si aggrava ed i genitori lo portano al pronto soccorso dell’ospedale di Trapani dove viene operato d’urgenza con diagnosi di “Appendicite acuta con peritonite”,da qui viene trasferito in rianimazione al “Di Cristina”, con diagnosi post-operatoria di “Occlusione Intestinale da appendicite acuta perforata”, Giorgio morirà il 29 giugno. Agli atti anche il responso della perizia affidata ad un collegio di medici esperti dal PM Antonio D’Antona della Procura di Trapani, che escluse censure sull’operato dei sanitari delle strutture ospedaliere.
«Ci rimettiamo con piena fiducia alle valutazioni degli organi di giustizia – aveva scritto l’avvocato Massimiliano Fabio – sulla scorta anche della scrupolosa attività di indagine compiuta e della consulenza tecnica del collegio di esperti già agli atti, affinché sia accertato qualunque eventuale profilo di responsabilità, consapevoli che nulla riuscirà mai a lenire il dolore dei genitori per l’immane tragedia che hanno subito».