• Alcamo
    Due arresti ad Alcamo dei carabinieri per estorsione
    Uno dei due si trova rinchiuso in carcere l'altro ai domiciliari
    Redazione25 Ottobre 2025 - Cronaca
  • Fiamma Cronaca

    Alcamo – Reclusione in carcere e arresti domiciliari per due alcamesi di 32 e 42 anni per i reati di estorsione e porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere. La misura emessa dal GIP del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura, è stata eseguita dai carabinieri.

    Il provvedimento, scaturisce dagli esiti investigativi di un’indagine condotta dai militari di Alcamo, dopo la denuncia presentata dal titolare di un’attività commerciale della città dove i due fermati si sarebbero presentati più volte in pochi giorni e, sotto minaccia, si sarebbero fatti consegnare del denaro.

    L’attività investigativa ha consentito di documentare che dal 18 al 24 settembre scorso i due indagati si sarebbero recati, in sei diverse circostanze, presso l’attività prelevando contanti dalla cassa per un totale di oltre 500 euro, arrivando a minacciare titolare e dipendenti anche con un’ascia.

    Espletate le formalità di rito a seguito dell’arresto il 42enne è stato tradotto presso il carcere di Trapani, mentre il 32enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari.





  • Palermo
    Palermo: truffa del finto incidente, tre arresti per estorsione
    L'attività è stata eseguita dalla polizia dopo la denuncia della vittima
    Redazione2 Agosto 2025 - Cronaca
  • polizia palermo Cronaca

    Palermo – Gli agenti del commissariato di Porta Nuova hanno arrestato tre palermitani di 20, 21 e 54 anni, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare che ha previsto per i primi due il carcere e per il terzo la custodia domiciliare con braccialetto elettronico.

    I tre sono coinvolti nella cosiddetta “truffa del finto incidente” alla fine diventata un’estorsione e in un vero incubo per un palermitano che alla fine ha denunciato e a quel punto sono scattate le indagini che sono giunte alla identificazione degli autori del reato e all’arresto dei tre.

    Il provvedimento ha recepito gli esiti di una meticolosa indagine svolta dai poliziotti  che hanno ricostruito gli episodi estorsivi aggravati realizzati ai danni del cittadino palermitano.

    Ciò che inizialmente era nato come una truffa, sin da subito è proseguito in continue richieste estorsive, vissute come un incubo dalla vittima del reato che, in poco meno di un mese, era stato costretto a consegnare 17.400 euro, completamente soggiogato dalle minacce di tre malviventi privi di scrupoli.

     





  • Palermo
    Imprenditrice vittima di usura, 8 indagati, tra loro anche dei parenti
    Indagine dei carabinieri nel Palermitano, tassi a 1.029% l'anno
    Redazione31 Luglio 2025 - Cronaca
  • WhatsApp Image 2025 07 31 at 11.01.09 Cronaca

    Palermo – Imprenditrice della provincia di Palermo vittima di usurai. Tra loro anche alcuni insospettabili parenti: uno zio e un cugino.

    I Carabinieri della sezione operativa del reparto territoriale di Termini Imerese, insieme ai colleghi delle stazioni di Brolo, Volla e Sant’Anastasia, hanno eseguito due ordinanze di applicazione di misure cautelari emesse dal gip.

    Dopo l’interrogatorio preventivo davanti al giudice sono state emesse otto misure cautelari con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di quattro termitani di età compresa tra i 27 e i 52 anni, due brolesi di 34 e 60 anni, di un cercolese 42enne e di un 47enne anastasiano. 

    Sono accusati a vario titolo, di usura, tentata estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti.

    Le indagini dei carabinieri

    Le indagini comprendono un periodo tra settembre 2022 e agosto 2024, e hanno permesso di individuare una fitta rete di soggetti insospettabili che concedevano prestiti a tassi usurari compresi tra il 60% e il 1.029% l’anno in favore dell’imprenditrice di Termini Imerese.

    La donna, per far fronte a dei pregressi debiti accumulati, si era rivolta ad alcuni di loro senza tuttavia riuscire a estinguere i debiti pregressi motivo per il quale, è stata costretta a contrarne dei nuovi da altri usurai. È entrata così in un circolo vizioso che non le ha lasciato scampo.

    Due degli otto indagati sono fratelli napoletani e, uno di loro, è già detenuto per altri reati. Proprio quest’ultimo, mentre si trovava in carcere, ha minacciato telefonicamente la vittima per indurla a saldare il proprio debito, con un tasso usurario del 73% annuo. L’altro fratello libero ha minacciato l’imprenditrice di impossessarsi di due sue auto.

    Nelle indagini sono coinvolti anche uno zio e un cugino della vittima. Questi, approfittando dello stato di necessità in cui versava la loro congiunta, le hanno elargito un prestito di diecimila euro facendole credere, che il denaro provenisse da pericolosi usurai del messinese che, volevano restituita la somma con tassi di interessa pari al 60% annuo ma nella realtà, erano i suoi parenti gli usurai.

     





  • Palermo
    Palermo. Quattro arresti per minacce, pestaggi ed estorsioni a un imprenditore
    L'attività è stata effettuata dalla squadra mobile
    Redazione10 Luglio 2025 - Cronaca
  • foto 2 Cronaca

    Palermo – Gli agenti della quinta sezione della squadra mobile di Palermo hanno arrestato 4 persone accusati di minacce, percosse, stalking ed estorsioni nei confronti di un imprenditore. Per l’uomo erano diventati un tormento. In carcere sono finiti D.A (40 anni) e P.L. (44 anni). Ai domiciliari con braccialetto elettronico M.F. (30 anni) e B.M (40 anni). I quattro devono rispondere di sequestro di persona a scopo di estorsione, estorsione aggravata ed atti persecutori nei confronti di un imprenditore palermitano.

    Le indagini della Mobile, coordinate dalla procura della Repubblica, si sono avvalse di intercettazioni, dell’analisi dei tabulati e delle immagini tratte da numerosi impianti di videosorveglianza e hanno documentato le violenza subite dalla vittima nel tempo.  I quattro, per ottenere somme di denaro non hanno esitato a sequestrare l’imprenditore, minacciandolo di gettarla in una botola di un casale di campagna fuori Palermo.

     





  • Trapani
    Condannato per minacce e stalking Francesco Paolo Rallo, marito del sindaco di Erice
    La vicenda è legata al cosiddetto "caso parcheggi"
    Redazione1 Marzo 2025 - Cronaca
  • Tribunale Trapani Cronaca

    Trapani – Si chiude con la condanna di Francesco Paolo Rallo, marito del sindaco di Erice, Daniela Toscano, il processo per atti persecutori nei confronti dell’imprenditore Riccardo Agliano e della moglie.

    La sentenza

    Rallo, è stato condannato a 8 mesi di reclusione e 1 anno di corsi per la riabilitazione per minacce e stalking nei confronti dell’imprenditore Agliano e della moglie, Maria Brigida Trombino. Il giudice ha disposto un risarcimento di 5.000 euro e il pagamento di 3.800 euro di spese legali.

    Sulla sentenza interviene l’avvocato Giuseppe Rando, legale di Rallo

    “Trattandosi di una costola del procedimento principale che ha visto indagata la Sindaca e il di lei fratello, conclusosi con l’archiviazione da tutti i reati loro contestati- dice il legale – non può che sorprendere la sentenza emessa dal Tribunale di Trapani. Continuiamo ad avere fiducia nella magistratura e siamo certi che, una volta depositate le motivazioni, la Corte di Appello possa dare una lettura differente della vicenda riconoscendo l’assoluta estraneità del Sig. Francesco Rallo rispetto ai fatti a lui contestati”.

    La vicenda

    La vicenda risale al 2019 ed è legata al cosiddetto “caso parcheggi”. L’imprenditore Agliano aveva accusato il sindaco Toscano di aver favorito una ditta concorrente nell’aggiudicazione di un’area da adibire a parcheggio privato. L’accusa nei confronti del sindaco fu archiviata, ma il marito, Francesco Paolo Rallo, è stato accusato di aver minacciato Agliano e la moglie in diverse occasioni.

    L’accusa

    Le accuse nei confronti del marito di Daniela Toscano, Francesco Paolo Rallo, prendono quindi le mosse dal “caso parcheggi” e rappresentano uno stralcio dal procedimento principale. Rallo avrebbe ripetutamente minacciato Agliano e la consorte in almeno tre distinti episodi che sarebbero avvenuti nei pressi della scuola frequentata dai figli dell’imprenditore. “Te la faccio… o te la facciamo pagare” le parole che Rallo avrebbe rivolto ai coniugi Agliano. In una occasione, secondo l’accusa, Rallo avrebbe lasciato nell’auto di Agliano un foglio A4 recante la scritta “Sbirro” ed una croce.

    Il Gip parlò addirittura di “banditismo da strada”.

     





  • Marsala
    Daspo per un tifoso di Marsala
    Il provvedimentoper fatti avvenuti dopo la partita del 2 febbraio scorso
    Redazione15 Febbraio 2025 - Cronaca
  • polizia marsala Cronaca

    Marsala – Sono costati il daspo a un tifoso del Marsala calcio, gli insulti, le minacce e il tentativo di contatto fisico con un rappresentante delle forze dell’ordine, evitato solo grazie all’intervento di altri sostenitori.
    La vicenda è avvenuta al termine della partita con l’Athletic Club Palermo ed hanno portato all’emissione del provvedimento da parte del questore di Trapani, Giuseppe Felice Peritore.

    Nel mirino, un carabiniere impegnato nel servizio di ordine pubblico allo stadio. Terminato l’incontro dello scorso 2 febbraio, mentre gli spettatori lasciavano gli spalti, il tifoso “daspato” si sarebbe accanito contro il militare dell’Arma, cercando anche lo scontro fisico.
    La persona raggiunta dal provvedimento della questura è un pluripregiudicato per reati contro la persona, la famiglia, il patrimonio, la Pubblica Amministrazione e in materia di stupefacenti, è stato inoltre denunciato all’Autorità giudiziaria.





  • Italia
    Milano, minacce di morte al procuratore Viola e alla pm Cerreti
    Indagano sulla «mafia a tre teste». Non si trova il boss Parrino, parente di Messina Denaro
    Redazione26 Gennaio 2025 - Cronaca
  • cds Cronaca

    Milano – Innalzate le misure di sicurezza per il procuratore di Milano Marcello Viola e per la pm Alessandra Cerreti,  entrambi sono già sotto scorta. L’inchiesta Hydra punta sull’alleanza in Lombardia tra camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra. L’allerta sale anche dopo l’arresto, casuale, di uno degli indagati trovato con un revolver in piazza San Babila

    Minacce di morte al procuratore Viola e al pm della Dda Cerreti

    Minacce ritenute molto serie e circostanziate, che hanno portato ad innalzare le misure di sicurezza nei confronti dei due magistrati, mentre la Procura di Brescia, competente sulle indagini che vedono vittima le toghe milanesi, ha aperto una inchiesta.Il timore è che le minacce – si legge sulle pagine locali di Corriere della Sera e Repubblica – siano collegate con l’inchiesta ‘Hydra’ sulla mafia a tre teste, ovvero l’alleanza in Lombardia tra Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta, entrata nel vivo con la conferma della suprema corte dell’impianto dell’accusa di mafia e l’esecutività degli arresti.

    Alcuni degli arrestati

    Tra questi Gioacchino Amico, poi scarcerato perché aveva già passato un anno in custodia cautelare per altri reati, e Giovanni Abilone, ritenuto dagli inquirenti uno degli esponenti mafiosi collegati al mandamento di Castelvetrano di Matteo Messina Denaro. Scoperto anche un arsenale di armi: mitra, fucili, pistole automatiche e munizioni. E’ invece ancora irreperibile Paolo Aurelio Errante Parrino, 77 anni, considerato il “punto di raccordo” tra il presunto “sistema mafioso” in Lombardia e il “capo dei capi” Matteo Messina Denaro.

    Il procuratore Viola ha lavorato per anni tra Palermo e Trapani, in prima linea nella battaglia a Cosa nostra. Adesso però i livelli di attenzione sono massimi perché gli inquirenti temono un collegamento con l’inchiesta «Hydra» del Nucleo investigativo dei carabinieri e della Dda che proprio in questi giorni sta incassando la conferma degli arresti dalla Cassazione, dopo che il Riesame aveva accolto il ricorso della procura per 41 indagati in seguito alla bocciatura a ottobre ‘23 da parte del gip di 142 istanze di misura cautelare su 153.

    Quando sono scattate le minacce

    L’inchiesta sulla «mafia a tre teste» con l’alleanza tra Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta è stata coordinata proprio dalla pm della Dda Alessandra Cerreti. E le minacce di morte risalirebbero a ottobre, periodo in cui il magistrato era in aula con il procuratore Viola per discutere i ricorsi al Riesame. Un segnale «inquietante» che confermerebbe la pericolosità del «sistema mafioso lombardo». Le indagini si muovono nel riserbo, ma mercoledì l’arresto del tutto casuale in piazza San Babila di uno degli indagati, Giovanni Abilone, con la scoperta di un arsenale nascosto di armi da guerra (mitra, fucili e pistole automatiche che ha detto di aver «trovato in montagna») ha allarmato ulteriormente questura e prefettura che già avevano «innalzato» le misure di sicurezza intorno ai due magistrati.

     





  • Valderice
    Ricordato a Valderice il giudice GianGiacomo Ciaccio Montalto
    Un magistrato che prima di tutti aveva capito dove colpire la mafia e i suoi solidali
    Laura Spanò24 Gennaio 2025 - Cronaca
  • Valderice ciaccio montalto Cronaca

    Valderice – Il 25 gennaio del 1983 a Valderice fu ammazzato per mano mafiosa un Servitore dello Stato il giudice GianGiacomo Ciaccio Montalto. Quella di Ciaccio Montalto è la storia di un magistrato onesto, di un magistrato che prima di tutti aveva capito dove colpire la mafia e i suoi solidali per vederla sconfitta, i soldi.

    Oggi Valderice ha ricordato il sacrificio del giudice Gian Giacomo Ciaccio Montalto, ucciso in una stradina della cittadina, mentre rincasava presso la sua abitazione.

    Francesco stabile Sindaco di Valderice:

    “È doveroso – scrive il sindaco Franceco Stabile –  in questo giorno, ricordare e mettere in risalto la grande integrità morale del Giudice, e con i giovani presenti ci siamo confrontati sui temi della legalità e dell’agire, che deve essere sempre in contrasto con ogni atteggiamento malavitoso e di sopraffazione.
    Il grande lavoro che il Giudice ha svolto per il nostro territorio, va tramandato agli studenti che, ogni anno, partecipano alla commemorazione, perché è solo preservando la memoria storica, e confrontandosi sulle azioni che ognuno di noi mette in campo, a prescindere dal ruolo che assume in società, che si può avere un cambiamento sociale e civile, che di certo non deve essere omertoso né tantomeno sottomesso ai soprusi del malaffare”.

    La mafia è sempre la stessa….

    La mafia di quegli anni di Ciaccio Montalto è la stessa di oggi. Una mafia che non spara più ma che si è infiltrata nelle istituzioni, nell’impresa, nelle banche come ai tempi di Ciaccio Montalto, che era andato a bussare alla porta di alcune di queste prendendosi e portandosi in ufficio gli assegni dei boss, i guadagni dei traffici di droga, delle raffinerie di eroina impiantate nel trapanese, degli appalti. La mafia che uccise Ciaccio Montalto è la stessa che oggi potente ha saputo proteggere il suo nuovo capo Matteo Messina Denaro. Nonostante le numerose minacce Ciaccio Montalto, non si arrese mai, continuando a lavorare con disciplina e rigore. Attualissime rimangono ancora ora le indagini di quel giudice che prima di essere ammazzato stava per essere trasferito a Firenze.  Il giudice Ciaccio Montalto è una delle prime vittime eccellenti nel segno dell’aggressione voluta dal boss Totò Riina.

    I ringraziamenti

    Il sindaco di Valderice Stabile ha voluto ringraziare le Autorità civili e militari intervenute alla cerimonia, le Scuole i Cittadini e l’Associazione forense A.L.A. di Palermo, “per aver onorato, insieme a noi, il ricordo del Giudice Montalto e aver promosso valori come quelli della legalità e della giustizia”.




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