• Italia
    Processo Hydra: in abbreviato 62 condanne fino a 16 anni
    L’inchiesta della Dda portò alla luce una presunta alleanza fra Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra
    Redazione13 Gennaio 2026 -
  • Tribunale Milano TpOggi 1

    Milano – Sentenza per il primo filone del processo Hydra sull’alleanza tra mafie in Lombardia. Si tratta di coloro i quali i quali avevano scelto i rito abbreviato. Delle 146 persone finite alla sbarra, 78 imputati avevano scelto il rito abbreviato.

    Confermato, l’impianto accusatorio.

    La condanna più dura emessa dal gup Emanuele Mancini è stata a carico di Massimo Rosi per lui 16 anni di carcere. Rosi affiliato alla locale di Lonate Pozzolo è accusato di una serie di reati associativi, associazioni di tipo mafioso e traffico di droga per persone ritenute capi promotori. Giuseppe Fidanzati, figlio del boss di Cosa Nostra Gaetano, condannato a 14 anni come Bernardo Pace, 13 anni per Rosario Abilone, Antonio Grasso a 13 anni e 8 mesi. Condannato a 4 anni e sei mesiFrancesco Bellusci, noto anche come “Occhi celesti”.

    L’inchiesta “Hydra” della Dda aveva al centro una presunta “alleanza” tra affiliati di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra in Lombardia per fare “affari”, il cosiddetto “sistema mafioso lombardo”

    Il giudice, che ha letto il dispositivo ieri, in tarda serata nell’aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura diretta da Marcello Viola, cioè l’associazione mafiosa “costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni” criminali”.

    Dei quasi 80 imputati in abbreviato 18 sono stati assolti, nove hanno patteggiato. Mentre undici imputati sono stati prosciolti in udienza preliminare. Le assoluzioni sono state “per reati di intestazione fittizia, che fin dall’inizio ritenevamo non essere sussistenti”.





  • Italia
    Diventa “uccel di bosco” Errante Parrino, cugino di Messina Denaro
    L'uomo doveva essere arrestato ieri
    Redazione26 Gennaio 2025 - Cronaca
  • errante parrino Cronaca

    Abbiategrasso (Milano) – La richiesta d’arresto per lui era stata bocciata dal gip, come per molti altri, ma poi il Riesame ha accolto il ricorso della Dda di Milano e la Cassazione ha confermato quella decisone e disposto la custodia cautelare in carcere che doveva essere eseguita ieri. Ma Paolo Aurelio Errante Parrino, 77 anni, uno degli indagati della maxi inchiesta “Hydra” sulla “alleanza” delle tre mafie nel nord Italia, è irreperibile. Per gli inquirenti, Parrino, residente ad Abbiategrasso, nel Milanese, collegato al clan di Castelvetrano, sarebbe stato il “punto di raccordo” tra il presunto “sistema mafioso” in Lombardia, che avrebbe unito presunti affiliati di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra, e il defunto Matteo Messina Denaro, suo cugino da parte di madre.

    Il Riesame ha riconosciuto l’associzione mafiosa

    La decisione del Riesame, che ha riconosciuto l’imputazione principale di associazione mafiosa come contestata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandra Cerreti nell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo, era arrivata lo scorso ottobre, dopo che il gip Tommaso Perna nell’ottobre del 2023 aveva rigettato 142 istanze di misura cautelare su 153, disponendo 11 arresti. E bocciando l’accusa sul “consorzio” delle tre mafie, ribattezzato dai pm “sistema mafioso lombardo”. In questi giorni la Cassazione sta respingendo mano a mano i ricorsi delle difese contro il Riesame, come quello discusso venerdì dalla difesa di Errante Parrino. Alcuni arresti sono già stati effettuati nei giorni scorsi, mentre Parrino è irreperibile. Il caso “Hydra” aveva anche creato uno scontro tra pm e ufficio gip, a seguito della bocciatura dei numerosi arresti richiesti.

    Dopo la Conferma della Cassazione, arrestati diversi indagati

    Nei giorni scorsi, poi, dopo le prime decisioni della Cassazione di conferma del Riesame, sono stati arrestati diversi indagati, tra cui anche Gioacchino Amico, presunto vertice della “struttura unitaria” lombarda per conto della Camorra del clan dei Senese. Poi scarcerato, però, per motivi procedurali, perché aveva già passato un anno in custodia cautelare per altri reati riconosciuti dal gip nella stessa inchiesta. Anche altri, come Massimo Rosi, presunto esponente di vertice per la ‘ndrangheta, sono stati scarcerati per questo motivo e non è stato necessario un nuovo arresto per un altro indagato, difeso dall’avvocato Lorenzo Meazza.

    Le udienze del Riesame fino a metà febbraio

    Il Riesame, dopo il ricorso della Dda su 79 posizioni con richiesta di carcere per associazione mafiosa, aveva disposto il carcere per 41 indagati e le udienze in Cassazione andranno avanti fino a metà febbraio.

    Parrino comunicava notizie al boss Matteo Messina Denaro

    Secondo le indagini della Dda, Errante Parrino avrebbe anche passato a Messina Denaro “comunicazioni relative ad argomenti esiziali”, mentre era latitante, anche perché il boss avrebbe avuto un interesse diretto, secondo i pm, “negli ingenti affari finanziari realizzati in Lombardia dal sistema mafioso lombardo”.

    Per il Riesame deve andare in carcere anche Giuseppe Fidanzati, presunto vertice per conto di Cosa Nostra (l’udienza in Cassazione si terrà la prossima settimana).





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