Cronaca
Palermo – Anche la città metropolitana siciliana tra le città italiane coinvolte in una vasta operazione della polizia di Trento contro spaccio di droga e furti negli appartamenti su commissione in Trentino, tra l’estate e l’autunno del 2024. In corso perquisizioni in diverse regioni, tra cui Sicilia, Lazio e Campania.
L’operazione coinvolge l’intera provincia di Trento e diverse città italiane, tra cui Palermo, Roma, Napoli e Latina. L’attività, coordinata dalla Procura di Trento, ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere a un’associazione per delinquere dedita ai furti in abitazione e al traffico di sostanze stupefacenti e 201 i capi di imputazione.
L’indagine, ha consentito di ricostruire una fitta rete criminale organizzata e ben strutturata, attiva non solo in Trentino ma anche in altre regioni italiane. Gli indagati, secondo quanto emerso, avrebbero messo a segno numerosi furti in abitazioni private, in particolare durante i mesi estivi e autunnali del 2024.
Disposte 35 perquisizioni, che hanno riguardato non solo gli arrestati ma anche altre 12 persone coinvolte nell’inchiesta.
Contestati capi di imputazione, legati sia allo spaccio di droga che ai furti seriali. L’operazione rappresenta uno dei più importanti interventi recenti delle forze dell’ordine nella lotta contro la criminalità organizzata e predatoria sul territorio trentino e nazionale
Cronaca
Palermo – Tre decisioni urgenti sono state assunte questo pomeriggio dalla Giunta regionale, convocata dal presidente Renato Schifani a seguito delle notizie sulle indagini della Procura di Palermo che coinvolgono esponenti politici e funzionari pubblici.
È stata disposta la sospensione dall’incarico, a tempo indeterminato, in attesa degli sviluppi del procedimento penale, per Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del dipartimento regionale della Famiglia. La guida della struttura è stata assegnata ad interim al dirigente del dipartimento Lavoro, Ettore Foti.
Il presidente Schifani ha chiesto, inoltre, formalmente, all’assessore alla Famiglia di revocare l’incarico al suo segretario particolare, Vito Raso, anch’egli indagato nella stessa inchiesta.
Su indicazione della Giunta, l‘assessore all’Agricoltura avvierà il procedimento disciplinare con sospensione cautelare dal servizio nei confronti del direttore generale del Consorzio di Bonifica 2 di Palermo, Giovanni Tomasino.
Sulla vicenda che coinvolge l’Asp di Siracusa, l’assessore alla Salute ha informato la Giunta di avere fatto propria l’autosospensione del direttore generale Alessandro Caltagirone e di avere avviato la procedura per la nomina del commissario straordinario. Si tratta di Chiara Serpieri, già direttore generale di altre aziende sanitarie in Piemonte e componente del consiglio direttivo della Fiaso, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, che svolgerà l’incarico a titolo gratuito per sei mesi.
Secondo Palazzo d’Orléans, tali misure si rendono necessarie per la gravità dei fatti emersi e per la loro possibile incidenza sull’immagine e sul corretto funzionamento dell’amministrazione regionale e degli enti sottoposti a vigilanza e controllo.
Pur riaffermando il principio di presunzione di innocenza e la tutela dei diritti di difesa, la Giunta ha scelto di intervenire con tempestività per salvaguardare prestigio, credibilità e trasparenza delle istituzioni siciliane.
Politica
Palermo – “Prima di rimettere in moto il Consiglio comunale di Palermo voglio sapere da chi si deve passare per portare avanti le assunzioni in questa città e a chi vengono sottoposti i bandi. Voglio risposte dal sindaco”.
Un intervento durissimo quello di oggi a Palazzo Comitini di Carmelo Miceli, consigliere comunale del Gruppo misto e coordinatore regionale di Progetto Civico Italia, che ieri aveva deciso di non sottoscrivere l’accordo secondo cui Lagalla sarebbe dovuto andare in Aula senza un contraddittorio. Il sindaco avrebbe dovuto parlare dell’inchiesta che ha travolto la Regione, le nomine e gli appalti sulla sanità in Sicilia.
“Certi sistemi riscontrati in Consiglio comunale – aggiunge Miceli – non sono lontani da quelli che abbiamo visto in questi giorni alla Regione”.
“Sono un garantista e sono convinto che i processi non vadano spostati nelle Aule consiliari ma in questo caso l’indagine è su un sistema politico, viene messa in dubbio l’autonomia delle scelte di dirigenti e di chi deve rappresentare le Istituzioni. La necessità della presenza del sindaco in Aula era quella di avviare con lui una riflessione, provando a far comprendere che Roberto Lagalla è il sindaco di tutti e deve rispondere anche alle istanze delle minoranze, in particolare in materia di trasparenza. Il sindaco non può venire in Consiglio comunale e sottrarsi al dibattito con l’opposizione, trasformando l’Aula in un teatro in cui tutto va bene”.
Quì sotto l’intervento integrale di Miceli in Consiglio comunale:
Cronaca
Aggiornamento – I carabinieri di Scicli, per l’omicidio di Giuseppe Ottaviano, commesso il 12 maggio del 2024, hanno tratto in arresto, il nuovo fidanzato della ex compagna della vittima, il 43enne Giovanni Agosta. Nei confronti dell’indagato è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato
Ragusa – Svolta nelle indagini per l’omicidio di Giuseppe Ottaviano. I carabinieri di Ragusa hanno arrestato il presunto omicida. Ottaviano 41 anni fu trovato morto da familiari e amici nella sua abitazione a Scicli il 12 maggio 2024.
L’attività investigativa coordinata dalla Procura ragusana, riferiscono i carabinieri in una nota, è stata svolta con indagini scientifiche e di tipo tradizionale per oltre un anno e ha permesso di ricostruire come e con chi la vittima trascorse le sue ultime ore di vita e di individuare movente e autore del delitto.
Ottaviano era stato trovato cadavere all’interno della sua abitazione di via Manenti, da familiari e amici, preoccupati perché da molte ore non dava più notizie di sé e non rispondeva al telefono. L’attività investigativa, protrattasi ininterrottamente con indagini scientifiche e di tipo tradizionale per oltre un anno, ha permesso di ricostruire come e con chi la vittima avesse trascorso le sue ultime ore di vita e di individuare movente e autore del delitto.
Nella casa del 40enne erano state trovate numerose tracce di sangue e oggetti in disordine, ma all’ingresso non c’erano segni di effrazione, dettaglio che ha portato gli inquirenti a indagare nella cerchia di conoscenze della vittima. Il corpo senza vita era riverso a letto, con ferite al sopracciglio, alla testa, al volto e al naso. Nessun segno di colluttazione prolungata, ma chiari indizi di un’aggressione feroce.
Giuseppe Ottaviano quella mattina era andato nella casa al mare a Donnalucata, poi era tornato nella sua Scicli. Dopo aver trascorso la serata tra i locali era tornato a casa, parcheggiando il suo suv in modo strano, tanto da costringere il giorno dopo il vicino a chiamare il carro attrezzi per rimuoverla. Nelle ore successive, viste le numerose chiamate senza risposta, è stata la zia a far viste all’uomo, trovandolo senza vita. L’autopsia ha poi confermato la brutalità dell’aggressione: fratture multiple e lesioni gravi, compatibili con un violento omicidio.
Cronaca
Capizzi (Messina) – Una drammatica verità quella che emerge in queste ore di indagini sull’omicidio di Giuseppe Di Dio, il sedicenne, ucciso sabato sera a Capizzi. Giuseppe infatti potrebbe essere stato ucciso per errore.
La vittima si trovava al bar con gli amici quando sono arrivati i tre componenti di una stessa famiglia ed uno di loro pistola alla mano ha fatto fuoco. I carabinieri dalla compagnia di Mistretta e del Comando provinciale di Messina hanno fermati su ordine della Procura di Enna.
A fare fuoco nella centrale via Roma sarebbe stato un ventenne, Giacomo Frasconà Filaro, arrivato a bordo di una macchina con il padre Antonino, 48 anni, e il fratello Mario, diciottenne. I reati contestati sono omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di arma clandestina, lesioni personali e ricettazione.
Giuseppe Di Dio, è morto sul colpo, raggiunto da quel proiettile sparato contro di lui forse per sbaglio, ricoverato ma non in gravi condizioni un altro giovane di 22 anni che si trovava con la vittima.
Pare, infatti che dietro l’omicida ci sia una lite del giovane ventenne che ha sparato, ma con un altro ragazzo, che sabato sera però non era presente al momento del delitto.
Giuseppe era uno studente modello. Iscritto all’alberghiero di Troina in provincia di Enna, nell’istituto omnicomprensivo Don Bosco Majorana, era conosciuto come un ragazzo perbene. Dedito allo studio, aiutava spesso la sua famiglia, che ha un’azienda agricola e zootecnica.
“La nostra comunità è sgomenta e incredula, è una vera tragedia. Io insegno a Nicosia e non conoscevo personalmente il giovane ucciso che andava a scuola a Troina, ma conosco la famiglia fatta di gente per bene e grandi lavoratori. Mi dicono che il figlio era un ragazzo timido, bravo e studioso”. Lo dice il sindaco di Capizzi, Leonardo Giuseppe Principato Trosso commentando l’omicidio del ragazzo.
Cronaca
Capizzi (Messina ) – Un ragazzo di 16 anni Giuseppe Di Dio è stato ucciso a colpi di pistola metre si trovava davanti un bar in via Roma a Capizzi, in provincia di Messina. Il ragazzo sabato sera è morto dopo essere stato raggiunto da colpi di arma da fuoco. Ferito anche un 22enne, ricoverato all’ospedale di Nicosia ma non sarebbe in pericolo di vita.
Secondo una prima ricostruzione, la vittima, studente dell’istituto alberghiero, attorno alle 21,30 di ieri sera (1 ottobre 2025), era davanti a un bar molto affollato, quando sarebbe giunta un’automobile con tre persone a bordo. Una di queste persone è scesa e avrebbe esploso colpi di arma da fuoco uccidendo il sedicenne, morto dopo essere arrivato presso la guardia medica di Capizzi.
Non è noto il movente. Aperta ogni ipotesi. Bocche cucite in caserma e alla compagnia di Mistretta, diretta dal capitano Silvio Imperato, coordinati dalla Procura di Enna, hanno fermato tre persone. Un ventenne, colui che avrebbe sparato più volte, il fratello di 18 anni e il padre di 48. Recuperata e sequestrata l’arma, una pistola con matricola abrasa. Le accuse per il giovane fermato sono: omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di armi, detenzione di arma da fuoco clandestina, lesioni personali e ricettazione. I due sono accusati di averlo accompagnato sul luogo del delitto.
Cronaca
Marsala – Qualche giorno addietro la presenza di scie e chiazze di sangue presenti sull’asfalto di
una via del centro storico marsalese avevano destato grande preoccupazione e soprattutto si fossero verificati episodi di violenza sfociati nel ferimento di qualcuno.
Il personale del Commissariato ha avviato tempestivamente le indagini per accertare cosa fosse accaduto e comprendere la fondatezza di segnalazioni non meglio specificate di aggressioni con armi da taglio o con l’uso di bottiglie in vetro.
Escluso l’intervento da parte delle Forze di polizia che operano sul territorio sui luoghi in cui erano state notate le tracce di sangue, sono state visionate le immagini della videosorveglianza e sentite persone che avrebbero potuto fornire utili indicazioni circa eventuali episodi di violenza.
Si è così riusciti a comprendere che quella scia di sangue era da riferire al ferimento procuratosi autonomamente da un giovane il quale, ascoltato sull’accaduto, ha ammesso di aver inferto un pugno sul vetro di un portoncino di ingresso di una palazzina frantumandolo e riportando un profondo taglio alla mano.
La versione dei fatti fornita dal protagonista della vicenda è stata confermata anche da altri testimoni oculari del danneggiamento, i quali sconfessavano l’ipotesi di una presunta rissa e/o azione delittuosa armata.
Proseguono i controlli straordinari del territorio a Marsala al fine di innalzare la soglia di sicurezza dei cittadini e rendere il centro storico lilibetano un luogo sicuro dove poter trascorrere del tempo in serenità.
Cronaca
Mazara del Vallo – Arriva un nuovo “age progression” del volto di Denise Pipitone, la bimba quasi 4 anni scomparsa da Mazara del Vallo il 1 settembre del 2004.
I genitori di Denise, Piera Maggio e Piero Pulizzi hanno infatti presentato un nuovo “AGE PROGRESSION” che è stato realizzato da una professionista americana esperta del settore, che ha elaborato l’immagine di Denise con l’ausilio delle foto dei genitori, fondamentali per questo lavoro, e con le analisi tecniche corrette.
Ventuno anni dopo la misteriosa scomparsa di Denise Pipitone, Piera Maggio e Piero Pulizzi, padre biologico della piccola continuano a sperare di ritrovare la figlia e il loro desiderio più grande è la verità emerga per avere un po’ di pace. “il dolore non si affievolisce – scrivono – anzi, ogni anno si acuisce. La sensazione di ingiustizia per chi ha causato sofferenza, mentre noi ne portiamo il peso, è straziante. Stiamo pagando sulla nostra pelle gli insuccessi degli altri, un ergastolo del dolore a vita”.
Denise all’epoca aveva 3 anni sparì mercoledì 1 settembre 2004 da via La Bruna a Mazara del Vallo. Nonostante le ricerche immediate, le indagini, il processo, gli avvistamenti in diverse parti d’europa, le trasmissioni tv, le interviste, i racconti, le testimonianze, della bambina neppure l’ombra, la piccola scomparve nell’attimo in cui rimase da sola dopo che la zia Giacoma aveva richiamato in casa il figlio, mentre lei era attesa dalla nonna.
Di lei rimangono le imm di prima della scomparsa e la sua vocina… Le ricerche scattarono su tutto il territorio nazionale ed europeo.
In via la Bruna in un pomeriggio arrivarono, Carabinieri, polizia, Sco, finanza, guardia costiera, vigili urbani e del fuoco, volontari. La città ma non solo fu rivoltata come un calzino: anfratti, pozzi, cave, cimitero, casolari abbandonati.
Numerose le piste seguite: dai Rom a quella familiare e tra le ipotesi investigative anche quella di un rapimento per far perdere le tracce della bambina.
A finire tra i sospettati l’ex moglie di Piero Pulizzi Anna Corona, la figlia Jessica Pulizzi con loro anche l’ex fidanzato Gaspare Ghaleb. La posizione di Anna Corona, accusata di sequestro di minorenne, è stata archiviata dal gip di Marsala nel dicembre 2013. Jessica Pulizzi, invece, è stata assolta nei tre gradi di giudizio. Per l’ex fidanzato Ghaleb è intervenuta la prescrizione del reato.
Il 3 maggio 2021 la procura di Marsala è tornata a indagare, ma nel dicembre dello stesso anno il gip ha archiviato il caso.
Cronaca
Castelvetrano – Denunciato dai Carabinieri della Compagnia per tentato omicidio, un giovane di 22 anni.
I militari dell’Arma sono intervenuti presso un distributore di carburanti nel centro di Castelvetrano, dove poco prima, al termine di una discussione scaturita per futili motivi, un 30enne era stato attinto da diversi colpi inferti alla testa, al collo e al torace con una bottiglia di vetro spaccata.
L’uomo immediatamente soccorso e trasferito all’ospedale dov’è stato sottoposto ad un intervento chirurgico ha raccontato ai carabinieri di non conoscere il suo aggressore.
L’immediata attività investigativa effettuata dai militari dell’Arma e le immagini estrapolate dalle videocamere di sorveglianza della zona, hanno consentito di identificare il presunto aggressore, nella la cui abitazione in seguito ad una perquisizione sono stati rinvenuti gli indumenti insanguinati indossati nel corso dell’aggressione.
Il giovane un pregiudicato 22enne di Castelvetrano è stato denunciato per il reato di tentato omicidio.
Cronaca
Trapani – I Carabinieri della Compagnia col supporto dei colleghi di Napoli, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale del capoluogo, su richiesta della Procura, nei confronti di due napoletani di 41 e 21 anni per furto in abitazione.
Le indagini svolte dai Carabinieri della Stazione di Fulgatore, hanno consento di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati in merito a due furti in abitazione commessi nella frazione di Napola nei primi giorni di agosto.
Nel primo episodio i due si sarebbero introdotti all’interno dell’abitazione, dopo l’effrazione della porta di ingresso, portando via denaro e monili in oro valore oltre 1500 euro mentre nel secondo episodio avrebbero asportato oggetti di bigiotteria.
I due uomini in carcere dallo scorso mese dopo l’arresto a seguito dell’inseguimento che da Misiliscemi ha portato fino al fermo nel territorio del comune di Monreale, avevano tra la refurtiva diversi monili in oro appartenenti alle famiglie di Napola che hanno denunciato il furto. Pertanto è scattato l’arresto avvenuto tramite i Carabinieri di Napoli –
Secondigliano.