• Palermo
    De Lucia, riforma costituzionale non difende da errori giudiziari
    Procuratore di Palermo: 'Borghesia mafiosa cerca dialogo con Cosa nostra'
    Redazione2 Gennaio 2026 - Cronaca
  • proc de lucia Cronaca

    Palermo – La borghesia mafiosa che cerca il dialogo con i clan, l’allarme sicurezza in città, il referendum sulla separazione delle carriere, le riforme del sistema processuale: a tracciare un quadro dello “stato di salute” della criminalità organizzata e della giustizia penale è il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia.

    “Cosa nostra è in fibrillazione – dice il capo dei pm – non è certamente più quella Corleonese che abbiamo conosciuto, cosa che dipende innanzitutto dalla pressione, ormai trentennale, dello Stato. È però un’organizzazione che ha un importante substrato fatto di storia e di regole capace di sopravvivere al momento di crisi e che le consente di rimanere attrattiva per molti giovani, sia a Palermo che nelle province. Oggi Cosa nostra è orientata a fare ciò che ha sempre fatto: tornare a inserirsi nel mondo degli affari e dei ‘servizi’ verso quella parte di borghesia che li richiede, e guarda, appunto, a quella parte di società che è interessata a dialogare con la mafia”.

    E la minore forza della mafia torna nell’analisi dell’allarme sicurezza in città.

    “Questa Cosa nostra diversa e più debole si fa i suoi affari e perde pezzi di controllo del territorio – spiega de Lucia – ci sono molti fattori in gioco, uno di questi è culturale. Ci sono dei gruppi di giovani che non sono legati all’organizzazione mafiosa e non sono neanche più controllati dall’organizzazione mafiosa. Sono in qualche misura allo sbando, vivono di idoli che non sono solo quelli tipici della mafia, vivono sopra le righe, girano armati. Un problema, questo sì, connesso in qualche modo indirettamente a Cosa Nostra che gestisce il traffico di armi. Ci sono fenomeni che vanno letti più in chiave socio-culturale che criminale e sono presenti in tutte le grandi metropoli”.

    Riforma sistema processuale

    Critico, poi, il giudizio del procuratore di Palermo sulle ultime riforme in materia di sistema processuale penale.”La prima osservazione che viene da fare – dice – è che non c’è una idea organica di riforma del processo penale. Assistiamo a una serie di costosi e non coordinati interventi legislativi che si affastellano l’uno sull’altro e che rendono il processo penale italiano, che già non funzionava, ancora meno funzionante”.

    Referendum e separazione carriere

    Infine sul referendum sulla separazione delle carriere: “i cittadini vogliono un processo penale senza errori giudiziari e processi civili e penali che si concludano in tempi ragionevoli.

    La riforma costituzionale non consente affatto ai cittadini né di essere più sicuri da un punto di vista degli errori giudiziari, che continueranno a esserci, come è inevitabile che sia, né assicura rapidità al processo”. (fonte ANSA)





  • Italia
    Attentato Ranucci: l’indagine sull’attentato passa alla Direzione Distrettuale antimafia
    Il Ministro dell’Interno ha rafforzato la scorta personale a livello massimo per il giornalista
    Redazione17 Ottobre 2025 - Cronaca
  • interno Cronaca

    Roma – Di Graziella Di Mambro – Un chilo di esplosivo non ce lo hanno tutti. La qualità criminale dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci ha fato scattare, giustamente, l’allarme rosso sull’informazione in Italia. Il Ministro dell’Interno ha rafforzato la scorta personale a livello massimo per il giornalista. Ma questo è anche il momento delle indagini sul caso specifico. Le verifiche sono state assegnate alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma perché l’azione si configura come un atto di possibile matrice mafiosa, intesa come criminalità organizzata, l’unica che oggettivamente può disporre di una simile carica ed è in grado di controllare il territorio al punto da entrare in azione quando la scorta non c’è.

    Bisogna anche inquadrare il comprensorio in cui è avvenuto: l’area a sud di Roma è un concentrato di presenze criminali, incluse famiglie di ‘ndrangheta, attraversata da trafficanti che nascondono nei casolari della zona enormi quantità di droga e armi. Chi ha agito ha tracciato una mappa precisa di orari e luoghi coperte da videocamere. • Fonte Articolo 21





  • Castelvetrano
    Castelvetrano: furto in un bene confiscato, denunciati tre uomini ed una donna
    L'attività è stata effettuata dai carabinieri
    Redazione13 Ottobre 2025 - Cronaca
  • carabinieri Castelvetrano Cronaca

    Castelvetrano – I Carabinieri della Compagnia hanno denunciato tre uomini e una donna per furto aggravato in concorso.

    Un equipaggio del Nucleo Radiomobile di Castelvetrano, durante un servizio di controllo del territorio, ha sorpreso tre uomini di 81, 47 e 41anni e una donna 30enne tutti del posto, intenti ad asportare mobili e arredi da una struttura alberghiera confiscata alla criminalità organizzata.

    La refurtiva rinvenuta, è stata sequestrata e custodita in attesa di essere restituita al legittimo proprietario, i quattro soggetti sono stati denunciati per furto aggravato in concorso e alla donna “trovata alla guida del veicolo utilizzato per trasportare la refurtiva” veniva in oltre contestata la guida senza patente.





  • Ragusa
    Vittoria. Sentito nuovamente in commissariato il ragazzo vittima di un sequestro lampo
    L'indagine sarebbe stata affidata alla DDA di Catania
    Redazione7 Ottobre 2025 - Cronaca
  • ragazzo due Cronaca

    Vittoria (Ragusa) – Un sequestro quello che ha visto vittima un ragazzo di 17 anni di Vittoria che ancora presenta dei punti oscuri e sui quali gli inquirenti vogliono vederci chiaro. Il ragazzo infatti è stato  convocato nuovamente in commissariato per nuovi chiarimenti e per fornire altri dettagli sull’episodio di cui è stato protagonista.

    Le indagini vanno avanti per cercare di chiarire il mistero che c’è attorno ad un rapimento anomalo durato meno di 24 ore. Il ragazzo fu prelevato da 4 persone armate mentre era con alcuni amici, portato via a bordo di due auto e trattenuto incappucciato a poca distanza, rilasciato dopo poche si presentò da solo in Commissariato. Il Procuratore di Ragusa, Francesco Puleio, in conferenza stampa aveva sostenuto che: «non c’è stata nessuna richiesta di soldi alla famiglia», imprenditori molto conosciuti a Vittoria.

    Secondo il quotidiano La Sicilia, l’indagine sarebbe però passata dalla procura iblea alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania proprio perché sul tavolo c’è l’ipotesi di un sequestro a scopo di estorsione.  A pesare nella decisione del trasferimento del fascicolo, sempre secondo il quotidiano catanese, sarebbe anche il contesto dove è maturato il rapimento, ritenuto  «fortemente condizionato dalla criminalità organizzata».





  • Italia
    Mafia: Rando (Pd), depositato ddl per tutela vittime e familiari
    Il disegno di legge chiarisce in modo inequivocabile che anche gli eredi universali della vittima possono accedere al Fondo
    Redazione27 Giugno 2025 - Politica
  • rando Politica

    Roma – “Ho depositato, insieme alle colleghe e colleghi del Pd, un ddl per colmare una grave lacuna normativa e per garantire piena giustizia alle vittime della criminalità organizzata e ai loro familiari. È inaccettabile che ancora vi siano familiari delle vittime di mafia esclusi dai benefici del Fondo di solidarietà per mere questioni formali, come la mancata costituzione di parte civile nel processo penale. Il giusto riconoscimento dei diritti delle vittime è un dovere comune”.

    Così la senatrice Enza Rando, responsabile Legalità per il Pd e prima firmataria del disegno di legge, che punta a sanare una palese ingiustizia subita dai successori universali delle vittime di reati di stampo mafioso.

    Il disegno di legge chiarisce in modo inequivocabile che anche gli eredi universali della vittima possono accedere al Fondo, a prescindere dalla partecipazione al giudizio penale o civile, purché vi sia già stato un accertamento giudiziario del reato mafioso.

    “L’obiettivo è semplice ma fondamentale: riconoscere un diritto già esistente e garantire la parità di trattamento tra tutte le vittime e i loro familiari – conclude la senatrice Rando –. È una questione di giustizia, di rispetto per chi ha pagato con la vita la propria fedeltà alle istituzioni e alla legalità”.





  • Trapani
    Guardia di Finanza – 251 Anniversario di Fondazione del Corpo. A Trapani, eseguiti oltre 6 mila interventi e 250 indagini
    Ricordato stamane il 251° anniversario della fondazione del Corpo
    Redazione25 Giugno 2025 - Cronaca
  • guardia di finanza Cronaca

    Trapani – Il Comando Provinciale di Trapani ha celebrato oggi, all’esterno della Caserma “Paolo Clementi” di via Torrearsa, il 251° anniversario della fondazione del Corpo della Guardia di Finanza, con una cerimonia alla quale hanno preso parte, oltre al vice Prefetto di Trapani, le massime Autorità civili, militari e religiose della provincia di Trapani.

    Il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Trapani – Col. t.SPEF Costantino La Vecchia, ha provveduto alla consegna di ricompense di ordine morale ai militari in forza ai dipendenti reparti distintisi in brillanti operazioni di servizio concluse nell’ultimo anno.

    Nel corso della cerimonia è stata data lettura del messaggio del Presidente della Repubblica e dell’Ordine del giorno speciale del Comandante Generale, Gen. C.A. Andrea De Gennaro. La celebrazione si è conclusa con la recita della Preghiera del Finanziere e con un’esibizione delle unità cinofile del Corpo.

    Il bilancio delle attività

    Come è avvenuto negli ultimi anni, la ricorrenza costituisce l’occasione per riepilogare i risultati operativi conseguiti nell’ultimo anno e mezzo dai Reparti del Corpo operanti nella provincia di Trapani prioritariamente nell’azione di contrasto:

    – all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali;

    – agli illeciti nel settore della tutela della spesa pubblica;

    – alla criminalità organizzata e agli illeciti in materia economico-finanziaria.

    Nel 2024 e nei primi cinque mesi del 2025, il Comando Provinciale Trapani ha eseguito oltre 6.000 interventi e circa 250 indagini per contrastare gli illeciti economico-finanziari e le infiltrazioni della criminalità nell’economia: un impegno “a tutto campo” a tutela di famiglie e imprese.

    CONTRASTO DELLE FRODI E DELL’EVASIONE FISCALE

    Le attività ispettive hanno consentito di individuare 151 evasori totali, ossia esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo completamente sconosciuti al fisco e 205 lavoratori in “nero” o “irregolari”. I soggetti denunciati per reati tributari sono 80. All’esito di indagini delegate dell’Autorità giudiziaria, sono stati inoltre cautelati e segnalati all’Agenzia delle entrate crediti d’imposta agevolativi in materia di edilizia inesistenti o ad elevato rischio fiscale, nonché sequestrati beni costituenti profitto dell’evasione e delle frodi fiscali, per un valore di oltre 5,6 milioni di euro.

    Sono state avanzate 9 proposte di cessazione della partita Iva e di cancellazione dalla banca dati VIES, nei confronti di soggetti economici connotati da profili di pericolosità fiscale.

    Sono stati eseguiti 66 interventi in materia di accise e 17 nel settore doganale.

    I controlli e le indagini contro il gioco illegale hanno consentito di scoprire 10 punti clandestini di raccolta scommesse e di denunciare 18 responsabili.

    TUTELA DELLA SPESA PUBBLICA

    L’attività nel comparto della tutela della spesa pubblica è orientata a vigilare sul corretto utilizzo delle risorse dell’Unione europea e nazionali, per la realizzazione di interventi a sostegno di imprese e famiglie. Le direttive impartite sono orientate, in via prioritaria, al presidio dei progetti e degli investimenti finanziati con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In tale ambito sono stati eseguiti 105 interventi per verificare la spettanza a cittadini e imprese di crediti d’imposta, di contributi e finanziamenti, oltreché la corretta esecuzione delle opere e dei servizi oggetto di appalti pubblici, sottoponendo a controllo appalti per oltre 11 milioni di euro e crediti d’imposta per oltre 9,7 milioni di euro. Sul fronte della spesa pubblica nazionale, nello stesso periodo, sono stati effettuati 640 interventi, di cui oltre 300 in tema di reddito di cittadinanza e di nuove misure di inclusione e di supporto per la formazione e il lavoro. L’azione di contrasto alle frodi ai danni delle risorse unionali ha consentito complessivamente di accertare contributi indebitamente percepiti per 9,5 milioni di euro mentre quelle relative ai finanziamenti nazionali, alla spesa previdenziale e assistenziale ammontano a circa 2,4 milioni di euro.

    Nell’ambito della collaborazione con l’Autorità giudiziaria – penale e contabile – sono stati denunciati 351 soggetti e segnalati alla Corte dei conti 21 responsabili, con l’accertamento di danni erariali per oltre 500 mila euro.

    Significativa è la collaborazione sul territorio con la Procura europea, con la quale sono state sviluppate 4 indagini che hanno portato alla denuncia di 24 responsabili e all’esecuzione di sequestri per 8,9 milioni di euro.

    CONTRASTO CRIMINALITÀ ORGANIZZATA/ ECONOMICO-FINANZIARIA

    Nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata ed economico-finanziaria, l’azione del Corpo mira a impedire le infiltrazioni criminali nell’economia legale e, contemporaneamente, a tutelare il libero mercato e il rispetto delle regole della sana concorrenza.

    In materia di riciclaggio e autoriciclaggio sono stati eseguiti 16 interventi, che hanno portato alla denuncia di 47 persone, di cui 3 tratte in arresto e al sequestro di beni per un valore di oltre 32 milioni di euro.

    In materia di reati societari e del codice della crisi d’impresa, sono stati denunciati alle competenti Autorità giudiziarie 90 soggetti.

    Nell’ambito del contrasto al crimine organizzato, sono state concluse 34 indagini. Le connesse investigazioni patrimoniali hanno portato all’applicazione di provvedimenti di sequestro e confisca per un valore di circa 22,6 milioni di euro.

    I reparti dipendenti dal Comando Provinciale Trapani hanno operato a contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, in prevalenza costituite da hashish e marijuana, denunciando 14 soggetti (di cui 4 in stato di arresto) e segnalandone 36 all’Autorità prefettizia. Eseguiti  370 accertamenti a seguito di richieste pervenute dalla Prefettura, la maggior parte dei quali riferiti alle verifiche funzionali al rilascio della documentazione antimafia.

    Il contrasto ai traffici illeciti, in generale, viene assicurato anche nell’ambito del Servizio “117”, oggetto di recenti interventi in campo operativo, addestrativo e tecnico-logistico, finalizzati a incrementare la prontezza operativa e l’efficacia d’intervento delle pattuglie sul territorio, a riscontro delle segnalazioni del cittadino.

    Sul versante della contraffazione eseguiti 21 interventi, che hanno consentito di sottoporre a sequestro oltre 29 mila prodotti contraffatti, con falsa indicazione del made in Italy, non sicuri e in violazione della normativa sul diritto d’autore.

    CONCORSO NEI SERVIZI DI ORDINE E SICUREZZA PUBBLICA

    L’impegno concorsuale del Corpo nella tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica continua ad essere garantito nell’ambito della gestione delle manifestazioni pubbliche e di eventi di particolare rilevanza, cui il Corpo partecipa prioritariamente con l’impiego dei militari specializzati Anti Terrorismo Pronto Impiego “AT-P.I.”.

    Nel 2024, la Guardia di Finanza, in provincia di Trapani, ha impiegato 2.067 giornate/uomo in servizi di ordine pubblico in occasione di manifestazioni, eventi sportivi e altri eventi. Tale impegno, che prosegue ininterrotto anche nel 2025, ha portato ad un impiego complessivo di 1.271 giornate/uomo in servizi di ordine pubblico.





  • Italia
    Mafie in porto: in Sicilia censiti 9 clan, che hanno operato in attività di business illegali e legali
    Nel triennio 2022-2024 il Porto di Palermo terzo posto nazionale con 22 casi
    Redazione31 Maggio 2025 - Cronaca
  • 30 03 2021 Porto Palermo apertura Cronaca

    Roma – Nel 2024 all’interno dei porti italiani si sono registrati 115 casi di criminalità (+4,5% rispetto al 2023) con il coinvolgimento di 30 porti

    Nel triennio 2022-2024 il Porto di Palermo terzo posto nazionale con 22 casi

    La Sicilia con 8 porti, seconda regione d’Italia, dopo la Liguria, con 61 eventi criminali pari al 16,5% del totale nazionale. Mafie in porto: tra il 1994 e il 2023, in Sicilia sono 9 i clan censiti che hanno operato in attività di business illegali e legali in 12 porti. Libera ha presentato a Genova il Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani”.

    L’impegno di Libera sul versante della lotta alle mafie e corruzione

    Gli scali marittimi rappresentano per i gruppi criminali un’opportunità per incrementare i propri profitti e per rafforzare collusioni. L’impegno di Libera sul versante della lotta alle mafie e corruzione, e più in generale ai fenomeni d’illegalità, ha due caratteristiche: la continuità e la coerenza. Ma è, soprattutto, la realtà delle cifre, delle storie di cronaca, delle denunce e segnalazioni raccolte che impone di “ritornare sul luogo del delitto”. Nel corso del 2024 sono stati registrati 115 casi di criminalità all’interno dei porti italiani (+4,5% rispetto al 2023), con il coinvolgimento di 30 porti (erano 28 nel 2023).

    Nel triennio 2022-2024 sono 365 gli eventi criminali nei porti italiani

    Complessivamente nel triennio 2022-2024 sono 365 gli eventi criminali nei porti italiani, uno ogni 3 giorni, con il 2022 anno peggiore con 140 eventi criminali. Tra il 1994 e il 2023, i clan censiti che hanno operato in attività di business illegali e legali sono 109, con 69 porti italiani che sono stati oggetto di proiezioni criminali. Libera ha presentato stamattina a Genova la II Edizione del Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani” (curato da Francesca Rispoli, Marco Antonelli e Peppe Ruggiero) dove sono stati elaborati i dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNAA, dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanzia. Una fotografia che rappresenta sicuramente un dato al ribasso rispetto al fenomeno nel suo complesso: le fonti sono limitate e non tutte le notizie emergono nella stampa, ma ad oggi ancora manca un archivio completo sul fenomeno.

    Gli affari vanno in porto

    In Sicilia nel 2024 sono stati 8 i casi di criminalità: il porto di Messina con 4 casi di criminalità conquista la leader regionale . Complessivamente nel triennio 2022-2024 in Sicilia sono 61, seconda regione d’Italia dopo la Liguria, pari al 16,5 % del totale nazionale con Palermo, leader con 22 casi, seguita da Messina e Catania rispettivamente con 13 e 12 casi..

    “I numeri – scrive Libera nel Rapporto – non lasciano molti margini di dubbio. Siamo davanti a una recrudescenza repressiva che testimonia, da un lato, la persistenza dell’azione dei criminali e, dall’altra, conferma il lavoro importante svolto da forze dell’ordine, enti di controllo e magistratura. E dovrebbe sollecitare risposte coerenti ed efficaci da parte di chi ha responsabilità politiche e istituzionali.
    Le mafie in porto. Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 1994 e il 2023, i clan censiti che hanno operato in attività di business illegali e legali sono 109, con 69 porti italiani che sono stati oggetto di proiezioni criminali. Un fenomeno che ha investito tutto il Paese, da Nord a Sud; dall’analisi delle relazioni istituzionali emerge come ben 26 gruppi criminali sono stati interessati ad affari legati ai porti. In Sicilia sono 9 i clan censiti con 12 porti interessati.

    Corruzione sottotraccia

    Sono 41 gli episodi di presunta corruzione avvenuti nelle Autorità di Sistema portuale italiane tra il 2018 e il 2024. Questa prima fotografia, che sicuramente non restituisce l’insieme dei fenomeni corruttivi avvenuti nei porti italiani, si basa sull’analisi delle Relazioni del Responsabile della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione pubblicate sui siti di tutte le Autorità di Sistema Portuale. Il monitoraggio ha dunque riguardato 16 enti pubblici per un arco temporale di 7 anni.

    Francesca Rispoli, copresidente di Libera

    “Libera si occupa da trent’anni di mafie e corruzione: nell’arco di questi tre decenni abbiamo seguito i movimenti delle organizzazioni criminali nei luoghi dove si generano potere, denaro e controllo. I porti – dichiara Francesca Rispoli, copresidente di Libera – in questo senso, non sono solo snodi della logistica e del commercio internazionale, ma veri e propri territori strategici in cui si concentrano interessi economici, infrastrutturali e criminali. Questi luoghi, apparentemente “di passaggio”, sono in realtà porte d’ingresso e di uscita per traffici leciti e illeciti. Sono spazi in cui mafie e corrotti trovano terreno fertile per operazioni di contrabbando, traffico di droga, frodi fiscali, ma anche per inserirsi nelle catene logistiche legali, infiltrare imprese, pilotare appalti, e riciclare denaro. L’analisi delle attività criminali nei porti rivela non solo la pervasività della criminalità organizzata, ma anche le vulnerabilità del sistema pubblico e privato che li gestisce. In un contesto in cui miliardi di euro di fondi pubblici sono destinati all’ammodernamento e allo sviluppo delle infrastrutture portuali – anche attraverso il PNRR – è essenziale accendere i riflettori su questi luoghi. Il report – conclude Francesca Rispoli, copresidente di Libera – nasce, quindi, dalla volontà di colmare un vuoto di conoscenza e di offrire uno strumento di lettura per cittadini, istituzioni e operatori del settore, per comprendere come e dove si manifestano gli interessi criminali nei porti italiani, con l’auspicio di rendere questi luoghi meno permeabili alle infiltrazioni mafiose e corruttive”. (Fonte Associazione Libera)





  • Mazara del Vallo
    Blitz della polizia a Mazara2, in manette due pregiudicati
    Sequestrate alcune armi
    Redazione7 Marzo 2025 - Cronaca
  • Polizia Volante TpOggi 1 Cronaca

    Mazara del Vallo –  Blitz della polizia di Trapani coadiuvati dagli uomini del Reparto prevenzione crimine e dal Reparto mobile di Palermo, con l’ausilio di unità cinofile antidroga e antiesplosivo, nel quartiere popolare di Mazara 2, ha portato all’arresto di due pregiudicati. Gli agenti hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione e porto di armi comuni da sparo clandestine, oltre a condurre una serie di perquisizioni nei locali della zona.

    L’operazione ha preso le mosse da un’indagine avviata il 13 febbraio scorso, nell’ambito di un’attività mirata al contrasto del crimine diffuso e dello spaccio di stupefacenti nel quartiere che si trova alla periferiza della città. Gli investigatori individuarono i due arrestati mentre occultavano una valigetta tra le sterpaglie in aperta campagna. Gli indagati giunti sul posto in moto, avevano nascosto il contenitore tra le intercapedini di un muretto. Poche ore dopo, hanno tentato di recuperare la valigetta, ma questa era già stata sequestrata dalla Polizia.

    All’interno del contenitore, gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Mazara del Vallo,  coordinati dalla procura di Marsala, hanno rinvenuto due pistole con matricola abrasa: una Beretta calibro 7,65 e una Browning CZ 92 calibro 6,35, entrambe con munizionamento.

    Giovedì 27 febbraio, è poi scattata l’operazione che ha portato alla cattura dei due pregiudicati.

    Perquisite le abitazioni e i box dove erano custodite le moto da cross utilizzate per il trasporto delle armi e un immobile situato nel quartiere Mazara2. All’interno è stato rinvenuto materiale per il confezionamento di stupefacenti. L’appartamento in uso ai due prgiudicati era dotato di un sofisticato sistema di videosorveglianza, distrutto poco prima dell’irruzione degli agenti. Questo potrebbe confermare che  fungeva da base operativa per lo spaccio di droga.






  • “Gioca con le autobombe”. Gioco su mafia vince premio in Francia [VIDEO]
    De Leo (FI) contro "La famiglia": "Offende la memoria delle vittime e tutti i siciliani onesti"
    Redazione21 Gennaio 2025 - Politica
  • Famiglia Gioco 1 Politica

    Palermo – L’On. Alessandro De Leo di Forza Italia ha inviato oggi una lettera al Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani per denunciare la commercializzazione di un controverso gioco da tavolo che banalizza la storia della criminalità organizzata in Sicilia. Il gioco ha vinto di recente l’As d’Or nel 2024 come miglior gioco per esperti. Si tratta uno dei maggiori premi per i giochi da tavoli che viene assegnato ogni anno in Francia.

    Il gioco da tavolo la famiglia:

    Il gioco “La Famiglia – The Great Mafia War”, prodotto dalla tedesca Boardgame Atelier, simula la guerra di mafia degli anni ’80 in Sicilia. Recentemente tradotto in italiano e distribuito su diverse piattaforme di vendita online, il gioco invita i partecipanti a competere per il “controllo dei mandamenti delle famiglie mafiose siciliane”, usando “strumenti di gioco” come le autobombe, l’uccisione dei “soldati”, la costruzione di laboratori per la droga e le barche per il trasporto della droga e per il contrabbando.

    Inaccettabile asserisce L’On. De Leo

    “È inaccettabile che un fenomeno criminale con il suo carico di violenza e sofferenza venga trasformato in un gioco da tavolo”, ha dichiarato l’On. De Leo. “Questo prodotto non solo offende la dignità dei siciliani, ma svilisce anche l’impegno quotidiano di milioni di cittadini che si battono per la legalità e la giustizia nella nostra Regione.”

    Banalizzazione di elementi violenti

    “Ancora più grave, sotto ogni punto di vista, è la banalizzazione di elementi violenti come l’uso delle autobombe, ridotte a semplici strumenti di gioco”.”Ho chiesto al Presidente Schifani”, prosegue De Leo, “di valutare ogni possibile azione per contrastare la diffusione di questo gioco, seguendo l’esempio di quelle imprese e associazioni che già si sono mobilitate contro la commercializzazione di prodotti che banalizzano il fenomeno mafioso.”

    Il dolore diventa intrattenimeno?

    Il gioco in questione, premiato con l’As d’Or 2024 come miglior gioco per esperti, permette a fino a quattro giocatori di assumere il controllo di sei diverse famiglie mafiose, ciascuna dotata di “abilità speciali”, per competere per il dominio della Sicilia. Una meccanica che, secondo il parlamentare, “trasforma in intrattenimento uno dei capitoli più dolorosi della storia siciliana”.






  • Caltanissetta
    Caltanissetta, affari all’ombra della mafia. La dia confisca beni per 9 milioni all’imprenditore Giuseppe Li Pera [VIDEO]
    Si tratta di un impero milionario costruito in oltre 30 anni di attività e di rapporti con il gotha dell'imprenditoria mafiosa
    Redazione21 Gennaio 2025 - Cronaca
  • DIA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA Cronaca

    Caltanissetta – Colpire i beni dei mafiosi o di chi fa affari con essi, è l’obiettivo primario delle forze dell’ordine che combattono le organizzazioni criminali mafiose nel Paese. I beni confiscati sono uno degli strumenti più efficaci per colpire le mafie, attaccandole nei loro patrimoni e nelle relazioni di forza con le quali ingabbiano i contesti territoriali. Lo stesso Papa Francesco nel 2017  ai componenti la Commissione antimafia aveva detto “beni confiscati sono palestre di vita”.

    Esistono tre diverse categorie di beni confiscati, ognuna delle quali ha delle peculiarità normative e di reimpiego:

    Eseguito il provvedimento di confisca di beni

    L’ultima attività del genere è stata messa in atto dalla Dia di Caltanissetta. Eseguito il provvedimento di confisca di beni di pertinenza  dell’imprenditore Giuseppe Li Pera, 73enne imprenditore originario di Polizzi Generosa sulle Madonie, ma da anni residente a Caltanissetta, coinvolto nella storica inchiesta “Mafia e appalti”.

    Il provvedimento ha interessato l’intero capitale sociale ed il complesso di beni strumentali di 3 ditte e quote di partecipazioni in altre 5 società di capitali, 7 immobili, 4 autoveicoli e 22 rapporti bancari per un valore stimato pari a oltre 9 milioni di euro. 

    Origine del provvedimanto

    Il provvedimento trae origine da una articolata e complessa attività investigativa condotta dal Centro Operativo di Caltanissetta, che ha ripercorso la carriera dell’imprenditore dalla metà degli anni ’80 ai giorni nostri, accertandone la pericolosità sociale e un’ascesa economico-imprenditoriale costellata da costanti e continui rapporti intrattenuti con il gotha dell’imprenditoria mafiosa.

    complesso reticolo societario

    Le investigazioni hanno delineato un quadro d’insieme caratterizzato da un complesso reticolo societario, solo apparentemente svincolato da connessioni con il mondo della criminalità organizzata, ancorché lo stesso imprenditore, già dal 2007, risultava condannato definitivamente per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., al termine di un complesso percorso giudiziario, le cui origini risalgono al 1991, nell’ambito di una nota indagine su mafia e appalti. In tale sistema era emersa anche la figura dell’imprenditore, il quale, alla fine degli anni ’80, quale dipendente di una grossa società del nord Italia, attiva nel settore delle grandi opere, non soltanto si prodigò in favore di quella società per ottenere illeciti vantaggi in termini di aggiudicazione e gestione degli appalti in Sicilia ma, grazie alla sua vicinanza al contesto mafioso dell’epoca, ne trasse personale illecito arricchimento tramite imprese allo stesso intestate o a lui direttamente riconducibili tramite prestanome. Un impero milionario costruito in oltre trent’anni di attività imprenditoriale e rapporti d’affari, intrattenuti anche con diversi boss mafiosi di vertice della mafia siciliana.






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