Cronaca
Caltanissetta – I finanzieri del Comando Provinciale, nell’ambito dell’azione di contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali, hanno eseguito una confisca nei confronti di una paersona, condannata definitivamente per il reato di occultamento e distruzione di documenti contabili.
L’attività, condotta dai militari della Tenenza di Mussomeli, ha preso avvio da una verifica fiscale effettuata nei confronti di una società attiva nel settore del commercio all’ingrosso di bevande alcoliche, con sede in un comune del Vallone.
Gli accertamenti fiscali hanno evidenziato l’avvenuto occultamento e distruzione di documenti contabili, con conseguente avvio di un procedimento penale nell’ambito del quale la Procura della Repubblica di Caltanissetta ha disposto il sequestro preventivo nei confronti dei beni della società e del suo amministratore.
Le Fiamme Gialle di Mussomeli hanno individuato, infatti, un particolareggiato sistema di frode che ha consentito all’imprenditore di ottenere un notevole risparmio d’imposta, potendo contare su forniture di prodotti provenienti dalla Repubblica di San Marino completamente sconosciute al Fisco, in quanto documentate con fatture distrutte e non contabilizzate.
A seguito dell’intervenuta sentenza di condanna definitiva, l’ablazione delle disponibilità patrimoniali dell’imprenditore è divenuta irrevocabile e, pertanto, i finanzieri hanno proceduto all’esecuzione del provvedimento di confisca, per un importo di oltre 107 mila euro, su disponibilità finanziarie, autoveicoli e beni immobili.
L’attività di servizio si inserisce nel più ampio dispositivo finalizzato alla repressione degli illeciti di natura economico-finanziaria e alla tutela del settore delle entrate e dimostra il continuo impegno profuso dalle Fiamme Gialle nissene nel contrasto agli illeciti tributari e alla tutela della concorrenza fra gli operatori economici.
Cronaca
Trapani – Cerimonia di intitolazione domenica 26 gennaio alla memoria del magistrato GianGiacomo Ciaccio Montalto della barca a vela “Vega” confiscata nell’ambito delle attività di contrasto all’immigrazione clandestina. “Abbiamo mantenuto una promessa, un impegno nei confronti di tutta la comunità trapanese – dice Piero Culcasi, presidente della Lega Navale Italiana, sezione Trapani – un doveroso atto di memoria collettiva”. La cerimonia è prevista alle 10 presso la sede della Lega Navale.
Vega, è il nome di registrazione dell’imbarcazione, che affidata alla Lega Navale di Trapani è stata sottoposta a interventi di ristrutturazione e rimessaggo da parte dei soci della lega navale per renderla nuovamente governabile in mare e destinata ad attività sociali e sportive, alcune delle quali sono state svolte in collaborazione con l’Ufficio esecuzioni penali esterne, di Trapani, nell’ambito di progetti di promozione della legalità. Nell’ottobre scorso Vega ha regatato tra i contendenti della VII edizione del Trofeo “GianGiacomo Ciaccio Montalto” con a bordo un equipaggio di magistrati, ufficiali della guardia di finanza, carabinieri e capitaneria di porto.
GianGiacomo Ciaccio Montalto era un uomo di grandi valori e aveva un profondo senso del dovere. La lotta alla mafia e in particolare gli intrecci tra massoneria deviata e mondo imprenditoriale politico, ha visto in lui un precursore, svolgendo per primo indagini finanziarie e patrimoniali. Ciaccio Montalto nel corso della sua carriera si era occupato di inchieste delicate, come quella sulle distrazioni di denaro legate alla ricostruzione post terremoto del Belice. Ma c’erano anche le inchieste sull’inquinamento del golfo di Cofano, uno dei più bei paesaggi della Sicilia messo a rischio dagli scarichi illegali e anche dal tentativo di costruirvi negli anni ’70 una raffineria di petrolio, sponsorizzata dalle famiglie mafiose locali; c’erano le inchieste sui soldi sporchi nelle banche, gli appalti truccati. La mafia di quegli anni è la stessa di oggi. Una mafia che non spara più ma che si è infiltrata nelle istituzioni, nell’impresa, nelle banche come ai tempi di Ciaccio Montalto, che era andato a bussare alla porta di alcune di queste prendendosi e portandosi in ufficio gli assegni dei boss, i guadagni dei traffici di droga, delle raffinerie di eroina impiantate nel trapanese, degli appalti.
La mafia che uccise Ciaccio Montalto è la stessa che oggi potente ha saputo proteggere Matteo Messina Denaro. Nonostante le numerose minacce Ciaccio Montalto, non si arrese mai, continuando a lavorare con disciplina e rigore. Attualissime rimangono ancora ora le indagini di quel giudice che prima di essere ammazzato stava per essere trasferito a Firenze. Gian Giacomo Ciaccio Montalto, marito e padre di tre bambine, fu ucciso a sangue freddo a 42 anni, il 25 gennaio del – 1983 a Valderice. Il giudice Ciaccio Montalto è una delle prime vittime eccellenti nel segno dell’aggressione voluta dal boss Totò Riina.