Palermo – «Non appare credibile che Martina Gentile abbia appreso della relazione esistente tra la madre e Messina Denaro solo dopo l’arresto della Bonafede, posto che la stessa Bonafede, nelle sue spontanee dichiarazioni, ha riferito che, di fatto, lei e la figlia avevano costituito con il latitante Messina Denaro una famiglia, seppure anomala per non esserci mai stata una convivenza tra loro; e la stessa Gentile, d’altra parte, nella lettera scritta a Messina Denaro si rammaricava del fatto che i rapporti non potessero essere più quelli di un tempo».
È uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con cui il gip di Palermo ha condannato Martina Gentile, figlia della maestra Laura Bonafede, storica amante del boss Matteo Messia Denaro, a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati.
Il provvedimento è stato depositato nei giorni scorsi.
Martina Gentile aveva negato di essere a conoscenza della storia d’amore tra la madre, moglie di un mafioso ergastolano, e l’allora latitante e si era detta pentita di aver provato affetto per il capomafia ricercato.
Affermazioni a cui il gip, che riporta brani delle lettere che Gentile scriveva al boss, non ha creduto.
«Non sapevo cosa fare, cosa dirti prima ti avrei voluto dire di darmi un passaggio e ti fermavi a mangiare a casa … utopia! Incredibile come ci hanno tolto tutto», si legge in uno dei pizzini che Gentile mandava a Messina Denaro riportato nella sentenza.
Attualità
Palermo – «Crimini orrendi compiuti nella Storia possono assumere un significato positivo solo se contribuiamo a diffonderne la conoscenza e ne facciamo memoria. La vicenda dei bambini uccisi dalle SS naziste nella scuola di Bullenhuser Damm, nella Germania del nord, è una storia terribile che tocca i cuori e le anime di tutti noi perché ha colpito piccole vittime innocenti. E questo luogo della memoria, che è anche il luogo del riscatto e del cambiamento che don Pino Puglisi auspicava e per il quale si è sacrificato, servirà a non dimenticare gli orrori che ci ha consegnato la storia e che non devono più ripetersi».
Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, partecipando alla manifestazione dedicata al 32esimo anniversario dalla scomparsa del beato don Pino Puglisi al Centro polivalente sportivo “Padre Pino Puglisi e Padre Massimiliano Kolbe” di Brancaccio, dove è stato accolto dal presidente del Centro di accoglienza Padre Nostro Maurizio Artale e da rappresentanti delle istituzioni e autorità civili e militari.
Il governatore ha preso parte alla cerimonia di piantumazione degli alberi di ulivo dedicati ai venti bambini uccisi dai nazisti, mentre alcuni volontari scoprivano i drappi sulle foto che raffiguravano i volti delle piccole vittime. Tra essi anche un italiano, Sergio De Simone, di origine napoletane, la cui storia viene raccontata nel cartone animato prodotto da Larcadarte Cartoons, “La storia di Sergio”, con la regia di Rosalba Vitellaro, finanziato anche dalla Regione Siciliana attraverso l’assessorato regionale dell’Istruzione.
Al termine della piantumazione degli alberi di ulivo, il presidente Schifani, guidato da Artale, ha visitato i locali del nuovo “Poliambulatorio di prossimità Beato Giuseppe Puglisi”, ricavato all’interno di un bene confiscato alla mafia in via San Ciro: una struttura che servirà per far fronte alle cure e alle necessità mediche degli abitanti del quartiere, grazie alla collaborazione di uno staff di medici specialisti volontari.
Attualità
Trapani – È morto Andrea Bulgarella, costruttore trapanese noto in tutta Italia per il suo lavoro imprenditoriale e per la sua lungimiranza. Aveva 79 anni.
Un addio che scuote Trapani
La notizia della sua scomparsa ha attraversato la città. Andrea Bulgarella non era solo un imprenditore. Era un uomo che aveva costruito, restaurato, investito che aveva dato al Trapani Calcio una nuova ambizione.
Colpito da una malattia che non gli ha lasciato scampo, si è spento circondato dall’affetto dei suoi cari. Chi lo conosceva racconta di un uomo forte, riservato, profondamente ferito ma deciso a non lasciarsi schiacciare.
In Toscana la sua seconda casa
In Toscana è arrivato negli anni Settanta, trasferendo a Pisa il centro della sua attività imprenditoriale. Aveva legato il suo nome a molte strutture di lusso sparse tra il Nord e il Sud del Paese, dal Grand Hotel Misurina fino alla Tonnara di Bonagia, passando per il Tower Plaza di Pisa e il Gran Hotel Palazzo di Livorno.
Il fango e la resistenza
Nel 2015 il suo nome finì nel registro degli indagati della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze. Le accuse? Presunti rapporti con la mafia, presunti legami economici con l’entourage di Matteo Messina Denaro. Un colpo durissimo. Negò sempre ogni coinvolgimento. Nel 2007, per pochi mesi, aveva acquistato la maggioranza del Pisa Calcio, prima di cedere il pacchetto a Leonardo Covarelli. Di recente il suo impegno con la Lucchese, di cui aveva rilevato la proprietà nel 2023, lasciata a inizio 2025 per motivi personali.
La verità, troppo tardi
Il Gip di Firenze ha archiviato tutto. La sua risposta fu la scrittura. Tre libri, in cui raccontò senza giri di parole ciò che aveva vissuto.