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    Replicare è un diritto, offendere è dimostrazione di ignoranza
    Il tema è quello della libertà di stampa. Forse è arrivato il momento di parlarne.
    Rino Giacalone18 Febbraio 2026 - Attualità
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  • libertà di stampaAttualità

    Trapani – di Rino Giacalone – Mai ho avuto pretese di dar lezioni. Sono cresciuto, dapprima come persona poi nella professione, sapendo che ogni giorno c’è da imparare. Gli esami non finiscono mai diceva bene il principe De Curtis, in arte Totò. Uno che ridendo sapeva dare lezioni di stile, e sorridendo affermava grandi verità. In un periodo in cui nel nostro Paese le cose non andavano certo bene e la censura era sempre lì pronta a tagliare.

    Nel tempo il cabarettismo artistico si è trasferito in politica. Talvolta con efficacia, altre volte facendo fare alle Istituzioni che si rappresentano brutte figure. Decadimento nel fango. Oggi in politica spesso e volentieri spunta fuori l’odio, sotto le vesti del peggiore cabaret. E ti si presentano dinanzi con un sorriso beffardo e ipocrita, con la battuta e lo sfottimento, c’è chi pensa di vincere. Bene, allora che lo si lasci credere. Di recente a Trapani questo modo di esporsi è diventata un’arma per insultare il/la giornalista, la libertà di stampa, il diritto di critica.

    E’ successo tante volte anche a me, ma ho sempre scelto di farmi scivolare addosso ogni cosa.

    L’ultimo episodio però è grave.

    Non tanto per me, destinatario di pesante offesa, da parte di un consigliere comunale, con frasi sibilline peraltro usate a chiamare in causa terze persone, propri familiari, ma perché pronunciate dentro un luogo istituzionale, Palazzo Cavarretta, sede del Consiglio comunale, l’antico e autorevole Palazzo Senatorio della città.
    L’offeso non è il giornalista, ma la sede istituzionale, quel corridoio, arredato con i volti dei sindaci della città, non è un luogo dove tendere agguati , usando la parola, tipo far west. E’ qualcosa di davvero importante, che dovrebbe suscitare atti responsabili, non parole di odio.

    Espressioni di odio che rappresentano che idea anima chi le esprime, magari l’intima ritrosia a conoscere tutta la sfera dei sentimenti umani, per poi sostenere di esserne lui il destinatario, “non sono io il violento è lui che mi ha provocato”, la frase più classica che è possibile ascoltare da parte di certuni, del tipo “non sono io razzista, è lui che è negro”.

    Il tema è quello della libertà di stampa.

    Trapani non ha mai avuto un buon rapporto con l’informazione, bisogna riconoscere che talvolta, raramente, l’informazione ha dato ragione a questi comportamenti, ma lo scenario cittadino offre costantemente un panorama di facili e gratuiti attriti con la stampa. Tante volte se ne è parlato e discusso, ma siamo sempre fermi lì, sempre su questo punto.

    Forse è arrivato il momento di parlarne.

    Anche a Palazzo Cavarretta, presidente Mazzeo, dove in un’aula, da qualche parte dell’edificio istituzionale, è custodito un disegno dedicato a Mauro Rostagno, ammazzato dalla mafia, mentre in città si diceva che Cosa nostra non esisteva e si articolava odio rancoroso verso chi contestava questo assunto. Ecco l’odio che in qualche forma spunta sempre. Ha fatto spesso capolino anche dentro l’emiciclo dove il nome di Rostagno, va ricordato agli smemorati, compare nell’elenco delle vittime innocenti delle mafie alle quali è dedicata l’aula consiliare. Ma questo lo scrivo non per quello che è accaduto a me, ma per quello che è accaduto e accade ancora ogni giorno nei confronti di altre colleghe e colleghi. Quando sbagliamo l’unico diritto legittimo è quello della replica, ma forse non tutti sono capaci ad articolare quattro parole di senso compiuto…a loro viene più facile offendere, dipingere scenari a luci rosse, spalmare fango, pensando così di suscitare paure. Ma dall’altro lato nessuno e men che meno chi scrive si sente intimidito.

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